Sicilia

Depistaggio strage via D’Amelio, parla un testimone: nessuno ispezionò la borsa del giudice

«Nessuno dei componenti della sezione omicidi ispezionò la borsa del giudice Paolo Borsellino. Non abbiamo ricevuto alcuna disposizione. La sera della strage, era sul divano dell’ufficio dell’allora capo della Squadra mobile, Arnaldo La Barbera. Ho un ricordo persistente di questa immagine». Lo ha affermato l’allora dirigente della sezione omicidi della questura di Palermo, Salvatore La Barbera.

La Barbera ha reso testimonianza nell’ambito del processo che si celebra al tribunale di Caltanissetta e che vede imputati quattro poliziotti della questura di Palermo che fecero parte del pool investigativo «Falcone-Borsellino» accusati di aver depistato le indagini sulla strage di via D’Amelio.

«Nessuno – ha aggiunto il teste – ci diede disposizioni per procedere a un inventario relativo al contenuto della borsa. Ricordo una borsa di colore scuro, un colore che contrastava con quello del divano che era beige. Vidi la borsa, la sera stessa della strage, durante un incontro convocato nell’ufficio di La Barbera».

All’interno della valigetta, secondo quanto ha sempre ipotizzato la procura di Caltanissetta, ci sarebbe stata l’agenda rossa del giudice Borsellino, sparita nel nulla dopo l’esplosione di via D’Amelio. La borsa, ha rilevato il procuratore aggiunto Pasquale Pacifico, non è mai stata posta sotto sequestro. «Credo – ha affermato La Barbera – che sia stato un oggetto da custodire per essere restituito».

I rapporti con Arnaldo La Barbera

«I rapporti con l’autorità giudiziaria venivano gestiti dall’ex capo della Squadra mobile di Palermo, Arnaldo La Barbera. Era particolarmente rigoroso e rigido con il personale. Il suo era un controllo ampio, millimetrico. Tendenzialmente era un accentratore. Un personaggio difficile».

Lo ha affermato l’allora dirigente della Sezione omicidi della questura di Palermo, Salvatore La Barbera, nel corso della sua testimonianza resa nell’ambito del processo che si celebra al tribunale di Caltanissetta e che vede imputati quattro poliziotti della questura di Palermo che fecero parte del pool investigativo «Falcone-Borsellino» accusati di aver depistato le indagini sulla strage di via D’Amelio.

L’ex dirigente della Sezione omicidi, si è anche soffermato sulla necessità che emerse, dopo la strage di Capaci, di «trovare una struttura organizzativa più adeguata per lo svolgimento delle indagini».

Si pensò di creare un gruppo con personale aggregato da altre sezioni perchè la mole di lavoro era aumentata sensibilmente poichè era una situazione molto complessa». Il teste ha ripercorso le attività investigative svolte poco dopo l’attentato di via D’Amelio, spiegando di «non aver mai svolto colloqui investigativi con Scarantino».

Il processo riprenderà il prossimo 15 settembre.


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