Calcio Dilettanti: la leggenda del “Giaguaro” Raffaele Giacobbe
Il racconto di una vita fra i pali: da portiere della Gioiese con Franco Scoglio e Mimmo Mercuri, per arrivare all’attività di preparatore. A 78 anni tanta voglia di allenare. Un esempio per le giovani leve
LUI è Raffaele Giacobbe, per tutti il “Giaguaro”. Una leggenda del calcio calabrese. Una leggenda vera. Per essere ancora più chiari, con lui il calcio diventa leggenda. Conosciuto ovunque, amato, apprezzato per le doti umane prima ancora che tecniche. Ha compiuto 78 anni, ma di smettere non se ne parla. Allena i portieri del Soriano Fabrizia nel torneo di Eccellenza e possiede la carica e la grinta di un ragazzino. Un esempio per tutti. Sempre con una buona parola, un incoraggiamento, un insegnamento. Di avventure, nel calcio, ne ha vissute davvero tante. Sono ben 62 gli anni trascorsi sui campi, da portiere prima e da preparatore poi. Dai campi di terra e fango al sintetico e all’erba, sempre in prima linea. Circa duemila partite in carriera, centinaia i portieri allenati. Un personaggio. Una leggenda, appunto.

La leggenda del “Giaguaro” Raffaele Giacobbe inizia in attacco!
Ha cominciato a giocare a 16 anni con la Juve Gioia, una squadra di quartiere «ma all’inizio ero attaccante» ci dice subito il “Giaguaro” Giacobbe. Poi a un certo punto manca un portiere e allora fra i pali va proprio lui e inizia a fare i tornei giovanili da estremo difensore: «Eravamo fra amici e ci divertivamo tanto». Ma a spronarlo è una persona in particolare: il padre Ippolito, venuto a mancare troppo presto: «Quando avevo sei, sette anni, mi prendeva per mano e mi portava al campo a vedere la Gioiese. Da lì è nata la mia passione per il calcio». Quando Raffaele ha 13 anni, un incidente stradale si porta via il padre. La vita diventa dura: bisogna darsi da fare e allora «sono stato costretto a lavorare giovanissimo, però il ricordo di mio padre era legato anche e soprattutto al calcio e quindi volevo emergere perché sapevo quanto lui ci tenesse».
Finalmente fra i pali: il “Giaguaro” Giacobbe inizia a far parlare di sé
Arriva per Raffaele Giacobbe l’avventura con l’Amatori Calcio Gioiese di Andrea Muscari, impiegato di posta con la passione per il calcio e mille attenzioni per i ragazzi e il Settore giovanile. «Appena arrivato chiesi di poter giocare come centravanti, perché era un ruolo che mi piaceva e facevo anche qualche gol, ma Muscari mi disse che di attaccanti ne aveva tanti e che invece c’era carenza di portieri. Provai allora come estremo difensore e da lì in poi ha avuto inizio la mia carriera fra i pali, in Seconda categoria. Vincemmo il campionato con Bonofiglio, crotonese, come allenatore-giocatore. Disputammo anche un derby contro la Gioiese, finché fra le due società non avvenne la fusione. Da qui la nascita dell’A.C. Gioiese». E qui parte la storia del “Giaguaro” Raffaele Giacobbe con la maglia della compagine viola.
A Tropea nasce il “Giaguaro” per merito di Mimmo Mercuri
Ma quando si arriva a definire Raffaele Giacobbe, appunto come il “Giaguaro”? Ecco la risposta del diretto interessato: «Giocavamo a Tropea. Anni 70. La squadra di casa allenata da Sergi aveva un calciatore, Toraldo, abilissimo nel colpire e segnare di testa. In pieno recupero, angolo per il Tropea, stacca di testa Toraldo e io, con un tuffo felino sotto l’incrocio, a destra, respingo il pallone in angolo. Altro corner e altro stacco di testa di Toraldo, stavolta alla mia sinistra. Anche in questo caso, scatto felino e deviazione. Vinciamo 1-0. A fine gara, Mimmo Mercuri dice, davanti a tutti: “Avete visto quanto è stato bravo il mio Giaguaro?”. E da lì in poi per tutti, diventai, appunto, il Giaguaro».
Il professore Franco Scoglio
Nei suoi anni alla Gioiese, Raffaele Giacobbe ha incrociato Franco Scoglio, poi arrivato ad allenare fino in Serie A. Il “professore” era davvero un personaggio. «Su di lui potrei raccontare tante cose. Ricordo quando mi volle a tutti i costi al suo fianco, anche quando, dopo alcuni giorni di preparazione, decisi di lasciare il calcio. Insistette affinché restassi come preparatore dei portieri e quell’anno vincemmo il campionato, salendo in Serie C2». Ma c’è un aspetto che Giacobbe ricorda in particolare di Franco Scoglio: «In pubblico ha sempre difeso la squadra, anche di fronte alle critiche più feroci. Anche quando capitava di accusare qualche colpo a vuoto e c’erano mugugni e attacchi verso questo o quel calciatore. Affrontava i tifosi a viso aperto e gli diceva: “Criticate me, ditemi tutto quello che volete, ma lasciate stare i miei giocatori”. Di fronte a un tipo così, era normale rispettarlo e volergli bene».
Con Franco Scoglio in panchina la Gioiese vinse il torneo di Promozione e fu promossa in Serie D nella stagione 1971/72. Per Raffaele Giacobbe trenta gare disputate e con 19 reti subite fu il portiere meno battuto del campionato.
L’exploit al Celeste di Messina
Nella storia della Gioiese un posto di grande rilievo occupa la storica vittoria del Celeste di Messina (0-1). Un successo per la squadra viola allora allenata da Franco Scoglio, al quale è intitolato l’altro stadio di Messina. Fra i protagonisti assoluti proprio Raffaele Giacobbe. Era il 23 dicembre del 1973: stadio Celeste strapieno. In campo il Messina capolista e dall’altro lato la Gioiese che insegue a sei punti di distanza (a quel tempo ogni successo valeva due punti in classifica). Il “Giaguaro” racconta: «Vincemmo in nove uomini, a causa di due espulsioni. Feci una parata dietro l’altra. Avevo il naso rotto a causa di un pugno di Bertagna. Un’impresa epica. Una grande prestazione. Per me è stata la partita più bella. Venni anche premiato dai tifosi della Gioiese e rimarrà il migliore ricordo in maglia viola di tutta la mia vita». A fine gara proprio il professore Franco Scoglio «mi accompagnò in ospedale dove mi misero due punti a causa della ferita al naso».

