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Fuga in Germania e tracce in Italia. Anastasia, tre piste dopo la bomba

In fuga da lunedì, ricercata in quattro Stati. Anastasiia Berezovska, 39 anni, ucraina, è l’indiziata numero uno per l’attentato dinamitardo all’oligarca ucraino Vadim Ermolaev nel Principato di Monaco. La fuga con un’auto presa a noleggio, l’arrivo a Ventimiglia e il rientro in Germania, dove la donna risiede, passando per Francia e Svizzera. Una corsa per sfuggire alle autorità monegasche che sta facendo impazzire le polizie di mezza Europa. Con un piccolo giallo, quando i media francesi diffondono la notizia, risultata falsa, di un suo arrivo in Italia dove avrebbe trovato appoggi per una latitanza sicura. Le telecamere la riprendono a Ventimiglia ma qualcuno parla di Mentone. Basta questo per alimentare la fantasia dei cronisti d’oltralpe convinti di un suo rifugio nel Belpaese.

Fra le certezze: dopo l’attentato la donna si allontana a piedi, raggiunge Beausoleil, Francia, dove sale sull’auto. Poi si dirige in Svizzera passando per l’Italia. Gli uomini migliori dell’antiterrorismo cercano di ricostruire la via di fuga. Si parla di un’autovettura, stessa marca e modello, di quella noleggiata dalla Berezovska, sfrecciata a Ponte San Ludovico, un valico di confine lungo la statale

Aurelia in località Balzi Rossi, comune di Ventimiglia. Da qui l’attentatrice avrebbe imboccato l’A10 per Genova, poi l’A7/A9 per Como e si sarebbe diretta al confine con Chiasso dove sarebbe entrata nel Canton Ticino. È il percorso più veloce verso la Svizzera italiana e la Germania meridionale. Ma non è l’unico. Al vaglio dell’Interpol le telecamere piazzate nel Vallese. Ovvero da Ventimiglia fino in Val d’Aosta passando per il Piemonte e, attraverso il Traforo del Gran San Bernardo, a Martigny, Svizzera.

Non solo. Si cercano indizi del suo passaggio, meno probabile, lungo l’asse Milano, Domodossola, Passo del Sempione e Briga, in Svizzera. Ultima ipotesi, la più remota, il percorso attraverso i Grigioni: Ventimiglia, A10 fino in Lombardia e San Bernardino, oppure altri valichi grigionesi che portano nella Svizzera orientale.

Di certo la donna, che vanta appoggi e legami forti con la criminalità organizzata dell’Est, sarebbe riuscita ad arrivare a Francoforte dove sarebbe stata avvistata. Nel frattempo il suo appartamento tedesco è stato perquisito alla ricerca di prove sul confezionamento dell’ordigno. Una bomba «artigianale» con comando a distanza probabilmente utilizzata per dare un segnale forte al ricco imprenditore che, secondo il governo Zelensky, sarebbe in affari con la Russia di Putin. Gli agenti tedeschi hanno sequestrato «prove che saranno consegnate alle autorità monegasche» dichiarano la polizia regionale dell’Assia e la Procura di Francoforte. I magistrati monegaschi, che hanno aperto un fascicolo per tentato omicidio, deposito con intento criminale sulla pubblica via di

un ordigno esplosivo e associazione per delinquere, hanno diffuso la foto della donna e i dati caratteristici, un serpente tatuato sul braccio destro che dalla spalla scende fino al gomito. Capelli scuri, parla tedesco la 39enne che avrebbe agito su commissione.

A scoprire la sua identità il procuratore Morgan Raymon, nonostante il tentativo dell’attentatrice di camuffarsi da uomo. Determinanti un testimone e le immagini di una figura femminile durante un sopralluogo al condominio dove vive Ermolaev con la compagna 46enne, Anna Nasobina, rimasta gravemente ferita, e suo figlio 13enne.

Un’intimidazione legata alle attività dell’oligarca, come lo scandalo della banca Estone Versobank chiusa per riciclaggio o le truffe dei call center ideate dalla famiglia Ermolaev? Oppure un semplice avvertimento dell’intelligence ucraina all’uomo esiliato e sottoposto a sanzioni? Anche su queste sono in corso indagini.


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