Sigfrido Ranucci, gli “errori” di Lavitola e del complice prima dell’attentato – Il Tempo

Ci sono voluti quasi nove mesi per individuare il presunto mandante dell’attentato sotto casa del giornalista di Report Sigfrido Ranucci a Torvaianica, nel Comune di Pomezia. Valter Lavitola, ora indagato per strage aggravata dal metodo mafioso, prima di finire nel mirino della magistratura e dei carabinieri del Nucleo Investigativo e i colleghi del Gruppo Frascati, nel corso dei mesi, secondo gli investigatori, avrebbe commesso alcuni «errori». Uno fra tutti, la scelta di presentarsi sotto casa di Ranucci un mese prima dell’attentato, precisamente il settembre 2025, per effettuare un sopralluogo insieme a Gomes Clesio Tavares, di 47 anni, del Camerun. «Costituisce un ulteriore rilevante indizio del coinvolgimento di entrambi nei gravi fatti avvenuti il 16 ottobre 2025», scrivono gli inquirenti nel decreto di perquisizione. Tavares, in base a quanto accertato nel corso delle indagini, risulta dipendente dal 2017 della società «Cefalù srl», che gestisce il ristorante «Cefalù Bistrò di pesce» che si trova in via Quattro Venti a Monteverde, locale riconducibile proprio a Lavitola.
Quest’ultimo non sarebbe stato l’unico a commettere un «errore» prima dell’attentato che ha distrutto due auto del giornalista (una Opel Adam e una Ford Ka), oltre al muro dell’abitazione. Anche Tavares, infatti, secondo gli inquirenti, avrebbe messo a disposizione dei presunti esecutori materiali dell’attentato un’auto Renault Megane, in uso a lui e alla moglie. Un altro sopralluogo era stato effettuato anche dagli indagati che sarebbero stati contattati da Tavares: era il 10 ottobre 2025 quando Pellegrino D’Avino, Saverio Mutone e Marika De Filippis sono passati davanti all’abitazione di Ranucci. Dopo questi spostamenti, secondo il pubblico ministero Edoardo De Santis, gli indagati hanno preso a noleggio una Fiat 500X di colore nero. Con quest’auto, in base a quanto messo nero su bianco dagli inquirenti, Antonio Passariello e Saverio Mutone si presentavano a Torvaianica il 16 ottobre 2025 alle 22.04, «da dove ripartivano subito dopo l’esplosione, avvenuta alle 22.17». Nel procedimento emesso dalla Dda risultano indagati, oltre a Valter Lavitola, anche Pellegrino D’Avino, Antonio Passariello, Saverio Mutone, Luca Amato, Marika De Filippis e Clesio Tavares Gomes. A seconda delle posizioni processuali, la procura contesta i reati di concorso nel tentato delitto di strage, detenzione, porto e impiego illegale di esplosivi, danneggiamento aggravato e minaccia aggravata, tutti contestati con l’aggravante del metodo mafioso.
Secondo l’ipotesi accusatoria, dunque, Lavitola avrebbe rivestito il ruolo di mandante dell’azione, mentre Gomes avrebbe svolto la funzione di intermediario tra il presunto mandante e gli esecutori materiali dell’attentato. Nel decreto si evidenzia anche che Gomes «poco dopo l’attentato a Ranucci si trasferisce all’estero, in Camerun, dove tuttora risiede». Le conversazioni intercettate sull’utenza in uso alla compagna di Gomes «si lamenta con il compagno del fatto che non è ancora rientrato in Italia, citando tale Valter come il soggetto dal quale dipende il ritorno in Italia, hanno fornito – si legge nel provvedimento – un ulteriore elemento in ordine alla identificazione di Lavitola e al suo coinvolgimento nei fatti oggetto di indagine poiché si è interessato all’immediato allontanamento del Gomes dall’Italia, facendolo partire per il Camerun e preoccupandosi della sua assistenza legale». In questa vicenda manca ancora un tassello importante: il movente dell’attentato. «Quando ci possiamo vedere? Se Dio vuole quando esco dal carcere». Ma lei è sicuro? «Penso di sì». Così Lavitola, intercettato mentre rientrava nella sua abitazione a Roma. «Non parlo, scusatemi ma l’avvocato mi ha detto che se parlo con i giornalisti mi lascia». Intanto oggi Lavitola sarà interrogato in procura.
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