Sentenza ponte Morandi, i familiari delle vittime: “È stato un omicidio di massa”. La sindaca Salis: “La sicurezza non si può eludere”
“È una strage, punto. Noi l’abbiamo detto dal primo giorno: qualcuno non ha fatto quello che doveva”. Egle Possetti, portavoce del Comitato parenti vittime del ponte Morandi, commenta così a caldo la sentenza letta oggi a Genova. La condanna in primo grado a 12 anni per l’ex amministratore delegato di Autostrade per l’Italia Giovanni Castellucci, dice, “è sicuramente positiva“, perché i familiari lo consideravano “il motore di quello che è successo”. Ma Possetti aspetta di capire con i legali il peso delle assoluzioni e delle prescrizioni, e rispetto al cambio registro sull’attenzione alla prevenzione: “Se non ci fossero state pene, sarebbe stato un liberi tutti”. Per Emmanuel Diaz, fratello di Henry, una delle 43 vittime del 14 agosto 2018, il verdetto certifica responsabilità che i familiari denunciano da otto anni: “Queste persone hanno gestito la rete autostradale in una maniera così sciagurata che hanno predisposto quelle morti”. Diaz chiama in causa anche le carenze dei controlli pubblici e parla di “omicidio di massa“, con riferimento alla possibilità che il crollo avrebbe potuto uccidere potenzialmente molte più persone. In aula anche la sindaca di Genova Silvia Salis: “Il pensiero va alle vittime e ai loro familiari. Come amministratrice questa sentenza ricorda come la messa in sicurezza del Paese vada programmata e non è qualcosa da eludere per risparmiare o eseguire solo in emergenza”.
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