il vertice del 7 luglio dietro gli attacchi di Trump – Il Tempo

Se il presidente Usa va al summit per pungolare gli europei a collaborare di più fa bene. Ma se va per sfasciare tutto sarà un disastro. E Pechino festeggia
Per capire quel che accade senza abbandonar- si alla propaganda sterile, bisogna sempre «spacchettare» le questioni e svolgere un’analisi fredda, considerando i punti di vista delle diverse parti in causa. In questo senso, mi pare si possa dire che Donald Trump abbia due ragioni e quattro torti.
La prima ragione consiste nel fatto che i suoi partner europei avrebbero potuto essere più colla- borativi sull’affare Hormuz (e non solo su quel versante). La frasetta ripetuta ossessivamente da Macron («interverremo alla fine del conflitto»), ascoltata da orecchie americane, sa di beffa inaccettabile, ammettiamolo.
La seconda ragione ha a che fare con il tema complessivo della Nato e della difesa occidentale. Qui – si badi bene – non c’è nemmeno distinzione tra repubblicani e democratici americani: tutti i contribuenti Usa, e a cascata i loro politici, non tollerano più l’idea di finanziare la protezione altrui.

Pensate a quando la Merkel chiedeva tutela Nato dalla Russia, e contemporaneamente lavorava al suo gasdotto con Mosca, e considerate quella scena con occhi americani: si trattava di una provocazione insostenibile, un’autentica presa in giro.
E infatti (se lo ricordino bene a sinistra), quando Obama lasciò la presidenza, concesse un’intervista fiammeggiante alla rivista The Atlantic definendo gli europei «freeriders», cioè «scrocconi». Parole trumpiane, si potrebbe dire.
L’ultimo vertice Nato, alcuni mesi fa, invertì positivamente la rotta, con un più serio e pianificato coinvolgimento dei paesi europei, ma adesso occorre proseguire. La strada intrapresa, tra l’altro, era corretta: maggiori investimenti nel settore Difesa da parte dei singoli paesi europei, ma sempre sotto l’ombrello Nato, e quindi senza (Dio ce ne scampi) fughe in avanti verso un impensabile esercito europeo.
In particolare dal punto di vista italiano, si tratta di evitare ogni formula che porti a una supremazia francese: è quello a cui Macron punta facendo leva sulla sua dotazione nucleare del suo paese. Per noi invece è molto più congeniale una maggiore collaborazione ma sempre in chiave Nato, senza che altri possano rivendicare primazie in Ue.
Ma qui iniziano i quattro torti di Trump. Primo: non ha alcun senso insultare in pubblico la propria migliore interlocutrice in Europa, e cioè Giorgia Meloni. Cosa ne ricava? Un altro rapporto devastato, altra incomprensione, altra impopolarità perfino nel paese e nell’elettorato (il centrodestra italiano) meglio disposto verso di lui.
Secondo: non ha senso che tutta la comunicazione pubblica trumpiana sia fatta di elogi sperticati verso gli autocrati. L’ultimo caso riguarda Xi Jinping, di cui Trump è arrivato a lodare perfino l’altezza e la fisicità imponente, oltre che l’intelligenza. Ma come? Gli alleati occidentali tutti inetti e da schiaffeggiare, e i nemici della libertà sempre meritevoli di carezze?
Terzo: diversamente da Reagan e Thatcher, che seppero incoraggiare una ondata di leader e movimenti conservatori, Trump rischia di rivelarsi politicamente radioattivo proprio per chiunque provi a stargli vicino. E questo, nemmeno troppo alla lunga, indebolisce la possibilità di una cooperazione transnazionale tra forze di destra: un esercizio (citofonare Soros) che a sinistra invece riesce da tempo benissimo.
Quarto: ha poco senso richiamare gli europei per la loro (vera) scarsa collaborazione, ma al tempo stesso concludere un’intesa con gli ayatollah iraniani che ricalca i peggiori accordi tra Obama e Teheran. Ma come, caro Trump? Da un lato dici all’Ue che doveva impegnarsi di più, e dall’altro regali perfino una specie di Pnrr agli ayatollah, concedendo al regime il tempo di un’altra generazione di oppressione ai danni del suo popolo?
Con questi comportamenti, tutto diventa maledettamente difficile. E la sfida rischia di diventare perfino devastante il prossimo 7 luglio, data del vertice Nato in Turchia.
Portiamoci avanti con il lavoro e diciamolo subito: se Trump va lì per pungolare gli europei a collaborare di più, fa bene dal suo punto di vista; ma se invece va per sfasciare tutto, concorrerà a determinare una tragedia dí proporzioni epocali. Per la felicità di Pechino.
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