«Ancona sei grande, questa è la nostra festa». Allo stadio anche Tamberi e Materazzi
ANCONA Bastava curiosare nel web alla ricerca delle immagini del live della settimana scorsa al San Nicola di Bari per avere un’idea di quanto fosse elettrizzante e travolgente il tour 2026 di Vasco negli stadi. Ma quello che ieri sera è andato in scena al Del Conero di Ancona (in replica oggi) è stato molto più di una conferma.

Il Komandante ha portato sul palco tutta la sua storia: con un’attenzione chirurgica sulla prima parte della sua carriera. Brani che non portava dal vivo da oltre 40 anni, come Vado al massimo con cui ha aperto lo show. Ma guai parlare di effetto nostalgia. Vasco ha riletto i suoi grandi classici con una carica rock mai vista (o meglio, sentita) prima d’ora.
Il suono
Chitarre roboanti, una sezione ritmica lanciata a tutta velocità.
Lui, il rocker italiano per eccellenza, ha impersonato a pieno il mito stesso che ha cementificato nei decenni. Un gigante, c’è poco da obiettare. L’energia profusa dal palco non è stata altro che il compimento di un rito cominciato già dal pomeriggio. Anzi, dai giorni precedenti al concerto, quando decine di fan si sono accampati sul parcheggio dello stadio: «Alè, alè, alè…Vascooo, Vascooo».

L’incitazione ha accompagnato il corteo del popolo del Blasco dalla strada al parterre dello stadio. Un mantra che è andato in crescendo poco a poco, fino ad esplodere in un boato allo scoccare dell’ora X. Alle 21 si è acceso il mega led wall che abbraccia il palco da parte a parte. E i 30mila al Del Conero hanno fatto esplodere la festa. I primi tre brani da brividi: lancette indietro di 40 anni (e oltre). Dopo l’overture con Vado al massimo (1983), salto avanti di sei anni con Ormai è tardi da Liberi liberi (1989) e subito dietro la storica Fegato, fegato spappolato dall’album iconico Non siamo mica gli americani del 1979. Pubblico subito in visibilio. Tutti a saltare, nessun settore escluso. Compresa la tribuna coperta: tutti in piedi a cantare. Un coro all’unisono. Un grido liberatorio. E lui, Vasco, ha risposto con la stessa forza: «Ciao a tutti, finalmente ad Ancona! Benvenuti e ben ritrovati. Passati Natale e Pasqua, adesso arriva la nostra festa!».

E giù con un’altra iniezione di sano rock: tuffo nel 1985 con Una nuova canzone per lei. Uno show di luci davvero coinvolgente, senza nulla togliere però alla musica. Un perfetto equilibrio tra scenografia e canzoni. E senza dubbio la rilettura in chiave più rock delle hit anni ‘80 ha dato nuova linfa a brani storici, portandoli nel 2026 in una veste inedita e davvero convincente. La risposta del pubblico è inconfutabile: tre generazioni a confronto. «Abbiamo voluto portare nostro figlio di 13 anni a vedere l’artista che ha segnato le nostre vite» afferma una coppia arrivata allo stadio da Salerno. E come loro altre decine di famiglie con figli al seguito, perché il popolo del Blasco non ha età. «Vengo da Cagliari – racconta Carola, fan di lungo corso – prima volta lo vidi in concerto 40 anni fa».

La band
Una super band ha supportato il muro di suono che ha investito come un’onda i 30mila presenti: Vince Pastano (direzione musicale, chitarre, cori), l’immancabile Stef Burns (chitarre), Antonello D’Urso (programmazione, chitarra, percussioni, cori), Andrea Torresani (basso, synth basso, cori), Alberto Rocchetti (tastiere), Donald Renda (batteria), Andrea Ferrario (sax), Tiziano Bianchi (tromba), Roberto Solimando (trombone, sousafono) e Roberta Molinari (cori, percussioni). Davanti, al centro del palco, il Komandante. Giubbotto scuro, cappellino nero portato con la visiera all’indietro. Il rock, si sa, è provocazione, dissacrazione.

