Trentino Alto Adige/Suedtirol

Suleman si avvale della facoltà di non rispondere nel caso di caporalato


TRENTO. Si è concluso senza dichiarazioni l’interrogatorio di garanzia di Muhammad Suleman, il pakistano di 50 anni arrestato nell’ambito dell’inchiesta della Procura di Trento sul presunto giro di caporalato che avrebbe interessato diverse aziende agricole e vitivinicole del territorio. L’indagato ha scelto di non rispondere alle domande del giudice, che si è riservato di decidere sulla richiesta di revoca della custodia cautelare.

L’inchiesta, coordinata dal pubblico ministero Davide Ognibene, punta a ricostruire un presunto sistema di sfruttamento della manodopera straniera che, secondo l’accusa, avrebbe coinvolto lavoratori pakistani impiegati nelle campagne trentine.

Tra gli episodi contestati figurano violente aggressioni. Un bracciante sarebbe stato pestato da un gruppo di sei persone riportando lesioni giudicate guaribili in un mese, mentre un altro sarebbe stato colpito con spray al peperoncino e minacciato con forbici da potatura. Anche un testimone, sempre secondo la ricostruzione della Procura, avrebbe ricevuto intimidazioni per impedirgli di collaborare con le forze dell’ordine.

Le indagini hanno inoltre portato alla luce un presunto incidente sul lavoro mai denunciato. Un operaio rimasto ferito dopo una caduta dall’alto avrebbe ricevuto denaro affinché non segnalasse l’accaduto e si curasse privatamente, evitando così l’emersione dell’infortunio.

L’attività investigativa dei Carabinieri di Borgo Valsugana prosegue.


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