Perché lo stadio della finale dei Mondiali 2026 è al centro delle polemiche

Monta la protesta per la condizione dei campi del Mondiale. E in particolare per il New York New Jersey Stadium di East Rutherford, che ospiterà la finale. Già prima dell’inizio del torneo organizzato tra Stati Uniti, Canada e Messico, alcuni video diffusi sui social avevano acceso il dibattito sulla qualità dei campi americani. Dopo gli esordi vincenti di Francia e Norvegia, il tema è tornato d’attualità. La Francia ha battuto il Senegal 3-1 a New York, mentre a Foxborough la Norvegia ha superato l’Iraq 4-1, trascinata dalla doppietta di Erling Haaland.
Gli attacchi di Rabiot e Deschamps
Al termine della sfida disputata dai francesi, le condizioni del terreno hanno suscitato diverse contestazioni. Il centrocampista Adrien Rabiot ha descritto così il campo: “Il campo… non so nemmeno se si possa definire tale. È più una superficie dura, rigida e artificiale”. E ha espresso un auspicio: “Spero soltanto che nelle prossime partite avremo un campo migliore”. Durissimo anche il ct Didier Deschamps: “Sotto il manto erboso c’è una lastra di cemento. La palla rimbalza in modo diverso e il comportamento del terreno cambia a seconda dell’irrigazione”.
Anche la Norvegia protesta
Anche il ct norvegese Ståle Solbakken ha puntato il dito contro il terreno di gioco: “Non voglio che diventi una scusa, ma il fatto è che il campo è completamente asciutto”. Secondo l’allenatore, il terreno torna secco pochi minuti dopo essere stato irrigato, rallentando la circolazione del pallone. Dello stesso avviso Martin Ødegaard: “Anche se viene irrigato, il campo si asciuga dopo tre minuti. Dopo l’intervallo, le condizioni erano identiche a quelle che avevamo lasciato entrando negli spogliatoi”.
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