I ricordi del portiere operaio
Raffaele Giacobbe rammenta quando da giovane lavorava in un’azienda che commerciava olio e «il dirigente della Gioiese, Leuzzi, mi consentiva di allenarmi il pomeriggio, facendomi sostituire al lavoro». Un portiere operaio, insomma. Poi arriva l’abilitazione per guidare il carrello nelle Ferrovie della Calabria. Tanti amici nel calcio «e non li posso nominare, perché rischierei di dimenticarne qualcuno e poi sono davvero moltissimi. Il calcio l’ho inteso sempre così, una passione da condividere con gli amici».
Due i tecnici che ricorda con piacere: «Il professore Scoglio, grande allenatore, che di me aveva una stima enorme, e don Mimmo Mercuri, che mi ha trattato come un figlio. Sono stati dei veri e propri giganti nel calcio e nella vita di tutti i giorni». Fra i dirigenti «rammento quelli dell’epoca mia della Gioiese, quando giocavo. Mi hanno voluto bene veramente». E poi «quando ho fatto il preparatore, rammento la figura del presidente Rombolà: ha fatto sacrifici enormi per mantenere la Gioiese in Serie D» Un legame, quello con la maglia viola, durato tanti anni, con circa 200 presenze da portiere e tante avventure da preparatore.
La stima dei tifosi e l’ultima partita
Ovunque vada sempre tanti attestati di stima: «Vengo accolto con grande calore e affetto e questo per me vale più di ogni coppa o vittoria. In ogni angolo della Calabria trovo gente che si ricorda di me e mi accoglie alla grande». Da calciatore una carriera interamente alla Gioiese, ma l’ultima partita da giocatore l’ha fatta con il Taurianova. «Ero diventato preparatore ma una domenica entrambi i portieri titolari Periti e Nava erano indisponibili. Allora il compianto Ciccio Leva mi chiese di giocare e scesi in campo, a 44 anni, per l’ultimo match da calciatore. Era il 1992». Poi tante avventure da preparatore dei portieri: Capo Vaticano, Scalea, Castrovillari, Rosarno, Villa San Giovanni, Eufemiese (qui anche come allenatore dell’Under 19 «dove lanciammo un sedicenne Panuccio»). Tanti riconoscimenti e apprezzamenti e numerose vittorie. Ma l’affermazione più bella «è quando mi dicono di essere una brava persona e di avere di me un ottimo ricordo».

L’attività federale e il titolo di campione d’Italia con Sculli
Raffaele Giacobbe è stato anche un apprezzato collaboratore tecnico della Lnd Calabria. Per un trentennio ha allenato i giovani selezionati per far parte delle varie rappresentative. Il ricordo più bello? «Quando vincemmo con i Giovanissimi, conquistando il titolo di campioni d’Italia. Giocava con noi Sculli e già allora dimostrava i propri numeri. Segnava tantissimo. Non a caso poi ha fatto carriera arrivando fino alla Serie A. Io ero preparatore dei portieri».

Famiglia e futuro
Il calcio accompagna da sempre la vita di Raffaele Giacobbe. Da alcune stagioni è il preparatore dei portieri del Soriano, in Eccellenza: «Ho accettato subito con entusiasmo di far parte di questa società, seria e serena, portata avanti con grande dignità e orgoglio da una dirigenza fatta di persone perbene. Sono felice di godere della stima di tutti». Fuori dal campo, oggi Raffaele Giacobbe è circondato dai propri familiari che, nel corso degli anni, hanno visto il “Giaguaro” impegnato in mille avventure, condividendone ogni momento. La moglie Maria Grazia, i figli Ippolito, Simona e Bernadette e gli adorati nipoti Antonio, Cristiana e Carlotta.
A 78 anni il “Giaguaro” possiede una grinta infinita. Lui si alimenta con il lavoro, sentendo l’odore del campo, allenando i suoi ragazzi, vivendo con trepidazione ogni partita. «Il campo di calcio è la mia vita, la mia seconda casa. Finché ho la forza, continuo a fare il preparatore dei portieri. Non riesco a vedermi altrove se non lì, su quel rettangolo verde». Il “Giaguaro” allora è pronto per “graffiare” ancora. Il tempo è soltanto un dettaglio. La leggenda continua.
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