È tempo di hobby gratuiti per i ragazzi: un modello esiste e i risultati fanno riflettere

La domanda, prima ancora di essere economica, è culturale: non chiedersi quanto costi offrire gratuitamente a un ragazzo un corso di musica, uno sport, un laboratorio creativo o un’attività tecnologica, ma quanto costerebbe alla comunità non offrirglielo.
È questo il cambio di prospettiva alla base dei progetti di hobby gratuiti sperimentati in diversi luoghi. Quello della Vienna Hobby Lobby, è probabilmente tra i più interessanti, un progetto nato in Austria che sta attirando attenzione anche fuori dai confini nazionali perché propone una risposta diversa al problema della povertà educativa. L’idea è semplice: il tempo libero dei ragazzi non è uno spazio neutro, ma una parte decisiva della loro crescita. Chi può permettersi sport, musica, lingue, teatro, esperienze culturali e relazioni educative aggiuntive parte avvantaggiato rispetto a chi cresce in famiglie con minori possibilità economiche. La scuola resta centrale, ma non può essere l’unico luogo nel quale si costruiscono competenze, sicurezza personale e capacità di stare al mondo.
La Hobby Lobby nasce a Vienna nel 2018 dall’esperienza di alcuni giovani insegnanti e operatori educativi che avevano osservato un fenomeno ricorrente nelle scuole: molti ragazzi, soprattutto quelli provenienti da famiglie economicamente fragili o da contesti migratori, non avevano accesso alle attività extrascolastiche che per altri coetanei rappresentavano una normalità.
Il progetto parte dal quartiere di Favoriten, una delle zone più popolose e multiculturali della capitale austriaca, con l’obiettivo di offrire gratuitamente ai ragazzi attività che normalmente richiederebbero una spesa familiare: sport, danza, musica, arti visive, tecnologia, lingue, teatro, laboratori creativi. Non un doposcuola tradizionale, quindi. Non un servizio pensato soltanto per recuperare insufficienze o colmare lacune scolastiche, ma un luogo dove sviluppare interessi, talenti e relazioni.
La risposta ‘quanto costerebbe non farlo’ arriva da una ricerca condotta dal Kompetenzzentrum für Nonprofit-Organisationen und Social Entrepreneurship della Vienna University of Economics and Business attraverso il metodo dello Sroi, Social Return on Investment, cioè una valutazione del valore sociale generato rispetto alle risorse investite. Lo studio ha stimato che ogni euro investito nella Hobby Lobby ha prodotto un valore sociale equivalente a 21,27 euro. Il calcolo non riguarda un guadagno economico diretto, ma gli effetti prodotti nel tempo: maggiore inclusione, sviluppo di competenze personali, riduzione del rischio di esclusione, aumento delle opportunità future dei ragazzi. Il ragionamento alla base è quello della prevenzione. Un laboratorio gratuito oggi può evitare domani costi maggiori legati a dispersione scolastica, isolamento sociale, difficoltà di inserimento lavorativo.
La Hobby Lobby non è costruita come una scuola parallela. Il modello si regge su una rete di soggetti. Le famiglie non pagano. I ragazzi scelgono i corsi. Gli spazi vengono messi a disposizione attraverso collaborazioni territoriali. Le attività vengono realizzate grazie al contributo di educatori, professionisti e volontari formati. Il finanziamento arriva attraverso un sistema misto: fondazioni, donazioni private, imprese, contributi pubblici e valorizzazione del volontariato. Un elemento decisivo è il coinvolgimento dei giovani stessi. Attraverso percorsi di responsabilizzazione, alcuni ragazzi che hanno partecipato alle attività vengono coinvolti come tutor e figure di riferimento per altri coetanei.
Un’esperienza identica alla Hobby Lobby non esiste ancora in Italia, ma negli ultimi anni si è diffuso un approccio molto vicino: quello delle comunità educanti. L’idea è superare il confine tradizionale della scuola e costruire alleanze tra istituti, Comuni, associazioni, famiglie, università, imprese e terzo settore.
Il Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, attraverso l’impresa sociale Con i Bambini, ha finanziato negli ultimi anni oltre 800 progetti coinvolgendo circa 650 mila bambini e ragazzi e una rete di circa 10 mila organizzazioni tra scuole, enti pubblici e soggetti del terzo settore. Tra i programmi più vicini alla filosofia viennese ci sono i progetti che portano attività sportive, culturali e formative gratuite nei quartieri più fragili, oppure gli interventi che utilizzano gli spazi scolastici anche fuori dall’orario delle lezioni. Il punto comune è sempre lo stesso: il contrasto alla povertà educativa non può essere affidato soltanto alla scuola.
Un’esperienza umbra che si muove nella stessa direzione della Hobby Lobby viennese esiste già a Ponte San Giovanni, a Perugia, grazie alla cooperativa sociale Densa. Non è un modello identico, ma ne condivide la filosofia di fondo: considerare il tempo extrascolastico come una parte decisiva della crescita e offrire ai ragazzi occasioni gratuite di apprendimento, socialità e scoperta delle proprie capacità. Con progetti come Farespazio, un hub rivolto agli adolescenti tra 12 e 17 anni, e L’Oggi, spazio culturale ed educativo aperto ai giovani, Densa ha costruito un presidio nel quale i ragazzi non sono semplici destinatari di attività, ma protagonisti nella costruzione degli spazi e delle proposte. A questo si aggiunge la Piccola scuola popolare di aiuto-compiti, nata per sostenere gli studenti e le famiglie che incontrano maggiori difficoltà nel percorso scolastico. È un’esperienza che mostra come anche in Umbria esistano già frammenti di quel modello: non ancora una rete strutturata come quella viennese, ma luoghi nei quali l’educazione esce dai confini della scuola e diventa responsabilità dell’intera comunità.
A Perugia il Comune gestisce il Centro servizi giovani, uno spazio gratuito rivolto agli adolescenti e ai giovani dai 14 ai 30 anni, pensato come luogo di socialità, educazione informale, laboratori, incontri e attività legate agli interessi personali. Sempre nel capoluogo opera il progetto Yaps (Young and Peer School), coordinato dalla Usl Umbria 1 insieme al Centro servizi giovani, che coinvolge studenti delle scuole superiori del territorio attraverso la peer education, cioè l’educazione tra pari, con l’obiettivo di rafforzare consapevolezza, benessere e capacità relazionali.
Più recentemente Perugia ha avviato anche la sperimentazione di “Scuole aperte”, un progetto che punta a utilizzare gli istituti anche in orario extrascolastico per offrire attività educative e ridurre le disuguaglianze nell’accesso alle opportunità. La sperimentazione riguarda alcuni istituti comprensivi cittadini e si inserisce accanto ai Gruppi educativi territoriali già attivi. A livello regionale il tema delle comunità educanti è entrato anche nel dibattito istituzionale, con l’obiettivo di rafforzare i Patti educativi di comunità soprattutto nelle aree interne e nei territori dove l’accesso ai servizi educativi è più difficile.
The post È tempo di hobby gratuiti per i ragazzi: un modello esiste e i risultati fanno riflettere appeared first on Umbria 24.
Source link
