Marche

confermata la condanna a 7 anni ma il 25enne marocchino è evaso dai domiciliari

CIVITANOVA – Condannato a sette anni con l’accusa di aver violentato una ragazzina di 14 anni dopo la serata trascorsa in uno chalet, la Corte d’Appello ha confermato la sentenza di primo grado ma una settimana prima l’imputato, un 25enne marocchino, è evaso dai domiciliari ed è tutt’ora latitante.

I fatti

I fatti contestati risalgono alla notte del 7 agosto 2024, la vittima, una ragazzina della provincia di Ancona, e una sua amica erano state accompagnate a Civitanova dal nonno.

Avrebbero dovuto trascorrere una serata in uno dei locali del lungomare Sud e l’accordo con il nonno era che all’1.30 sarebbero ripartiti per tornare a casa, ma quando lui era arrivato a riprenderle non le aveva trovate e all’1.45 aveva inviato un messaggio alla nipote informandola che la stava aspettando.

Otto minuti dopo la risposta: «Adesso usciamo». In realtà le due ragazzine erano altrove. In base a quanto ricostruito dalla Procura prima, uscendo da uno chalet, le minori erano state avvicinate da un marocchino che le aveva convinte a seguirlo prima in un bar a San Marone dove aveva offerto loro degli alcolici e poi in una zona boschiva vicina alla chiesa Santa Maria Ausiliatrice. Lì si sarebbe appartato con la più piccola e dopo averle fatto consumare cocaina l’avrebbe violentata. La 14enne poi si era allontanata e aveva chiamato il 112. Il marocchino fu arrestato dai carabinieri poco dopo.

Il collegio

A settembre 2025 i giudici del collegio di Macerata lo condannarono a sette anni, a risarcire la parte civile e a versare una provvisionale di 18mila euro. Una volta depositate le motivazioni l’avvocato Domenico Biasco presentò ricorso. L’udienza in Corte d’Appello era stata fissata l’11 giugno scorso ma già dal 5 giugno del marocchino, che era ai domiciliari da un parente a Torino, si sono perse le tracce. In Appello è stata confermata la condanna, ma il difensore ha già annunciato che ricorrerà in Cassazione.

Anche in secondo grado l’avvocato Biasco ha evidenziato «le contraddizioni emerse tra il narrato della persona offesa e i dati obiettivi». I dati sono quelli del cellulare da cui risulta un fitto scambio di messaggi con l’amica a pochi secondi l’uno dall’altro. «Mentre diceva di essere violentata come può aver mandato il messaggio al nonno dicendo “Adesso usciamo” senza invece chiedere aiuto – continua il legale -? Visto il vissuto della minore i giudici di merito devono valutare in maniera rigorosa l’attendibilità delle sue dichiarazioni. Il provvedimento giudiziale non è armonico con quanto risulta dai dati obiettivi che smentiscono le dichiarazioni della persona offesa».




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