Stato di emergenza in Crimea: Zelensky avvia piano strategico
«Continuiamo a riportare a casa gli ucraini detenuti in prigionia in Russia. Oggi sono stati liberati 160 militari. Tutti erano prigionieri dal 2022», ha dichiarato su X il presidente ucraino Volodymyr Zelensky. «Tra le persone rilasciate oggi vi sono militari delle Forze armate ucraine, del Servizio statale speciale dei trasporti, della Guardia nazionale e del Servizio di guardia di frontiera. Hanno difeso l’Ucraina a Mariupol e nello stabilimento Azovstal, nonché sui fronti di Donetsk, Luhansk, Kharkiv, Zaporizhzhia, Kiev, Chernihiv e Sumy», ha aggiunto Zelensky.
Stato di emergenza in tutta la Crimea
Nel frattempo le autorità insediate da Mosca in Crimea hanno dichiarato lo stato di emergenza dopo giorni di raid delle forze di Kiev contro la regione sul Mar Nero e contro le linee di rifornimento che hanno provocato la sospensione delle forniture di energia elettrica in diverse zone, lo stop alla vendita di carburante per i residenti e la chiusura dei campi estivi per i bambini. «Questo stato di emerganza rimarrà in vigore fino a che la situazione non migliorerà», ha dichiarato il governatore di Sebastopoli in un video pubblicato su Telegram. Le frequenti interruzioni della fornitura di energia elettrica a Sebastopoli hanno causato problemi anche ai rifornimenti di acqua. Lo stesso provvedimento, e con le stesse motivazioni, è stato annunciato dal governatore della Crimea, Sergei Aksyonov. «Lo stato di emergenza dovrebbe semplificare e rendere più fluido il processo per richiedere risarcimenti per danni ai beni», ha affermato.
Zelensky approva operazione strategica per spingere Mosca a stop guerra
Volodymir Zelensky ha approvato una «operazione di influenza strategica» messa a punto dall’Sbu (i servizi segreti ucraini, ndr.) della durata di 40 giorni che ha come obiettivo «costringere la Russia a porre fine alla guerra». I dettagli dell’operazione rimangono classificati. Poche ore dopo l’annuncio da parte del Presidente ucraino del via libera all’operazione, nella notte, le forze di Kiev hanno lanciato centinaia di droni contro diverse regioni russe. Nella regione di Tula, secondo il canale Telegram Astra, sono stati colpiti l’impianto chimico di Azot, a Novomoskovsk e l’impianto elettrico della capitale della regione. In entrambi i siti si sono sviluppati incendi. Il governatore, Dmitry Milyaev ha reso noto che sono stati abbattuti 157 droni e ammesso che l’impianto di Novomoskovsk ha registrato danni. Una donna è stata ferita. Ma è stata colpita anche Mosca, ha reso noto il sindaco Sergei Sobyanin. Nella notte sono stati abbattuti almeno 47 droni a Mosca e nel resto della regione. Fra gli obiettivi colpiti dai droni ucraini non intercettati dalle forze russe c’è anche il deposito di petrolio di Polvavskaya, nella regione di Krasnodar, e due raffinerie a Ufa. Il ministero della Difesa a Mosca ha rivendicato la distruzione di 660 droni ucraini in 12 diverse regioni del Paese, inclusa la Crimea occupata.
Zelensky: «Unità Alpha leader negli attacchi con droni»
«L’Sbu sta dimostrando da mesi una elevata capacità di proteggere le posizioni ucraine al fronte grazie all’uso di droni di vario tipo. Il Centro per le operazioni speciali “Alpha” è leader in termini di risultati ottenuti con la distruzione di personale, equipaggiamenti delle forze di occupazione», ha dichiarato ieri Zelensky. L’unità Alpha è responsabile in particolare delle operazioni a lungo raggio. I raid contro le infrastrutture dell’energia critiche in profondità nel territorio russo hanno come obiettivo quello di colpire sistematicamente le risorse economiche a disposizione del Cremlino per sostenere la sua campagna militare, spiegano a Kiev. La situazione si è particolarmente aggravata nei territori occupati dalla Russia, dove in seguito a queste operazioni di Kiev si sono creati problemi «non risolvibili» sul fronte del carburante, della logistica militare e soprattutto, in Crimea, della amministrazione ordinaria della regione. L’amministrazione russa della regione sul Mar Nero ha ammesso esplicitamente di non essere in grado di risolvere i problemi provocati dai raid a medio e lungo raggio delle forze ucraine contro le ragginerie e le linee di rifornimento.




