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Caro carburante, benzina oltre 2 euro: governo sotto pressione

Mentre il governo sbandiera l’ultima riforma che rende più facile imputare i minorenni e la maggioranza si concentra sull’inseguimento del generale Vannacci, sul tavolo di Giorgia Meloni esplode il tema del caro carburante. Solo ieri la presidente del Consiglio ha visto il ministro Giancarlo Giorgetti per valutare nuovi interventi, ma intanto la benzina solo a Milano è volata oltre i 2,6 euro al litro in un distributore della zona di via Correggio (ma supera i due euro nella maggior parte degli impianti – qui la mappa del Fatto quotidiano su dove conviene fare benzina). La segretaria Pd Elly Schlein ha criticato il silenzio della leader Fdi: “Ci ha abituati a commentare qualsiasi vicenda, ma su questo non ha detto una parola”. Adolfo Urso, titolare di imprese e made in Italia, a Tgcom24 ha parlato della necessità di “agire”, ma ha rivendicato quanto fatto finora: “I carburanti sono aumentati, ma meno che negli altri Paesi”, ha detto. A lui ha replicato l’esponente M5s Chiara Appendino: “Ben svegliato, il suo è un insulto a chi non riesce a fare il pieno”.

L’imbarazzo del governo

Venerdì 24 luglio Meloni ha convocato il ministro dell’Economia per parlare proprio dell’emergenza carburanti. Il governo, si legge nella nota stringata diffusa ai giornalisti, “sta approfondendo le possibili iniziative da adottare, anche con riferimento all’eventuale attivazione del meccanismo delle accise mobili” ed altri incontri sono previsti nei prossimi giorni. Dallo scoppio della guerra in Iran, il governo ha calmierato i prezzi dei carburanti con un taglio secco delle accise. Prima di 20 centesimi al litro, poi di 10, infine di 5. Misure costate miliardi di euro alle casse dello Stato, e non più sostenibili, dato l’enorme debito pubblico italiano. Le accise mobili, inventate dal governo Prodi nel 2008 e riformate da Meloni nel 2023, sono invece un calmiere che si autoalimenta. In pratica, un taglio delle tasse sui carburanti (le accise appunto) finanziato con l’aumento dell’Iva sul petrolio, dovuto all’aumento del prezzo del greggio. Il problema è che questo strumento permette una riduzione dei prezzi limitata (il sito economico lavoce.info calcola fra i 7 e i 10 centesimi al litro), e soprattutto ritardata (prima bisogna incassare l’Iva). Il ministro Urso, intervistato da Tgcom24, ha scaricato sul collega Giorgetti: “Quello della riduzione delle accise è il principale nodo che deve sciogliere”, ha dichiarato.

Le proteste delle opposizioni

Schlein, chiedendo al governo un intervento urgente, ha rilanciato l’allarme del Codacons secondo cui “tra luglio e agosto gli italiani spenderanno quasi 2 miliardi di euro in più per fare rifornimento”. E proprio su questo, segnala, la premier non ha ancora detto una parola, nonostante “rischi di mettere in ginocchio famiglie e imprese e di alimentare una nuova crescita dei prezzi. E non ci accontentiamo delle note fatte filtrare da Palazzo Chigi. Perché è finito il tempo degli annunci e non c’è più tempo da perdere, gli italiani stanno già pagando per l’immobilismo del governo, che ormai da mesi ha in mente solo la legge elettorale. Adesso Meloni accolga almeno la nostra proposta sulle accise mobili, che consentirebbe di ridurre subito il prezzo di benzina e diesel”. E ha chiuso: “Del resto, chi prometteva addirittura di abolire le accise, come può oggi opporsi a questo provvedimento?”.

Stessa linea anche per l’esponente M5s Chiara Appendino. che ha attaccato direttamente il ministro Urso: “Oggi 25 luglio dice dobbiamo agire, con il gasolio al record storico e mezza Italia in coda in autostrada a pagare il pieno più caro di sempre. Secondo il Codacons, dal 3 luglio un pieno di gasolio costa quasi 14 euro in più. Ben svegliato, ministro. Perché l’unica volta che Urso ha agito, in questi mesi, è stata per far scadere proprio quel taglio delle accise: finito il 3 luglio, alla vigilia delle partenze. Quello è stato il suo unico intervento sui carburanti, e ha fatto salire i prezzi. E oggi la trovata: sarebbe Giorgetti a dover sciogliere il nodo. No. Il ministro delle Imprese è lui, i carburanti sono roba sua”, ha detto la deputata 5 stelle. Secondo Appennino, Urso “invece di agire scarica: sui benzinai, sull’Europa, adesso sul ministro dell’Economia. In quattro anni, sul caro-carburanti, ha prodotto una cosa sola: un cartello con il prezzo medio da appendere alla pompa. Non una misura, non un euro in meno per chi fa il pieno. Un cartello per dare la colpa ai benzinai. ‘Dobbiamo agire’ detto da lui, oggi, è un insulto a chi non riesce a fare il pieno. Urso chieda scusa e si faccia da parte, una volta per tutte”.

Angelo Bonelli, deputato di Alleanza Verdi Sinistra, mette invece sotto accusa la scelta del governo di non colpire “gli extraprofitti delle compagnie petrolifere”: “Sommando le proroghe dei decreti Carburanti da marzo a luglio 2026, la campagna di riduzione delle accise è costata quasi 2 miliardi di euro di risorse pubbliche. Meloni è come lo sceriffo di Nottingham: ha scelto di abbassare il prezzo dei carburanti con i soldi dei contribuenti invece di tassare i profitti dei petrolieri. Gli italiani vengono così colpiti due volte: prima subiscono il caro energia, poi pagano con le proprie tasse gli sconti sulle accise. Per questo governo contano più i profitti delle compagnie petrolifere che i bilanci delle famiglie”.


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