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Immagini e testimonianze raccolte da BolognaToday sulla morte di Abderrahim Fakir, il comportamento dei soccorritori e le indicazioni del Viminale sui fermi in caso di soggetti non collaborativi. Questa settimana su Dossier abbiamo cercato di indagare sotto vari aspetti intorno ai fatti del Pilastro che hanno sconvolto la città e non solo, sollevato indignazione, scatenato un ampio dibattito che dalla periferia di Bologna ha fatto il giro del Paese e oltre.

Partiamo dall’inizio. Dalla tragica morte di un 42enne, in un torrido pomeriggio estivo, durante un fermo di polizia.
Michele Maestroni ha passato diverse ore al Pilastro, qui – tra le altre – ha raccolto anche le testimonianze di una coppia di residenti che ha assistito da vicino ai momenti precedenti all’arresto e ha consegnato a BolognaToday immagini inedite oltre al proprio racconto dettagliato. Spiegano di aver visto il 42enne in uno stato di forte alterazione e sostengono di avere chiamato il 112 chiedendo un trattamento sanitario obbligatorio.
Il racconto aggiunge così nuovi elementi alla ricostruzione dei minuti che hanno preceduto la morte dell’uomo.

L’articolo è qui: “Fakir era allucinato e si feriva da solo, al 112 avevamo richiesto un Tso”: la nuova testimonianza | VIDEO

Restiamo sul caso Fakir per affrontare uno degli interrogativi principali: perché gli operatori sanitari non sono intervenuti mentre l’uomo, immobilizzato dai poliziotti, gridava “basta, aiuto”?
I quattro volontari della Croce Rossa sono finiti al centro di un’ondata di indignazione e di critiche. Marco Gamberini, presidente della Croce Rossa di Bologna, risponde che i soccorritori hanno seguito i protocolli, assicura la volontà di collaborare per arrivare alla verità.

L’articolo è qui: Perché gli operatori sanitari non sono intervenuti durante l’arresto mortale di Abderrahim Fakir: “Seguito il protocollo”

Ma come dovrebbe agire un poliziotto durante il fermo di una persona alterata o non collaborativa? Un documento interno del Viminale affronta la gestione di situazioni complesse, che possono andare dalle risse ai Tso e indica i comportamenti che gli agenti dovrebbero seguire.
L’approfondimento di Alberto Berlini analizza il ricorso al dialogo e alla de-escalation, le condizioni per l’uso della forza e i rischi respiratori legati alle operazioni di contenimento. Un tema diventato ancora più rilevante dopo la morte al Pilastro.

L’articolo è qui: Come deve agire un poliziotto durante un fermo: dentro le linee guida del Viminale

Voltiamo pagina per occuparci del futuro di Gamberini. Dopo il fallimento della CMC, l’asta per l’affitto dei locali è stata vinta da Scudieri International. Abbiamo ricostruito l’operazione che porta fino al gruppo FaroAlto, tra i cui soci figurano – ancora per poco – due imputati in un processo per riciclaggio internazionale, tuttora in corso. Il nuovo piano di sviluppo per rilanciare lo storico marchio, come spiegano i vertici della società, avverrà infatti in parallelo a un importante cambio di proprietà.

L’inchiesta di Sofia Nardacchione è qui: Dalla Toscana a Bologna passando per il Kazakistan: verso la nuova gestione di Gamberini

Come inviare segnalazioni?

Scrivici a dossier@bolognatoday.it. Siamo sempre alla ricerca di idee, testimonianze e vicende che aiutino a raccontare Bologna e il suo territorio.

Dal mondo dell’impresa passiamo a quello dei giovani talenti. Forbes ha inserito cinque under 30 legati a Bologna nella sua lista italiana del 2026: manager, fondatori di startup e sportivi che hanno cominciato il proprio percorso sotto le Due Torri o che qui hanno realizzato i loro progetti. 
C’è chi ha creato un assistente di intelligenza artificiale capace di aiutare telefonicamente i pazienti degli studi medici e chi è considerato un astro nascente del basket italiano. Percorsi diversi, accomunati dall’ambizione di incidere sul futuro. 
L’articolo di Michele Maestroni è qui: Dal basket all’AI, chi sono i cinque under 30 che fanno parlare di Bologna nel mondo

Chiudiamo con l’Università di Bologna, che continua a guadagnare terreno nelle classifiche internazionali. Nel QS World University Rankings 2027 l’Alma Mater raggiunge il 123° posto mondiale, sale di quindici posizioni in un anno e si conferma tra i tre migliori atenei italiani. 
Dietro il risultato ci sono la ricerca, la reputazione internazionale e il modello multicampus. Il riconoscimento coinvolge infatti anche Ravenna, Forlì, Cesena e Rimini, sedi di alcuni dei corsi e dei poli di ricerca più competitivi dell’Ateneo.

L’articolo di Chiara Tadini è qui: Perché l’Università di Bologna continua a salire nelle classifiche mondiali

Per ora è tutto, ci rileggiamo il prossimo weekend. Nell’attesa qui trovate l’area Dossier, navigabile per canali; in basso qualche spunto di lettura:

Gli approfondimenti più letti dell’ultimo mese

Quanto guadagna un primario a Bologna

Ma quindi, cosa succede attorno all’area dell’ex Fico?

Più alberi, meno cemento (e caldo): come cambieranno strade e piazze

Le valigie pronte per il mare e le confessioni all’amica: come Gianna e Roberto hanno trascorso le ultime ore

Alcune delle nostre ultime inchieste

“Il carcere di Bologna è battezzato dalla ‘ndrangheta”: cosa emerge dalle carte di Hydra 

L’ombra della mafia nigeriana a Bologna

Costi che lievitano nei contratti di luce e gas e il presunto ruolo degli amministratori di condominio  























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