Nessuno, in Italia, meglio di Vasco ha incarnato questo cliché. E anche ieri, sul palco, non ha voluto far mancare qualche stilettata: «Visto che il potere è una droga – ha esordito – allora sono tutti drogati». Ma ieri al Del Conero la droga era la sua musica, somministrata a dosi massicce. Vasco è andato di nuovo a rimestare nel calderone della sua ultradecennale produzione. E dal magma sonico è uscita la provocatoria Sono ancora in coma, tratta dall’album Vado al massimo del 1982. Poi la parentesi più profonda e introspettiva, aperta dalla celebre Ciao (brano storico, del 1978 tratto dall’album Ma cosa vuoi che sia una canzone).

Il coro del pubblico, per un attimo, ha sovrastato l’enorme potenza dell’impianto audio in sospensione. Lo show è proseguito tra accelerate e brevi rallentamenti, ma senza mai perdere quell’incedere deciso e impattante: da Tango…(della gelosia) a Rewind. Poi lo scatto con Gli spari sopra: sul prato l’eccitazione del pubblico è arrivata alle stelle e complice il gran caldo non sono mancati i malori. Il personale medico sanitario, infatti, è stato impegnato in numerose operazioni di soccorso per svenimenti. Per fortuna nessun intervento per malori gravi. La festa di Vasco al Del Conero è proseguita fino a culminare in un gran finale ad effetto. Un treno di cinque canzoni da far tremare le gambe: C’è chi dice no, Sally, Siamo solo noi. L’emozione ha travolto tutti i presenti quando Vasco ha attaccato con Vita spericolata. La chiusura, da sempre, affidata all’inno Alba chiara. Ma questa volta Vasco ha voluto stupire tutti. Il saluto a questa prima delle due serate anconetane è stato affidato ad uno show pirotecnico che ha illuminato il cielo sopra il Del Conero. Il gran ritorno di Vasco ad Ancona è stato da incorniciare. Ora ci si prepara al bis di questa sera. Ancora emozioni.
L’energia della pesarese Raffi infiamma il pre-show

È la giovane cantante pesarese Raffi (Raffaella Pierattoni) ad aprire le due serate di Vasco Rossi allo stadio Del Conero di Ancona ed è quasi un ritorno anche per lei, dato che fu proprio qui che nel 2022 aprì per la prima volta un concerto del suo amatissimo Vasco. Nell’estate del 2021 forma la band Xxenergy con cui debutta dal vivo con una partenza a bomba: nel 2022 il suo primo live che apre le tre date del Tour di Vasco Rossi a Bari, Ancona e Torino. «A Bari è rimasto colpito ed entusiasta ed è li che conia la frase che mi ha lanciato e accompagnato da allora: “la Raffi spacca”. Noi eravamo così emozionati e lui già ci aveva visto lontano», racconta. «Ogni volta che ci vediamo Vasco ci conferma il suo sostegno: siamo l’unico gruppo che apre i suoi concerti da tanto tempo, abbiamo fatto oltre 35 tappe e per noi è una conferma e una spinta continua». Ormai Raffi ha spalle larghe ed esperienza da vendere, ma la prima volta «è stata un’emozione allucinante, e lo è ogni volta. Ti tremano le gambe lì per lì, perché il pubblico di Vasco è un pubblico speciale: è abituato a canzoni di un certo tipo, di un certo spessore, ma soprattutto ti “sgama”, si accorge se non sei reale, se non hai quella verità dentro, esattamente come lui». E per Raffi Vasco è l’idolo di sempre: «Ascoltare le sue canzoni mi ha aiutato in un momento difficilissimo della mia vita e poco dopo l’incontro magico e assolutamente casuale con Roberto Casini». Il debutto di ieri sera (alle 18,30 come da programma) è andato benissimo racconta Raffi che ha proposto 4 delle sue hit tra cui anche l’ultimo singolo Bang bang bang: «I fan di Vasco ci conoscono e sono rimasta colpita perché cantavano le mie canzoni, soprattutto Vivo senza te. Oggi (ieri per chi legge, ndr) per noi è stato un ritorno a casa, l’emozione dello stadio Del Conero ha fatto riaffiorare i ricordi di 4 anni fa ed è stato bellissimo». E poi il messaggio di Vasco: «Non siamo riusciti a salutarci ancora, ma ci ha fatto sapere che ci vuole con lui anche a Udine e ne siamo davvero felici» (a cura di Elisabetta Marsigli).





