Piemonte

un secolo e mezzo di memoria del clima alpino

BALME – Il 24 giugno 1876 nasceva l’Osservatorio Meteorologico di Balme, una piccola stazione alpina situata a 1.450 metri di quota nelle Valli di Lanzo. La struttura sorse per iniziativa della Sezione di Torino del Club Alpino Italiano e grazie alla visione di Padre Francesco Denza, figura chiave della meteorologia italiana e fondatore della Società Meteorologica Italiana e della Corrispondenza Meteorologica Alpino-Appennina (la prima rete nazionale di stazioni meteo).

Destinato a diventare nel tempo una delle più longeve e preziose testimonianze climatiche dell’intero arco alpino, l’osservatorio celebra oggi il suo centocinquantesimo anniversario.

L’attività della stazione ha registrato una sola interruzione storica, compresa fra la fine dell’Ottocento e gli anni Venti del Novecento. Fin dalle sue origini, la regolare raccolta dei dati fece conoscere Balme a livello nazionale: i riscontri venivano pubblicati dai bollettini scientifici dell’epoca e ripresi regolarmente dai giornali, portando all’attenzione pubblica questo piccolo paese di montagna.

Dalla “Piccola Era Glaciale” al cambiamento climatico moderno

L’immenso patrimonio archivistico accumulato in un secolo e mezzo rappresenta oggi un punto di riferimento insostituibile per la comunità scientifica. I registri storici hanno documentato gli ultimi anni della cosiddetta “Piccola Era Glaciale”, caratterizzata da inverni rigidissimi e nevicate eccezionali, seguendo passo dopo passo le trasformazioni di una valle che, da remoto territorio alpino, è progressivamente diventata meta di alpinisti, studiosi e villeggianti.

Gianni Castagneri, che ha raccolto il testimone delle osservazioni meteorologiche oltre trent’anni fa, evidenzia il valore di questo presidio:

“Da allora, tra nevicate eccezionali, valanghe, estati piovose e inverni rigidissimi, l’Osservatorio ha accompagnato la storia del paese. Per i climatologi questi archivi costituiscono una risorsa preziosa per comprendere l’evoluzione del clima alpino. Ma a centocinquant’anni dalla sua fondazione l’Osservatorio continua a essere più di uno strumento scientifico: è una memoria viva della montagna, un ponte tra passato e futuro, il simbolo di una comunità che continua a interrogare il cielo per comprendere meglio il mondo che la circonda”.

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