detenuto si toglie la vita

BOLZANO. Un detenuto italiano di 68 anni, originario della Puglia, si è tolto la vita nella notte all’interno della propria cella della Casa circondariale di Bolzano. Il personale della Polizia Penitenziaria è intervenuto immediatamente dopo essersi accorto dell’accaduto, attivando tutte le procedure di emergenza e tentando di rianimare l’uomo, ma ogni soccorso si è rivelato inutile.
A dare notizia della tragedia è il Sindacato Autonomo Polizia Penitenziaria (SAPPE), che esprime cordoglio per quanto accaduto e vicinanza ai familiari del detenuto e agli agenti intervenuti. «Ogni suicidio rappresenta una sconfitta per l’intero sistema penitenziario», afferma David Stenghel, vicesegretario regionale del SAPPE Veneto e in servizio nel carcere di Trento. «Per il personale della Polizia Penitenziaria si tratta di eventi altamente traumatici, che lasciano un forte peso psicologico. A Bolzano continua inoltre a pesare una cronica carenza di organico che rende ancora più difficile garantire vigilanza, assistenza e sicurezza».
Il SAPPE sottolinea come episodi di questo tipo abbiano conseguenze non solo sugli agenti direttamente coinvolti nei soccorsi, ma anche sugli altri detenuti presenti nell’istituto. Per questo il sindacato ribadisce l’importanza di programmi efficaci di prevenzione del rischio suicidario, affiancati da procedure operative tempestive e da un adeguato supporto sanitario e psicologico.
Sul tema interviene anche il segretario generale del SAPPE, Donato Capece, che richiama l’attenzione sull’impegno quotidiano della Polizia Penitenziaria. «Dal 1992 ad oggi le donne e gli uomini del Corpo hanno sventato oltre 25.000 tentativi di suicidio nelle carceri italiane e impedito che quasi 190.000 episodi di autolesionismo producessero conseguenze ancora più gravi. Sono numeri che testimoniano un lavoro spesso silenzioso ma fondamentale».
Capece rinnova infine l’appello alle istituzioni affinché vengano rafforzati gli organici della Polizia Penitenziaria, anche nel carcere di Bolzano, e siano incrementati gli investimenti nella prevenzione del disagio psichico e nel supporto psicologico per detenuti e personale. «Non possiamo lasciare soli gli uomini e le donne del Corpo, chiamati ogni giorno a gestire situazioni di estrema complessità in condizioni operative sempre più difficili», conclude.
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