Marine, bagno di folla e slogan rubato a Macron
Ha scelto di non perdere tempo, Marine Le Pen. Dopo l’atteso annuncio tv – sarà lei a correre per l’Eliseo, vista la condanna ridotta in appello che le ha restituito l’eleggibilità in nome della «libertà di scelta dell’elettore», come spiegato dai giudici – si è presentata ieri in un piccolo ma significativo comune della Loira di 16mila abitanti, La Flèche, strappato alla sinistra dal Rassemblement National alle scorse comunali dopo 37 anni di «regno» socialista. E mentre sui social svelava il manifesto di campagna con lo slogan «La rinascita, per la Francia» (con un doppio significato, sua e quella di un Paese intero secondo i lepenisti tenuto in ostaggio dalle politiche dei macroniani), sul terreno è arrivata assieme a Jordan Bardella consegnando alle telecamere l’immagine del ticket-binomio che vede il presidente del Rn candidato premier dalla leader.
«Lieto che Marine possa rappresentarci – taglia corto lui, smorzando ogni domanda su presunte frustrazioni per la scelta del Piano A per l’Eliseo – continueremo a lavorare fianco a fianco come sempre fatto».
Rassicurazioni. Ma il clima politico è rovente in una Francia al voto il 18 aprile e il 2 maggio per scegliere il successore di Macron; specie ora che è stata ufficializzata la scalata «BleuMarine». Ieri visita turbata da iscritti al partito di Jean-Luc Mélenchon: fischi, spintoni, le grida «delinquente». «L’estrema sinistra deve ritrovare la ragione, voglio parlare del futuro dei francesi, salari troppo bassi, potere d’acquisto, insicurezza, de-industrializzazione, scuola», taglia corto Marine dopo gli attacchi per essere rimasta in corsa da condannata e, col ricorso in Cassazione, tornata presunta innocente. Per Mélenchon «è patetica». L’inizio della campagna avverrà «senza braccialetto elettronico», ha intanto confermato ieri la Corte d’appello di Parigi: «La condanna è stata sospesa». Eccola, allora, Le Pen, nella Francia di periferia, fianco a fianco con Bardella. Al mercato, tra selfie, autografi e strette di mano rispondere ai fischi orchestrati dalla France insoumise chiamando a raccolta i cronisti per chiarire: «Il tribunale ha ripristinato la mia eleggibilità. Le cose seguiranno il loro corso. Ora voglio che si parli di politica, i francesi aspettano risposte ai problemi quotidiani, questa è solo la prima tappa, non possono impedirmi di incontrare gli elettori, la France insoumise è un ostacolo alla democrazia».
L’appello di Le Pen è al governo: «Spero che il ministro dell’Interno metta in campo misure che permettano di fare campagna serenamente».
Se la Corte d’appello ha ridotto a 15 mesi l’ineleggibilità inflitta il 31 marzo 2025, dunque già scontati, consentendole di candidarsi, la Cassazione «potrebbe», filtrava ieri, pronunciarsi «entro i primi di aprile».
I lepenisti ipotizzano (e sperano) più in avanti, dopo il primo turno. E annunciano: un grande comizio a ottobre e un’estate nei borghi col tandem Le Pen-Bardella.
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