Marche

Gina massacrata con 50 coltellate, la ferocia dell’omicidio nell’autopsia choc sul corpo della giovane mamma


LORETO – L’ha uccisa con almeno 50 coltellate fino a provocarle una emorragia interna che ne ha causato la morte. Un delitto che, almeno dal numero dei fendenti, evidenzierebbe la ferocia sull’omicidio di Luigia Fortunato, la 33enne originaria di Cerignola massacrata giovedì scorso dal marito Sami Khemaies, 39 anni, tunisino. Sono i primi esiti dell’autopsia che si è svolta ieri mattina all’ospedale di Torrette ed eseguita dal medico legale Angelo Montana.

L’accertamento

L’esame è durato quattro ore e ha partecipato solo un consulente di parte, il professore Filippo Pirani di Bologna, nominato dalla famiglia di Luigia, conosciuta da tutti come Gina, rappresentata dall’avvocato Cristina Perozzi. La relazione del medico della Procura non è stata ancora depositata e per questo non filtrano altri particolari sull’accertamento in relazione a quanti e quali siano stati i fendenti mortali. La donna presentava ferite profonde sia alle braccia che al corpo, un particolare che fa propendere che abbia cercato in tutti i modi difendersi da quella furia. Le ferite sarebbero il segno di una colluttazione disperata. Questo potrebbe essere sufficiente per contestare il reato di femminicidio per ora non contemplato in questa fase di indagini (mancano denunce per maltrattamenti e condizioni di prevaricazione del marito). La coppia era sola nell’abitazione di via Bramante 194 quando il litigio, che andava avanti da due giorni, per un fatto accaduto al centro estivo frequentato dal figlio di 8 anni, è degenerato poco prima delle 22. La madre della 33enne aveva portato via il bambino poco prima.

Le accuse

Il delitto, l’accusa nei confronti del tunisino per ora è di omicidio volontario aggravato dall’uso dell’arma e dal legame coniugale, si è consumato subito dopo. Stando alla versione del 39enne la moglie avrebbe afferrato un coltello da pollo e glielo avrebbe puntato contro minacciandolo di morte per farlo andare via di casa. Il tunisino glielo avrebbe sfilato dalle mani ferendosi a un dito e poi l’avrebbe «colpita tante volte», come detto ai carabinieri quando si è andato a costituire subito dopo. La difesa del 39enne, rappresentata dall’avvocato Simone Matraxia, propende per un delitto d’impeto. Khemaies resta in carcere anche se il gip lunedì non ha convalidato il fermo perché non c’era il pericolo di fuga. La città di Loreto intanto si prepara a fare una fiaccolata silenziosa che partirà dall’abitazione di Gina e arriverà fino alla Basilica. Il sindaco Moreno Pieroni l’annuncia per venerdì alle 21 anche se si attende che venga fissato prima il funerale. Il nullaosta per liberare la salma è atteso per oggi. Solo dopo i familiari penseranno alle esequie che potrebbero essere fissate per domani.




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