Agricoltura digitale in Sardegna: giovani al comando, cresce il monitoraggio delle coltivazioni da remoto
Oristano
Coldiretti presenta a Oristano il Digital Maturity Assessment del Polo Innovazione Agricoltura Digitale
L’agricoltura sarda è pronta a completare il salto digitale. Non è più una prospettiva futura, ma un processo già avviato nelle aziende, dove connettività, monitoraggio da remoto, software gestionali, sistemi satellitari e strumenti di agricoltura di precisione stanno entrando progressivamente nella quotidianità. Ma la vera fotografia che emerge dal Digital Maturity Assessment del Polo Innovazione Agricoltura Digitale di Coldiretti è quella di un settore che guarda già al passo successivo: in nove aree strategiche oltre la metà delle imprese manifesta un interesse concreto per tecnologie che ancora non ha adottato. Una domanda di innovazione che racconta un’agricoltura giovane, dinamica e pronta al cambiamento e che pone una sfida precisa: trasformare questa disponibilità in investimenti e percorsi strutturali, attraverso strumenti, competenze e risorse adeguati.
È il sunto che emerge dallo studio realizzato da Coldiretti sul livello di digitalizzazione delle imprese agricole isolane, presentato questa mattina da Roberto Mazzei, responsabile dell’Area Innovazione e Akis di Coldiretti al Ros’e Mari di Oristano durante “AI Agricoltura Intelligente – Come l’intelligenza artificiale entra nella vita di un agricoltore”, l’iniziativa promossa da Coldiretti Sardegna, Coldiretti Next e dal Polo Innovazione Agricoltura Digitale per accompagnare le aziende verso una transizione tecnologica sempre più concreta e accessibile. All’incontro oltre ai vertici Coldiretti Sardegna, di Coldiretti Oristano e Mazzei, ha partecipato anche Alessandro Vagnozzi fondatore di Drop.
Ad aprire i lavori è stato il direttore di Coldiretti Sardegna, Luca Saba, che ha ribadito come l’innovazione digitale rappresenti una delle grandi sfide che il settore agricolo è chiamato ad affrontare. “Coldiretti sta accompagnando le imprese in un percorso di crescita che passa dalla digitalizzazione fino all’utilizzo dell’intelligenza artificiale. È un cambiamento che riguarda anche la nostra organizzazione, che si sta dotando di strumenti sempre più avanzati per supportare il lavoro quotidiano dei propri operatori, ma soprattutto vuole offrire alle aziende agricole l’opportunità di essere protagoniste di una trasformazione che non è soltanto tecnologica, ma anche culturale. Per restare competitive bisogna saper cogliere il cambiamento e governarlo: l’intelligenza artificiale rappresenta uno degli strumenti fondamentali per costruire l’agricoltura del futuro”.
Momento centrale dell’incontro è stato l’intervento di Roberto Mazzei, responsabile dell’Area Innovazione e Akis di Coldiretti, che ha presentato i risultati dello studio sulla diffusione dell’intelligenza artificiale nelle imprese agricole italiane e sarde, soffermandosi sulle opportunità ma anche sulle criticità che accompagnano la trasformazione digitale. Attraverso esempi concreti e best practice, Mazzei ha inoltre fornito ai partecipanti strumenti pratici per utilizzare l’intelligenza artificiale in modo efficace nella gestione aziendale, evidenziando come queste tecnologie possano diventare un supporto concreto alle decisioni dell’imprenditore. “La Sardegna”, sottolinea Mazzei, “è una regione in cui il potenziale di crescita digitale è enorme. Quello che emerge dall’indagine non è un’agricoltura ferma, ma un’agricoltura pronta, giovane, consapevole, con l’infrastruttura di base già in campo e una domanda di innovazione forte e articolata. Il compito del Polo è trasformare questa disponibilità in azione, impresa per impresa, territorio per territorio”.
A offrire una fotografia dell’evoluzione dell’intelligenza artificiale e guidare le tante imprese giovani su alcuni risvolti pratici dell’utilizzo del digitale a servizio delle imprese è stato Alessandro Vagnozzi, fondatore di Drop, che ha illustrato come questa tecnologia si sia sviluppata negli ultimi anni, spiegandone il funzionamento e mostrando le applicazioni già oggi disponibili per il comparto agricolo, dalle attività di pianificazione all’analisi dei dati, fino agli strumenti di supporto alle decisioni aziendali. Alla giornata ha portato il saluto del territorio il direttore di Coldiretti Oristano, Emanuele Spanò, mentre le conclusioni sono state affidate al presidente provinciale Paolo Corrias, che ha richiamato il ruolo dell’innovazione come leva strategica per rafforzare la competitività delle aziende agricole del territorio.

Agricoltura digitale in Sardegna. L’analisi del Polo Innovazione Agricoltura Digitale di Coldiretti
Sono 646 le imprese agricole sarde che hanno risposto al questionario di Digital Maturity Assessment del Polo Innovazione Agricoltura Digitale, il framework di valutazione della maturità digitale sviluppato da Coldiretti nell’ambito delle attività Polo Innovazione Agricoltura Digitale. Un’operazione che ha coinvolto complessivamente circa 9.000 imprese agricole su tutto il territorio nazionale, rappresentando la più estesa attività di censimento digitale mai condotta nel comparto.
