Attacchi informatici a strutture sanitarie possono mettere a rischio la salute e sono in aumento

Gli ospedali non sono più soltanto luoghi dove vengono conservate cartelle cliniche e referti, ma infrastrutture digitali complesse dove transitano informazioni decisive per la cura delle persone. Un attacco informatico non significa più soltanto il rischio di sottrarre dati personali: può arrivare a compromettere la continuità stessa dell’assistenza.
A fotografare la crescita del fenomeno è il Sole 24 Ore, che cita i dati dell’Agenzia per la cybersicurezza nazionale: gli attacchi contro strutture sanitarie sono passati da 27 eventi nel 2023 a 57 nel 2024, con un aumento del 111%. Secondo le stime di Engineering, azienda specializzata nella cybersecurity delle infrastrutture critiche, il trend sarebbe destinato a proseguire: circa 84 attacchi nel 2025 e una previsione di 124 nel 2026.
La sanità è diventata uno dei bersagli preferiti perché concentra tre elementi particolarmente appetibili per i criminali informatici: dati sensibili, sistemi complessi e necessità di continuità operativa. Bloccare un Cup, rendere indisponibili gli archivi clinici o interrompere i collegamenti tra reparti significa colpire direttamente il funzionamento quotidiano del sistema sanitario.
Come spiega al Sole 24 Ore Massimo Dutto, responsabile IT settore sanitario di Csqa, il problema non riguarda più soltanto il furto di informazioni, ma «la continuità operativa», cioè la capacità di garantire che un ospedale continui a funzionare anche in presenza di un attacco.
Il costo economico è solo una parte del problema. Secondo il rapporto Ibm Cost of a data breach 2025, una violazione dei dati in ambito sanitario ha un costo medio di circa 7,42 milioni di dollari. Ma il danno più rilevante riguarda il rischio clinico: quando un sistema informatico si blocca, il problema può trasformarsi in ritardi nelle prestazioni, difficoltà nella consultazione degli esami precedenti, rallentamenti nei percorsi diagnostici.
Anche l’Umbria ha già sperimentato la vulnerabilità delle proprie infrastrutture digitali sanitarie. Nel luglio 2023 un attacco informatico colpì PuntoZero, la società regionale che gestisce importanti servizi digitali collegati alla sanità, provocando problemi di accesso ad alcuni sistemi, tra cui quelli legati alle prenotazioni sanitarie.
L’episodio non portò, secondo quanto comunicato dalla Regione, alla compromissione dei dati sanitari, ma rappresentò un segnale preciso: anche una realtà regionale di dimensioni contenute deve considerare la cybersicurezza una componente strutturale del servizio sanitario.
La risposta si è tradotta in un rafforzamento degli strumenti di protezione. La Regione Umbria ha avviato investimenti sulla sicurezza digitale, con il potenziamento delle strutture dedicate alla prevenzione e gestione degli incidenti informatici, tra cui il Csirt Umbria, il centro regionale per la risposta agli eventi cyber.
Il tema è destinato a diventare ancora più centrale con l’evoluzione della medicina. La stessa trasformazione che può consentire di prevedere una malattia prima che si manifesti richiede infatti una quantità crescente di informazioni: dati genetici, parametri biologici, stili di vita, risultati diagnostici, storia clinica. Più il sistema sanitario diventa intelligente, più diventa necessario proteggerne il patrimonio informativo.
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