La Francia a Zidane: “Ho detto tanti no, perché volevo essere solo qui”
GL’ha voluta. L’ha aspettata. Ha perdonato. Ma l’attesa è nulla rispetto alla gioia: «Era l’unica cosa che volevo». Zinedine Zidane, ex calciatore favoloso, allenatore di successo, aveva un solo desiderio: «La nazionale francese. Sogno questo momento da tanto».
L’attesa dal Qatar
In questo tempo, nessun momento di indecisione, nessun tentennamento, solo pazienza e nessuno sfinimento: «In questi quattro o cinque anni ho ricevuto offerte per allenare alcuni club, le ho rifiutate tutte». Zizou non ha tradito, non si è fatto attrarre da proposte, soldi, ingaggi faraonici ed esotici, nessun campionato minore da stipendi a molti zeri. I conti non si fanno in banca, ma con le emozioni. Aspettava la Francia, gli era stata promessa dopo i mondiali del Qatar (2022), ma il secondo posto nel torneo aveva portato al rinnovato del contratto di Deschamps che ha guidato la Francia fino all’ultimo Mondiale di Usa-Messico-Canada. Zizou non ha battuto ciglio, certo si è sentito tradito, beffato, ma ha aspettato, perché «è l’unica cosa che voglio».
Ora è dove voleva essere, questa è la felicità. Lui che è misterioso, silenzioso, a volte impenetrabile, dice: «Sono contento». Anche se ha dovuto attendere fuori dalla porta. Eppure oggi viene presentato come «la scelta ovvia» da Diallo, presidente federale. Certo che Zizou è una scelta ovvia: nella sua seconda vita, quella da allenatore, ha vinto con il Real Madrid 3 Champions, 2 campionati, 2 Supercoppe di Spagna, 2 Supercoppe europee e 2 Coppe del mondo per club. Un vincente. Come lo era da giocatore quando incantava i tifosi e sbalordiva avversari. Campione del Mondo nel ’98, anno in cui ha vinto anche il Pallone d’Oro, campione d’Europa nel 2000. Tanti italiani lo ricordano per la testata a Materazzi, ma in campo era quello che faceva perdere la testa agli avversari. E lui ritroverà noi italiani a ottobre per la prima volta da Germania 2006, in Nations League.

«Bentornato a casa» è il saluto del capitano e miglior marcatore di sempre, Kylian Mbappé che pure era legatissimo a Deschamps, che da ct è stato su quella panchina 14 anni.
Razzismo e scarpe
Zizou si ritrova una delle Nazionali più affascinanti, un primo, secondo e quarto posto negli ultimi mondiali. Talenti senza confini, oltre a Mbappé, Dembélé, Olise per dire. Giocatori e squadra insultati: «Non sono francesi» è stato detto durante l’ultimo coppa del Mondo, prima da una senatrice paraguaiana in cerca di visibilità oltre all’ex premier spagnolo Rajoy. Ma Zidane, di origini berbere, nato alla periferia di Marsiglia, sorride: «Potremmo non cambiare le cose. Ma viviamo in un Paese bellissimo con questa diversità». L’unico problema sarà la tuta: da 30 anni è testimonial Adidas, ora dovrà mettere abbigliamento Nike. Ma le scarpe no, non si toccano. Quelle una volta gliele hanno già fatte.
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