Cripple Bastards – La tua foto sul marmo
Tredici minuti di nichilismo e brutalità a squarciare un silenzio che durava da otto anni. Ai Cripple Bastards bastano le sei tracce di “La tua foto sul marmo” per sputare fuori un bel po’ di veleno e confermare il fatto che sì – passano gli anni, i mesi e, se li conti, anche i minuti – ma loro sono sempre qui, coerenti come sempre, misantropi a senso unico.

In realtà, nella musica contenuta in questo breve ma incisivo EP, di direzioni ce ne sono diverse, e la band piemontese non si preclude nessuna strada sonora. Il punto di partenza resta quello del grindcore più violento e cattivo, con la voce di Giulio The Bastard a scartavetrare i timpani degli ascoltatori, letteralmente travolti da un flusso di violenza che parte col blast beat forsennato di “Il respiro si chiude” e, infine, va a sbattere contro i versi gutturali dell’esplosiva “Ai confini di quel che puoi dire”, un proiettile di odio lancinante che scava nella carne per un minuto e venti secondi.
Purtroppo non sono riuscito a trovare online i testi dei brani, inintelligibili come da tradizione; i titoli, tuttavia, esprimono più di mille parole, proprio come la musica dei Cripple Bastards, che si sviluppa fra scatti brucianti e improvvisi rallentamenti carichi di un’atmosfera lugubre, anneriti ulteriormente da parentesi spoken word o simil-rappate, come avviene in “Vendicativo”.
Il sound del disco, ben definito e morbosamente “pulito”, mette in risalto l’alto livello tecnico dei musicisti coinvolti ma anche le innumerevoli influenze sulle quali posa le sue fondamenta “La tua foto sul marmo”: un monumento al miglior grindcore italiano costruito sulle rovine del death metal, del thrash e dell’hardcore.
Source link



