‘Terni, industria e precarietà’, nel declino si distingue Arvedi: stabilizzazioni all’Ast

«La precarietà si manifesta in tante forme: contratti di tre giorni, appalti, lavori stagionali, collaborazioni. Da anni il sistema Paese è questo: abbattimento del costo del lavoro, con inevitabile declino, sociale e pure industriale se non si investe in innovazione, formazione, ricerca e tecnologia». Qualcosa che la legge consente di fare. Questo uno dei messaggi più tristi che emerge dall’iniziativa di martedì pomeriggio a Terni, organizzata da Fiom e Cgil.
Prendendo in prestito l’immagine di un monumento che rappresenta la precarietà in senso più ampio, metaforico, emotivo, esistenziale, il sindacato ha messo ancora una volta in luce gli aspetti più grigi del sistema produttivo italiano che investono inevitabilmente anche il territorio umbro e ternano. Sullo sfondo la crisi dell’automotive che non sta producendo esuberi solo lungo il versante metalmeccanico ma anche quello della chimica. E allora è in questo quadro piuttosto buio che l’esempio di Arvedi è messo in luce: il Cavaliere, all’interno di Acciai speciali Terni, stabilizza i lavoratori somministrati che il sindacato può rivendicare come una battaglia vinta.
Alessandro Rampiconi, segretario Fiom Cgil Terni
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