Morti sul lavoro, Umbria passa in zona arancione: Perugia tra le province più a rischio del Centro Italia

Dopo il triste primato mantenuto negli ultimi anni, l’Umbria riesce finalmente ad uscire dalla ‘zona rossa’, anche se, con cinque decessi in cinque mesi, non si allontana troppo e finisce in ‘zona arancione’, la seconda fascia peggiore d’Italia. È il quadro che emerge dall’ultimo report di Vega Engineering, l’Osservatorio per la sicurezza sul lavoro e ambiente. A livello nazionale maggio 2026 si chiude con un calo delle morti bianche rispetto allo stesso periodo l’anno precedente ma le quasi 400 vittime registrate in soli cinque mesi «confermano la necessità di mantenere alta l’attenzione su formazione e controlli».
Perugia Stando ai dati raccolti a livello provinciale dall’Osservatoio Vega, escludendo i decessi «in itiniere» quindi quelli nel tratto casa-lavoro, è Perugia a mostrare il quadro più critico del Cuore verde. La provincia infatti, sebbene l’Umbria sia uscita dall’area più critica dopo il peggioramento nel 2025, rimane l’ultima della ‘zona rossa’ a livello locale e conta 4 morti sul lavoro su circa 280 mila occupati, con un indice di incidenza pari a 14 decessi ogni milione di lavoratori. Un valore superiore alla media nazionale di 11.2 e che colloca il capoluogo al 35esimo posto tra le province italiane per incidenza degli infortuni mortali. Non si posiziona bene neanche tra le altre regioni del Centro assumendo la sesta posizione su 22, solo dopo Livorno in 12esima posizione, Pisa in 13esima, Arezzo in 14esima, Ancona in 31esima e Pistoia in 26esima.
Terni Più contenuta, in ‘zona gialla’, è la situazione nella provincia di Terni. Tra gennaio e maggio 2026 si registra una sola vittima sul lavoro sui circa 92 mila occupati, per un indice di 10.8 decessi ogni milione di lavoratori. Un valore appena inferiore alla media nazionale, che posiziona Terni al 44esimo posto nella graduatoria provinciale. A confronto con il resto del Centro, il ternano si posiziona abbastanza al di sotto delle province con le incidenze più elevate e della stessa Perugia.
La situazione in Italia A maggio 2026 sono 370 le morti in ambito lavorativo registrate a livello nazionale. I settori più colpiti, secondo il report, sono costruzioni, trasporti e magazzinaggio e attività manifatturiere. Di queste, 269 morti si sono verificate «nel luogo di lavoro» mentre 101 «in itinere» ma in entrambi i casi il trend risulta in calo rispetto allo stesso periodo del 2025. A guidare la classifica per numero di vittime è la Lombardia, con 40 decessi, seguita da Veneto (31), Sicilia (26), Campania (24), Puglia (23), Toscana ed Emilia-Romagna (20). Numeri più contenuti, ma ancora a doppia cifra, in Piemonte (19), Lazio (15) e Liguria (11). Restano invece sotto le dieci vittime Calabria (9), Trentino-Alto Adige (8), Sardegna (7), Marche e Umbria (5), Abruzzo (3) e Friuli-Venezia Giulia (2). Il dato più basso lo registra il Molise con una sola vittima.
Morti «sul lavoro» Tra le vittime ‘in loco’, la fascia più colpita è quella degli uomini tra i 55 e i 64 anni: dei 269 decessi complessivi, 103 riguardano infatti lavoratori di questa età. Per le donne invece sono 39 i decessi, un numero molto inferiore rispetto a quello degli uomini ma in aumento rispetto allo stesso periodo l’anno scorso. In più, tra i lavoratori stranieri, si contano 76 vittime: per loro il rischio di morte è tre volte superiore a quello per gli italiani, con 28.2 decessi ogni milione di occupati contro i 9.1 dei nazionali.
Morti «in itinere» Le vittime lungo il percorso tra casa e luogo di lavoro sono invece 101. Anche in questo caso, la componente maschile è nettamente prevalente: quasi nove decessi su dieci riguardano infatti uomini e 33 sono stranieri.
Il report L’Osservatorio analizza i dati ufficiali Inail e individua i tassi di incidenza delle morti sul lavoro, suddivisi per regione, genere e fascia d’età. Determinando un «indice di incidenza medio» che corrisponde a 11.2 morti ogni milione di lavoratori, l’Osservatorio stabilisce regione per regione il rischio di morte e infortunio, suddividendo l’Italia in quattro zone d’azione. La ‘zona rossa’ per le regioni con un’incidenza superiore al 25%, ovvero più di 14 morti ogni milione di lavoratori, la ‘zona arancione’ quelle tra gli 11 e 14 decessi, ‘gialla’ tra le 8 e le 11 vittime e la ‘bianca’ invece per le regioni con meno di 9 morti.
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