Traffico illecito di rifiuti nel Crotonese, 8 condanne e 53 assoluzioni I NOMI
Otto condanne per i vertici della cosca di Mesoraca e ben 53 assoluzioni. Lo ha stabilito il Tribunale di Crotone a conclusione del processo scaturito da una indagine della Dda di Catanzaro che nell’ottobre 2022 portò a decine di arresti, tra esponenti del clan Ferrazzo di Mesoraca, nel Crotonese, e imprenditori di varie province accusati di un traffico illecito di rifiuti con il quale sarebbe stata alimentata la centrale a biomasse e allo stesso tempo truffato il Gse, il gestore dei servizi energetici che concede incentivi agli impianti di produzione di elettricità. La Procura aveva chiesto 31 condanne, ma anche 37 tra assoluzioni e dichiarazioni di non luogo a procedere per prescrizione per i 68 imputati complessivamente alla sbarra.
Il business del legno e delle rinnovabili
Al centro dell’inchiesta della Dda c’era la cosca Ferrazzo che di fatto avrebbe monopolizzato il business del legno e delle energie rinnovabili, con pesanti ingerenze nell’operatività della centrale a biomasse di Cutro, un impianto per la produzione di energia elettrica gestito dalla società «Serravalle Energy» che la famiglia di imprenditori di Mesoraca aveva acquisito nel 2015 dal gruppo Marcegaglia. Per gli inquirenti alcune imprese legate ai clan disboscavano la Sila con tagli intensivi ma poi nelle centrali conferivano di tutto: dalla spazzatura al catrame ai copertoni, con danni devastanti per l’ambiente. Per questo tra gli imputati comparivano numerosi titolari di aziende del settore boschivo e dei trasporti, spesso vessati dal clan, che conferivano il materiale alle centrali a biomasse di Cutro e a quelle di Crotone e Strongoli. Tutti accusati, a vario titolo, di associazione mafiosa, traffico illecito di rifiuti, estorsioni, turbativa d’asta. Accuse che, tuttavia hanno retto solo per gli esponenti della cosca.
I nomi e le condanne
La condanna più pesante è stata inflitta a Mario Donato Ferrazzo che dovrà scontare 18 anni e 6 mesi di carcere per associazione mafiosa, associazione per delinquere finalizzata al traffico illecito di rifiuti e truffe, falsità ideologica, estorsione aggravata, illecita concorrenza con minaccia o violenza e trasferimento fraudolento di valori. Il figlio, Francesco Ferrazzo, è stato condannato a 13 anni di reclusione per associazione mafiosa, associazione per delinquere, illecita concorrenza e trasferimento fraudolento di valori. A 11 anni e 6 mesi è stato condannato Francesco Trocino, considerato il ragioniere del gruppo, punito per associazione di tipo mafioso e associazione per delinquere. Del sistema avrebbe fatto parte anche l’allora comandante della stazione dei carabinieri forestali di Petilia Policastro, Costantino Calaminici, per il quale il pm aveva chiesto 7 anni di reclusione, accusati di concorso esterno in associazione mafiosa per aver chiuso un occhio sui controlli. Il Tribunale lo ha condannato a 10 anni e 6 mesi di reclusione. Condannati per associazione a delinquere Pasquale Spadafora, a 6 anni, Domenico Vincenzo Nicolazzi, a 3 anni, Giuseppe Lamanna e Gaspare Caligiuri, a 2 anni ciascuno. Tra le assoluzioni spiccano quelle per i fratelli Domenico e Carmine Serravalle che nel 2022 vennero arrestati nell’ambito dell’operazione della Dda. Assolti con formula piena, ovvero perchè il fatto non sussiste, tutti i vertici della Serravalle Energy: Domenico Serravalle (61 anni), Domenico Serravalle (53 anni) e Carmine Serravalle (63 anni), Salvatore Serravalle e Fausta Dovico. Assolta anche la stessa Serravalle Energy per l’illecito amministrativo dipendente: il Tribunale ha dissequestrato e restituito l’intero patrimonio non assoggettato a confisca.
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