Mojave 3 – La TOP 10 Brani

Ho sempre trovato la musica dei Mojave 3 tanto facile da amare quanto difficile da raccontare. È, infatti, molto più semplice far capire a chi legge la qualità di un’idea originale, di un arrangiamento raffinato, di una produzione ricca di dettagli. Invece, quando una proposta musicale punta tutto sulla purezza e sul fascino dell’essenzialità, non è facile trovare molte parole per elogiarla come merita. Questo, ovviamente, vale se i meriti ci sono, non è che ogni proposta di questo tipo vada incensata, ma nel caso della band messa insieme dai tre ex Slowdive Neil Halstead, Rachel Goswell e Ian McCutcheon, ai quali si sono aggiunti dopo il primo album Simon Rowe dei Chapetehouse e il tastierista Alan Forrester, i punti di forza sono evidentissimi anche solo a chi dovesse dare un ascolto parziale e/o distratto del repertorio di questa band.
Nonostante la difficoltà nel trovare parole adeguate nel rendere giustizia alla meraviglia musicale proposta da questo progetto, ho avuto molto piacere nel celebrare, in piena pandemia, i vent’anni del capolavoro “Excuses For Travellers” su queste stesse pagine, e ora che la 4AD ha annunciato la ristampa in vinile di tutti e 5 i dischi, sono altrettanto contento di cogliere l’occasione di stilare una Top 10.
Come dico sempre quando mi cimento in questo esercizio, la mia idea di Top 10 è quella di inserire almeno una canzone per ogni album che abbia rilevanza nella carriera della band o dell’artista in questione. Siccome, in questo caso, la rilevanza è la stessa per tutti e 5 gli Lp, ho deciso per due canzoni da ognuno. Magari non saranno le migliori canzoni mai pubblicare dai Mojave 3, ma il loro complesso offre un bel riassunto di un percorso che è stato sempre validissimo dall’inizio alla fine, con picchi di autentica eccellenza.
10. SARAH
1995, da “Ask Me Tomorrow”
Rispetto agli album arrivati dopo, questo disco suona un po’ acerbo, ed è strano fare un’affermazione del genere per un lavoro realizzato da musicisti già esperti. Però, era pur sempre la prima volta che i tre si cimentavano con questo stile musicale, e, onestamente, si sente la mancanza di quell’incisività che arriverà in seguito. Rimane, comunque, un lavoro affascinante e di grande atmosfera e questa canzone, in particolare, colpisce per un azzeccato giro di pianoforte, per la classe con cui vengono suonate le chitarre acustiche e per armonie tanto morbide quanto efficaci. Il momento in cui Neil canta “lay your love on me” non può lasciare indifferenti.
9. RUNNING WITH YOUR EYES CLOSED
2006, da “Puzzles Like You”
Qui, invece, siamo alla fine della corsa, e i cinque sanno orami perfettamente muoversi nello spazio che si sono costruiti album dopo album, tra brillantezza melodica, equilibrio fra tonalità vivaci e retrogusto umbratile, armonie tra elementi principali e dettagli sonori secondari. Qui, in poco più di due minuti, viene creato un vero e proprio mondo fiabesco, che in realtà è un’allegoria di quando ci sentiamo intrappolati nel posto in cui siamo, non solo quello fisico, e abbiamo lo stimolo impellente di andare da un’altra parte, anche senza sapere dove.
8. BILL ODDITY
2003, da “Spoon & Rafter”
Il disco che arriva dopo un capolavoro epocale fa sempre più fatica del dovuto nell’essere apprezzato quanto meriterebbe, e “Spoon & Rafter” non fa eccezione, perché certamente è considerato un buon lavoro, ma soffre altrettanto indubbiamente il confronto con “Excuses For Travellers”. I Mojave 3 hanno avuto l’intelligenza di non voler replicare quanto fatto tre anni prima, ma di andare su altre strade, fatte di una maggior stratificazione sonora, armonie più pronunciate e colori più accesi. Questa canzone è un perfetto esempio di come si posa trovare un equilibrio impeccabile tra rotondità, vivacità e introspezione, con un testo che segue benissimo la parte musicale, col suo racconto di come si comportano la Bellezza e la Noia, che assieme prima si divertono e poi si tengono la mano sedute sui gradini.
7. BABY’S COMING HOME
1998, da “Out Of Tune”
Con “Out Of Tune”, i Mojave 3 trovano una compiutezza espressiva che nel debutto non era ancora del tutto presente. Stiamo sempre parlando di brani riflessivi e malinconici, ma qui c’è una chiara nitidezza negli arrangiamenti e nell’interpretazione vocale che rende splendido il lavoro complessivo. Questa canzone porta con sé una melodia particolarmente ammaliante, un’efficace interazione tra le chitarre, una acustica e l’altra slide, e una sezione ritmica discreta ma utile nel dare solidità e nello sparire per brevi momenti ben scelti in modo da conferire all’andamento del brano quelle sospensioni che lo rendono ancora più coinvolgente.
