Politica

“Dai un bacio allo zio”: gli esperti spiegano perché forzare i gesti d’affetto può confondere i bambini sulle emozioni

Di cosa è fatto un abbraccio?

di Alberto Pellai e Barbara Tamborini

Illustrazioni Ilaria Zanellato

Editore ‏Mondadori, Età di lettura: dai 3 anni.

Cosa sono gli abbracci? Di cosa sono fatti? Che potere hanno?

Un albo illustrato può rispondere a tutte queste domande che spesso pongono i bambini, scritto dal Dott. Alberto Pellai, psicoterapeuta dell’età evolutiva, vincitore di diversi premi letterari e dalla Dott.ssa Barbara Tamborini, psicopedagogista e scrittrice di libri per bambini e ragazzi di volumi di psicologia e parenting, diventati bestseller e tradotti in diversi paesi.

Coniugi nella vita e poi colleghi, si dedicano, attraverso la loro professionalità, a regalare al pubblico di lettori, grandi e piccini, innumerevoli libri su temi che guidano nella crescita infantile e nell’educazione emotiva. L’albo Di cosa è fatto un abbraccio? illustrato da Ilaria Zanellato, intraprende una sorta di viaggio nel mondo degli abbracci raccontando di come gli abbracci abbiano una grande potenza: trasformano l’io in noi, condividendo affetti e sentimenti.

Si tratta di un racconto narrato dal punto di vista di due bambini che si trovano ad affrontare le loro emozioni. I protagonisti sono Bimbo e Bimba, nomi simbolici per permettere al lettore di identificarsi ed immedesimarsi nella storia carica di significato con un forte risvolto emotivo. Lo scopo degli autori è quello di soffermarsi su un gesto semplice che nasconde un potere “terapeutico”: l’abbraccio. L’abbraccio per quanto sia un’azione facile, a volta può essere difficile, perché comporta l’apertura delle proprie emozioni. Inoltre, è il primo gesto d’amore che riceviamo, ci fa sentire amati, protetti e accolti; insegna al bambino l’empatia, l’apertura verso l’altro e verso il mondo. Il donare all’altro ciò che di più semplice possediamo: l’Amore. Un libro da leggere in classe, a casa, nonché un ottimo regalo per tutti. Ma cosa sono le emozioni e come educare i bambini a riconoscerle, farle proprie, alcune superarle per ritrovare il proprio equilibrio emotivo? Un viaggio-intervista insieme agli autori per rispondere a questi quesiti e comprendere al meglio cosa si intende per educazione emotiva.

1. Pellai quant’è importante per lei il valore di un libro nella crescita dei bambini?

Un libro è molto importante per più motivi: quando il bambino è in età prescolare l’adulto gli legge un libro genera una relazione nutriente e permette al bambino di sperimentare, nell’attaccamento con quell’adulto, la sua base sicura. Inoltre, un libro è un grande amplificatore e potenziatore dei funzionamenti cognitivi del bambino, gli insegna le parole e l’acquisizione del linguaggio diventa poi una modalità con cui il bambino può esprimere i suoi bisogni e il suo mondo interiore. Infine, le storie presenti in un libro sono occasioni per il bambino di sperimentarsi nei suoi vissuti emotivi, di confrontarli con quelli che vengono sperimentati dai protagonisti delle storie che gli leggiamo e fondamentalmente di rispecchiarsi all’interno di esse.

2. Sappiamo definire un abbraccio, ma non sappiamo metterlo in pratica. Gli adulti si trascinano dei blocchi emotivi e di conseguenza non sono in grado di insegnare ai bambini le emozioni. Innanzitutto, cosa sono le emozioni, perché è importante lavorarci e soprattutto quali sono i mezzi per correre ai ripari se si hanno dei blocchi?

Le emozioni sono dispositivi innati che ci permettono di vivere la relazione con ciò che è fuori di noi, avendone un riscontro interiore. Se qualcosa da fuori mi minaccia ecco che si accende l’emozione della paura, se qualcuno a cui voglio bene si separa da me, si allontana o mi lascia, ecco che dentro di me si accende l’emozione della tristezza; diciamo che sono dei meccanismi con cui ho un riscontro interiore di fenomeni che avvengono fuori di me e che si fanno sentire dentro di me. E’ chiaro che gli adulti devono aiutare nei percorsi di educazione emotiva i bambini a riconoscere i loro stati emotivi e soprattutto a considerali validi, ad attraversali, elaborarli e gestendoli in modo funzionale.

A volte l’adulto non riesce ad offrire una relazione emotivamente competente al bambino, perché egli stesso da bambino non ha ricevuto questa competenza all’interno della relazione con i propri adulti di riferimento. Può essere che gli adulti di riferimento non sapevano sintonizzarsi con gli stati emotivi del bambino, può essere che li negavano, li invalidavano: “Non piangere come una femminuccia” o “Non avere paura come una femminuccia”. Queste espressioni nel codice maschile è una modalità con cui ai maschi è stato insegnato che alcune emozioni rendono fragili e femminilizzano. A volta addirittura le emozioni sono state forzate nella vita dei bambini, “Dai un bacio allo zio”, “sii obbediente con quella persona” cha magari non merita l’obbedienza di quel bambino. In questi casi è fondamentale che l’adulto rielabori la propria storia di bambino, per poter essere poi attivo e competente nella relazione emotiva con il proprio figlio.

3. Qual è l’errore più grande che un adulto, sia esso genitore, nonno, zio, amico commette e che suggerimento dà dott. Pellai?

