Puglia

90 anni di risate e tenerezza

Buon compleanno a Lino Banfi. Il celebre comico di Canosa di Puglia compie 90 anni. Dagli occhi vispi e il sorriso genuino di sempre, l’accento pugliese che ha fatto scuola e un’ironia che attraversa generazioni: Pasquale Zagaria – il suo vero nome all’anagrafe di Andria – taglia il traguardo storico e spegne 90 candeline. Novant’anni per costruire un pezzo monumentale della cultura popolare italiana, passando dal freddo dei palcoscenici dell’avanspettacolo del dopoguerra alla commedia sexy all’italiana fino all’affetto oceanico della prima serata televisiva e l’annessa nomina di ‘Nonno d’Italia’.

Nato il 9 luglio 1936 ma dichiarato dalla levatrice soltanto due giorni dopo, il giovane Pasquale cresce in una Puglia rurale prima di tentare la via del seminario, spinto dalla famiglia. Ma la vocazione è un’altra: far ridere.
I primi anni a Milano e Roma sono durissimi, segnati da una povertà vera. L’attore pugliese ha spesso raccontato di quando, per sbarcare il lunario, era costretto a dormire nei treni fermi in stazione o a chiedere prestiti agli strozzini. Dopo averlo visto esibirsi, fu Totò a dargli il consiglio della vita: “Cambia nome, Zagaria è troppo lungo. E accorcia pure Pasquale”. Nacque così Lino Banfi, e con lui quella parlata bislacca tratta da un italiano volutamente storpiato: il linguaggio ‘banfiota’. Tra gli anni ’70 e ’80, inaugura la stagione della commedia erotica fino a diventarvi protagonista indiscusso. Il cinema italiano vive un cortocircuito unico: il Paese è insanguinato dagli anni di piombo ma le sale sono riempite dalla ‘scollacciata’, un genere – nato dalla rivoluzione sessuale – che sa offrire evasione e rappresenta un fenomeno di travolgente successo al botteghino. Accanto a colleghi come Alvaro Vitali e Renzo Montagnani e le dive Edwige Fenech e Laura Antonelli, interpreta una sfilza di personaggi intramontabili: mariti sfortunati, commissari pasticcioni, direttori d’albergo sull’orlo di una crisi di nervi.

Film apprezzatissimi dal popolo, meno dalla critica, che diventano veri e propri oggetti di culto. Tuttavia, il capolavoro assoluto di quel periodo resta “L’allenatore nel pallone” (1984). Il suo Oronzo Caná, l’inventore del modulo ‘bimodulare’ e il famigerato schema 5-5-5, diventa figura mitologica per gli appassionati di calcio, citato ancora oggi da allenatori e calciatori di Serie A. La seconda giovinezza artistica arriva alla fine degli anni ’90. Svestiti i panni della commedia piccante, Lino Banfi indossa il cardigan di nonno Libero nella serie record di ascolti “Un medico in famiglia”. È una rivoluzione. Attorno alla sua figura rassicurante e saggia si stringe l’Italia del nuovo millennio. Banfi non è più solo il comico che fa ridere a crepapelle; diventa il confidente, il rifugio emotivo di milioni di telespettatori. Ma dietro i riflettori, la forza più grande di Lino Banfi è sempre stata la sua vita privata, indissolubilmente legata a sua moglie Lucia Lagrasta, scomparsa nel 2023 dopo oltre sessant’anni di matrimonio e una lunga battaglia contro l’Alzheimer. Un amore immenso, dignitoso, che ha protetto e raccontato con una tenerezza che ha commosso l’intero Paese.

Un’esistenza costellata da momenti di sconfinata gloria e altri di profondo buio. Partito con una valigia di cartone, Lino Banfi ha saputo scrivere con ostinata determinazione e ingente sacrificio le pagine della sua carriera, fino a divenire simbolo di un’Italia popolare, generosa e autoironica. Oggi brinda così ai frutti raccolti. E ai suoi splendidi 90 anni. Un traguardo speciale, reso ancor più esclusivo con la recente autobiografia intitolata “90, non mi fai paura!” edita da HarperCollins e il docufilm “Lino d’Italia – Storia di un itALIENO”. Tra spot pubblicitari e nuovi riconoscimenti (ultimi sono il Premio Bif&st arte del cinema di Bari e il Premio Agnes 2026, categoria televisione), la gestione dell’orecchietteria a Roma e l’affetto dei figli Walter e Rosanna, l’attore pugliese non ha nessuna intenzione di fermarsi e guarda ai suoi anni – come ai ‘tempi supplementari’ della propria vita – con la serenità di chi ha dato tanto al suo pubblico ma ancora tanto vuole donare. In fondo, i novant’anni di Lino Banfi non sono solo il compleanno di un grande uomo dello spettacolo. Sono la festa di un pezzo d’Italia che sa ridere delle proprie disgrazie, che sa essere profonda senza mai prendersi troppo sul serio. ‘Porca putténa’: sono 90 e iniziano ad essere davvero tanti. Felice compleanno, Lino.




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