Sempre più lavoratori della domenica

BOLZANO. Fino a una decina di anni fa le serrande si abbassavano il sabato pomeriggio per rialzarsi il lunedì mattina. Chiudevano i supermercati, come i piccoli negozi, e quando, con la liberalizzazione del mercato, sono iniziate le prime aperture nei festivi, i bolzanini non erano ancora abituati e, di conseguenza, non erano interessati a fare la spesa nel weekend. «Poi è arrivato il Covid, che ha spalancato le porte dell’online cambiando le abitudini dei consumatori», spiega la presidente di Confesercenti Elena Bonaldi. Un cambiamento che ha spinto il commercio ad adattarsi alla crescente ricerca di comodità. Oggi molte attività sono aperte tutti i giorni e, confermano i sindacati, a Bolzano sono in costante aumento.
Nelle piccole imprese gestite da stranieri, come accade già nelle grandi città, iniziano a comparire anche le prime aperture 24 ore su 24. Sono ancora poche per parlare di una nuova regola, ma rappresentano un segnale del cambiamento che sta attraversando il commercio cittadino.Alcuni giorni fa l’Alleanza per la domenica libera dal lavoro della Diocesi ha diffuso i dati raccolti sul territorio, evidenziando come l’82% degli intervistati non voglia lavorare la domenica. Dall’indagine è emerso anche che circa la metà dei bolzanini non fa la spesa nei supermercati durante le giornate domenicali, a conferma, secondo l’Alleanza, che queste aperture non incidono sul fatturato.Ieri abbiamo incontrato alcuni lavoratori della domenica. Oltre alle grandi catene ci sono anche piccoli imprenditori che hanno scelto di aprire anche nel weekend per essere più competitivi sul mercato.
I piccoli imprenditori
«In centro storico molti chiudono ancora la domenica. Ormai quattro anni fa ho scelto di tenere aperto: è una questione di affari», spiega Niccolò Pagani, della tabaccheria di largo Kolping. A pochi minuti dalla chiusura per la pausa pranzo si è già formata la coda dei clienti. «Per me è un giorno prezioso. Paradossalmente mi converrebbe chiudere il lunedì, ma non lo facciamo per garantire il servizio. L’impegno è grande: siamo in tre e ci organizziamo con i turni. Per il momento, però, ne vale la pena».Spostandosi dal centro storico, in corso Libertà la situazione è più tranquilla. Molti bar sono chiusi, ad eccezione del Sylvi, punto di riferimento domenicale per gli abitanti della zona, e del Royal Lounge, aperto da poco. Il titolare, Bleart Stublla, a 25 anni ha deciso di buttarsi in questa avventura. «Non pensavo sarebbe stata così dura, ma sta andando bene», racconta con il sorriso mentre indossa il grembiule. «La domenica è un buon giorno per la clientela. In tanti vengono soprattutto all’ora dell’aperitivo. È una fascia di mercato a cui non potevo rinunciare, per questo ho scelto di tenere aperto. Vedremo in futuro». Aperto anche il Noodle Bar Grissino, dove i camerieri preparano i tavoli per il pranzo come in qualsiasi altro giorno lavorativo. La pausa, per tutti, è il lunedì sera.Tiene aperto anche Milan Jumaah Abdal, del chiosco vicino al Talvera, dove in tanti si fermano di ritorno dalle passeggiate anche in un’afosa domenica di luglio.In viale Trieste, freschi di quindici giorni di attività, i cugini Ahmed Mosalm e Mosè Saber, dell’ortofrutta Oro Verde, servono anguria ai passanti. Per il momento tengono aperto sempre, anche di notte, alternandosi. Ma ci vogliono impegno e soprattutto sacrificio.
Tutelare i lavoratori
«La domenica non si vende» è un vecchio slogan della Filcams Cgil.«Ma è più che mai attuale di fronte al crescente bisogno di tutelare lavoratrici e lavoratori dal lavoro festivo involontario – spiega Andrea Camera. Il lavoro domenicale non va demonizzato, anzi: la piccola impresa può trarne beneficio e questo va tenuto in considerazione. Dal punto di vista imprenditoriale può esserci l’esigenza di tenere aperto per contrastare la concorrenza delle grandi catene. Servono però certezze per i lavoratori, con turnazioni che permettano di conciliare il lavoro con la vita privata. Per questo ci battiamo per una regolamentazione chiara che tuteli i lavoratori e preveda un numero di domeniche all’anno in cui tutti debbano chiudere, senza deroghe. Così si garantiscono momenti di respiro senza ostacolare le esigenze del piccolo imprenditore».Per i sindacati è fondamentale uscire dal circolo vizioso del lavoro involontario. «Che sia festivo o part time, è difficile contrastare il fenomeno. Su questo la legge deve essere chiara».
Source link