6. MERCY
1995, da “Ask Me Tomorrow”
Il debutto si chiude con la miglior canzone del lotto, quasi a far capire cosa avrebbe riservato il futuro. Del resto, non ci vuole molto: una melodia che non lascia prigionieri, armonie vocali efficaci, un dolce crescendo che dà la spinta necessaria. Sembra facile, ma non lo è, e quando succede, è magia e non servono troppe parole per spiegarla: bisogna ascoltare col cuore aperto.
5. PUZZLES LIKE YOU
2006, da “Puzzles Like You”
Canzone immediata e cristallina come non mai. Quel riff di chitarra che appare all’inizio e si sviluppa dopo la prima strofa, quel ritmo spezzato che si regolarizza nel ritornello, quella melodia e quel cantato, quello stacco sonoro dopo il primo ritornello, quegli stop and go nella seconda parte, sono tutte finezze che lasciano a bocca aperta e non possono che conquistare totalmente chi ascolta. Così come l’altro brano che abbiamo incluso in questa Top 10 dallo stesso album, basta una durata limitata per cogliere nel segno e generare sconfinata ammirazione.
4. GIVE WHAT YOU TAKE
1998, da “Out Of Tune”
Qui, invece, la durata è un po’ più ampia, ma è quella che ci vuole per lasciar esprimere in pieno un brano tra i più strutturati di tutto il repertorio per quanto riguarda la composizione, con un intermezzo che cambia bruscamente il tono e crea una sorta di suspance che dà splendidamente il là alla reiterazione con crescendo della strofa e del ritornello, che in prima battuta avevano un andamento sonoro più lineare. Una canzone da emozioni forti e che, quando la ascolti, ti rimane dentro per sempre. Quel “there’s a light in your eyes that fills me with life” commuove come la prima volta anche dopo altre mille.
3. BRINGIN’ ME HOME
2000, da “Excuses For Travellers”
Scegliere solo due canzoni da questo disco è particolarmente difficile, si deve andare per esclusione e capire quali sono quelle che proprio non possono essere escluse. Per me, sono le due qui presenti e, per quanto riguarda questa, ritengo che sia impensabile non includere questo esempio di dolcezza in musica, così reale che la vorresti morsicare, nel senso che ascolti questa meraviglia e ti immagini proprio che di fronte a te ci sia un nettare a cui vuoi attingere all’infinito. La qualità melodica e l’interpretazione vocale di Rachel sono immortali e l’espediente di usare il pronome “she” per l’acqua, come se fosse un essere vivente, è un’idea semplice e geniale. Lei dà alla voce narrante lo spazio, la tranquillità e l’amore di cui ha bisogno, e tu ti senti inerme di fronte a tanta bellezza e purezza d’animo.
2. BLUEBIRD OF HAPPINESS
2003, da “Spoon & Rafter”
Parlavamo di brani brevi e di altri più lunghi. Ebbene, qui siamo sul lunghissimo, oltre nove minuti, ma tutto questo tempo è assolutamente necessario perché la struttura multi sfaccettata di questo brano ha bisogno di uno spazio considerevole, visto il modo in cui si sfrutta la suggestione della ripetizione melodica associata a un’evoluzione sonora leggera ma chiaramente percepibile, fino a passare al momento successivo, come in una sorta di suite dalle infinite soluzioni negli arrangiamenti che creano un insieme capace di entusiasmare e far sognare. Un viaggio incredibile che non stanca mai.
1. IN LOVE WITH A VIEW
2000, da “Excuses For Travellers”
Qui, davvero, qualunque parola non renderebbe comunque giustizia a una canzone epocale, che è davvero il paradigma di un immaginario e la cui uscita è il confine tra un prima e un dopo, perché prima di ascoltare la siderale armonia iniziale tra chitarra acustica e piano, la gentilezza della chitarra slide, il dolce crescendo del ritornello, quel micidiale giro di chitarra elettrica dopo la metà, un testo così commovente e evocativo, ebbene prima di ascoltare tutto questo non ce lo potevamo immaginare, e dopo che l’abbiamo ascoltato, che lo vogliamo o no, ci viene da confrontare tutte le canzoni dello stesso tipo venute dopo con questa, e ovviamente vince sempre questa. Sono ventisei anni che questa canzone esiste e nessun’altra venuta dopo di lei e che ha provato a cimentarsi nello stesso campo ha mai fatto di meglio.
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