Gli errori più grandi sono da una parte invalidare gli stati emotivi di un bambino, cioè riproporre al proprio bambino la stessa invalidazione degli stati emotivi che abbiamo ricevuto noi da piccoli. L’altro aspetto è che a volte gli adulti travolgono i bambini con il loro stato emotivo. Un adulto molto ansioso entra nella vita di un bambino e chiede al bambino di sintonizzarsi con le emozioni di un adulto, mentre in realtà il fenomeno dovrebbe andare al contrario.

4. Dottoressa Tamborini, lei tiene laboratori educativi nelle scuole di ogni ordine e grado e corsi di formazione per docenti e genitori, perché leggere questo libro in classe e che riscontro ha avuto dai bambini?

L’idea era proprio di partire da un gesto così importante per i bambini, ma anche per gli adulti, come quello dell’abbraccio che è un gesto concreto che fa percepire la bellezza di trovare un posto sicuro nel quale sentirsi accolti, riconosciuti e in qualche modo le braccia che avvolgono i bambini permettono a chi sta crescendo e appunto sta ancora prendendo confidenza con il proprio corpo di sentire i propri confini, di sentire lo spazio che occupa, di avere una percezione di sé.

Questa è un’esperienza molto utile alla crescita, dove io capisco lo spazio che occupo e percepisco le sensazioni che il mio corpo mi da quando entra in contatto con quello degli altri. E’ un gesto semplice, spontaneo, naturale che permette di sviluppare tante consapevolezze importanti e costruire un racconto poetico, come quello che abbiamo sviluppano nel libro e permette un po’ di smontare gli ingredienti di un abbraccio, capire di cosa è fatto. Gli ingredienti di un abbraccio non sono uguali per tutti, ogni abbraccio è diverso, c’è un abbraccio più caldo, uno più forte, uno più vigoroso, uno più delicato a seconda delle situazioni, delle persone. Ogni quadro del libro raccontano un po’ quale sono gli ingredienti e quali sono le caratteristiche che possono arrivare con un abbraccio.

Il riscontro che abbiamo avuto con i bambini è che alla fine loro possono disegnare mettendo nel loro sacchetto quali sono gli ingredienti dell’abbraccio che vorrebbero. Per questo è bello lavorare con i bambini con dei materiali esperienziali, come le stoffe morbide, un bigliettino, una caramella, un disegno. Mettere all’interno degli oggetti che rendono la materia dell’abbraccio, dell’incontro con l’altro, come se fosse una collana ricca di tante perle diverse. L’abbraccio può essere fatto di parole, di profumi, di tocchi più o meno forti. I bambini nel costruire gli ingredienti del loro abbraccio si costruiscono in modo concreto, ma anche all’interno di loro stessi, la possibilità di avere un’esperienza molto nutriente.

5. Quali sono i gesti, oltre l’abbraccio, che aiutano di più i bambini ad esprimersi, a parlare e a manifestare le proprie emozioni rendendole più comprensibili?

Attraverso degli ingredienti sicuramente, come detto nella precedente risposta, che vanno al di là dell’abbraccio e che rendono le emozioni degli oggetti più comprensibili. Il pensiero astratto dei bambini non è ancora sviluppato, ma la dotazione emotiva è già pienamente attiva e quindi i bambini sentono in ogni cosa che fanno le loro emozioni. Riuscire a trasformarle in contenuti condivisibili con gli altri è sicuramente molto utile e quindi importante abbinare alle sei emozioni di base gesti concreti che possono permettere di esprimere le emozioni e di trovare una risposta adeguata a quella emozione.

Per esempio, che cosa esprime la tristezza? Con i bambini si può lavorare sulle lacrime, sull’espressione del viso che esprime questo sentimento, dove le labbra si abbassano verso il basso. Lavorare sulla percezione corporea e su quale sono i simboli che raccontano la tristezza e poi pensare a quali sono i gesti di risposta, come qualcuno che ti asciuga una lacrima, qualcuno che ti protegge e ti stringe quando tu sei molle, e sembra che ti stia sciogliendo per la tristezza. Quindi aiutare i bambini ad esprimere le emozioni prendendo consapevolezza di come ogni emozione ha poi dei connotati corporei e sulla base di questa esperienza emotiva, capire qual è il gesto più utile e in qualche modo contenere e rispondere a queste emozione.

6. Perché “viaggiare” con Di cosa è fatto un abbraccio?

A.P. : Perché è un viaggio di due bambini che scoprono la bellezza dell’essere sintonizzati, di rispecchiarsi empaticamente nei propri stati emotivi e di riunirsi dentro un abbraccio dopo aver esplorato il mondo che li ha esposti a molti stati emotivi differenti. E’ una modalità con cui, attraverso l’abbraccio, si conquista quel senso di protezione e sicurezza che abbiamo imparato a conoscere nella cura, nell’accudimento degli adulti di riferimento che sono stati per noi base sicura.

B.T.: Perché è un libro molto colorato, con una storia che conquista l’attenzione dei bambini, almeno così ci hanno raccontato e ci è piaciuto vedere in alcune esperienze di lettura fatte con gruppo di bambini piccoli. E’ sicuramente un’occasione per volersi bene, per creare un bel clima, per condividere parole che fanno bene al cuore, per far sentire ai bambini, che ancora non hanno le parole per dire quello che hanno dentro, ma in qualche modo attraverso la lettura di questo libro possono scoprire che grande tesoro è stare in relazione con gli altri.


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