«Sangue nei polmoni e segni di compressione», i primi indizi sulla morte di Fakir
Dopo sei ore d’autopsia, condotta dal pool di specialisti nominati dalla Procura di Bologna, emergono i primi elementi su come è morto Abderrahim Fakir, il 42enne marocchino deceduto domenica scorsa al rione Pilastro, davanti a decine di smartphone che hanno ripreso i suoi ultimi minuti di vita durante un fermo di polizia.
Presenza di sangue vivo nei polmoni e schiacciamento. Sarebbero questi, a quanto si apprende da diverse fonti, gli elementi principali evidenziati dall’autopsia. Due punti fermi, anche se bisognerà capire, con altri approfondimenti, se lo schiacciamento polmonare sia dovuto ad eventuale eccessivo utilizzo della forza da parte dei due poliziotti, oppure sia sopravvenuto “post mortem” per le manovre rianimatorie dei volontari della Croce Rossa. Allo stesso modo resta da stabilire se la presenza di sangue nei polmoni sia dovuta al probabile utilizzo di cocaina da parte di Fakir o a una eccessiva compressione.
Fabio Anselmo, avvocato della famiglia di Fakir, noto per essersi occupato dei casi di Stefano Cucchi e Federico Aldrovandi, è chiaro: «Non sono un medico legale, ma ritengo che ci possa essere un indubitabile quadro asfittico da compressione. Ma bisognerà attendere le conclusioni peritali».
Se Anselmo parla di «quadro asfittico da compressione», opposta è la visione di Gabriele Bordoni, legale dei due poliziotti iscritti nel registro 45 bis: «Per quanto mi è stato riferito, non emerge alcunché riferibile ad una azione eccessiva, violenta, da parte dei due agenti. L’esubero da parte dei poliziotti non si registra. Non c’è nessun tipo di segnale di violenza o di infrazioni ossee». Non si sbilancia invece il medico legale Benedetto Vergari, collaboratore dell’avvocato Mario Simoni, che assiste i quattro volontari della Croce Rossa: «È stato un esame molto complesso, bisogna attendere gli esiti degli approfondimenti eseguiti». Ora molto dipenderà anche dagli accertamenti istologici e tossicologici.
Mentre proseguono le indagini, un altro punto fermo è che dopo l’accesso al pronto soccorso dell’ospedale Maggiore di Bologna del 20 giugno, per un problema di tipo psichiatrico, il 42enne fu inviato al centro di salute mentale (Csm), dove si presentò nei giorni successivi. Secondo quanto risulta all’Ansa, al Csm Fakir fu visitato e gli fu fatta una prima diagnosi e confermata una terapia. Quindi gli venne dato un appuntamento per un secondo incontro per i primi giorni di agosto.
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