I risultati regionali, presentati oggi a Oristano da Roberto Mazzei, restituiscono per la prima volta una fotografia strutturata e capillare dello stato della digitalizzazione nelle campagne dell’isola. La rilevazione regionale coinvolge un campione distribuito su tutto il territorio regionale, da Nuoro a Cagliari, da Sassari al Medio Campidano, e restituisce il profilo di un’agricoltura giovane e in movimento: quasi i due terzi dei titolari d’impresa hanno meno di quarant’anni, con un’età media di 37,7 anni. Anche sotto il profilo di genere l’analisi assume rilevanza se si pensa che circa il 20% delle imprese è condotta da donne. Due componenti imprenditoriali che il Polo intende accompagnare con particolare attenzione nei percorsi di innovazione. Sul fronte della dotazione tecnologica di base, il quadro regionale è incoraggiante, in cui quasi la totalità delle imprese dispone di infrastruttura di connettività, hardware e servizi di archiviazione digitale; il prerequisito per qualsiasi percorso di trasformazione digitale.
Ma i segnali di dinamismo vanno oltre la soglia di utilizzo elementare: oltre un terzo delle aziende (36%) utilizza già sistemi di monitoraggio da remoto di coltivazioni e terreni, il 14% ha adottato software gestionali aziendali, e quasi una su dieci (9,1%) si avvale di servizi di mappatura satellitare. Le tecnologie legate alla meccanizzazione intelligente – dal monitoraggio GPS di macchine e attrezzature agricole (7,4%) ai sistemi di irrigazione di precisione digitale (3,4%) – cominciano a diffondersi in un tessuto produttivo storicamente legato a pratiche estensive. È nella mappa degli investimenti già effettuati, e quindi sul reale stato di attuazione di innovazione aziendale, che emerge la concretezza del processo in corso. Una impresa su dieci ha investito risorse nella contabilità digitale e nell’automazione della mungitura, dato particolarmente significativo in una regione a forte vocazione pastorale, con il 70% delle aziende zootecniche che alleva ovini e caprini. L’8,3% ha digitalizzato il quaderno di campagna, il 6,8% il rapporto con i clienti nelle imprese con vendita diretta e attività multifunzionali, il 5,1% l’e-commerce. Sono numeri che segnalano un processo avviato e che, in molti casi, ha già superato la fase sperimentale.
Tra i dati forse più rilevanti per le politiche di accompagnamento è quello sulla domanda latente, ovvero quei bisogni espressi ma che non hanno ancora avuto reale compimento ma necessitano di percorsi mirati. In almeno nove aree strategiche – dal sistema di qualità delle produzioni (63,3%) alla pianificazione delle attività agricole (54,2%), dalla sicurezza informatica (55,6%) alla gestione dei magazzini (55,4%), dal monitoraggio delle colture (56,5%) alla tracciabilità (42,9%) – oltre la metà delle imprese dichiara interesse concreto per investimenti che non ha ancora realizzato, ma che risulterebbero strategici per una maggiore analisi e sicurezza di redditi. Questa forbice tra intenzione e azione è esattamente lo spazio in cui il Polo Innovazione Agricoltura Digitale è chiamato a operare, trasformando la domanda inespressa in progetti concreti di transizione.
Chi guida oggi l’innovazione nelle aziende sarde? La risposta dell’indagine è chiara: in quasi tre quarti dei casi (72,8%) è l’imprenditore stesso a promuovere la transizione digitale, che di fatto poi viene anche affiancato in sei casi su dieci (61,3%) dall’associazione di categoria. Un binomio che conferma il ruolo strategico del sistema Coldiretti nell’accompagnamento alla digitalizzazione del settore primario, e che il Polo intende rafforzare attraverso i propri servizi di assessment, orientamento e facilitazione. La rete dei facilitatori dell’innovazione, degli operatori territoriali dell’Organizzazione, formati e coordinati dal Polo, rappresenta la cerniera operativa tra la domanda delle imprese e le soluzioni disponibili sul mercato.
Le imprese sarde sanno anche indicare con precisione dove risiedono gli ostacoli e su cui il lavoro della Coldiretti si sta concentrando particolarmente. La richiesta del tessuto imprenditoriale è unanime con oltre nove imprenditori su dieci (91%) che chiedono che gli investimenti digitali siano sostenuti da contributi pubblici e che l’accesso agli strumenti di agevolazione sia reso più semplice. L’88% chiede la possibilità di rateizzare l’investimento nel tempo. Non è un segnale di rinuncia, ma di pragmatismo: queste imprese vogliono innovare, a condizione che il sistema di supporto, finanziario, formativo e consulenziale, sia all’altezza della sfida. Ed è proprio sul fronte dell’orientamento che il percorso di alfabetizzazione digitale del Polo compie un ulteriore passo avanti, affiancando gli imprenditori in un percorso di maggiore consapevolezza delle opportunità offerte dalle tecnologie e delle reali esigenze della propria impresa. Prima di avviare qualsiasi investimento, infatti, è fondamentale disporre di un quadro analitico chiaro e oggettivo dei punti di forza e delle criticità aziendali. Solo attraverso una valutazione accurata è possibile intervenire dove realmente necessario, ottimizzando l’impiego delle risorse ed evitando investimenti poco efficaci o non coerenti con gli obiettivi di sviluppo.
Giovedì, 30 luglio 2026
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