Il sarcasmo di Infantino sull’Italia e quella scelta europeista mai digerita
Il progetto saudita
Più o meno quando scoppiava il caso Superlega, nella primavera del 2021, alla Figc venne presentato da funzionari della Federcalcio saudita il dossier di una candidatura congiunta — Riad, Egitto e Italia — per organizzare il Mondiale del 2030. Un dossier non ufficiale, ma sostenuto dalla Fifa, solidamente incardinato nella strategia saudita di trasformazione economica e di soft power delineata dalla Vision 2030, che venne portato avanti per diversi mesi, e per il quale venne anche preparato un suggestivo filmato promozionale con un pallone calciato alla Mecca che disegnava una parabola fino a Luxor e poi volava, con un secondo tocco, fino al Colosseo. In cambio del know-how calcistico italiano, Riad avrebbe coperto gran parte degli investimenti per la modernizzazione degli stadi italiani. Un’operazione dunque con implicazioni economiche e diplomatiche non banali, che portò a un fitto dialogo tra federazioni e istituzioni, fino ai contatti con il governo italiano dell’epoca guidato da Giuseppe Conte.
Gravina prese tempo. Sia per la difficoltà di attuazione del piano, con le questioni dei diritti umani e i contrasti diplomatici con l’Egitto per l’omicidio Regeni, sia per le conseguenze politiche: aderire a una candidatura extra-Uefa avrebbe significato rompere un equilibrio delicatissimo, con le tensioni tra la Uefa e la Fifa per il controllo economico e politico del calcio che intanto erano andate, se possibile, accentuandosi tra proposte di un mondiale per nazionali biennale e di un mondiale per club (poi giocato nel 2025 negli Usa).
La scelta italiana alla fine è stata di non imboccare quella strada e di rinsaldare il legame con la Uefa, cosa poi avvenuta con la nomina nell’aprile 2023 di Gravina a vice presidente e con la co-assegnazione dell’Europeo del 2032 all’Italia e alla Turchia (paese che possiede stadi molto più moderni dell’Italia e che avrebbe potuto ospitare l’evento senza problemi).
Nel frattempo, la candidatura saudita – sempre più forte anche grazie all’avanzata del Regno nel calcio globale, con l’assegnazione della Coppa d’Asia 2027, l’acquisto del Newcastle e l’ingaggio di stelle del calibro di Cristiano Ronaldo – è stata prima ricalibrata, sostituendo l’Italia con la Grecia, e poi rimandata al 2034, quando l’Arabia effettivamente ospiterà da sola il mondiale extralarge con 48 nazionali.
È in questo contesto che quindi andrebbe letta la battuta di Infantino. Non solo una provocazione, ma un messaggio a una federazione che ha scelto un campo diverso in una partita in cui, sempre più, i confini tra sport, politica ed economia si confondono. Per l’Italia, la sfida ora è duplice: tornare competitiva sul campo e recuperare centralità nei tavoli dove si decide il futuro, non solo del calcio.
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