Cultura

The Weekender: ascolta gli album di Embrace, Sublime, Mono (e molti altri…) usciti oggi

Da qualche anno ormai il venerdì è il giorno della settimana consacrato alle uscite discografiche. Quale migliore modo allora per prepararsi mentalmente all’imminente, sospirato, weekend se non quello di passare in rassegna le migliori album usciti proprio nelle ultime ore?
I dischi attesi per mesi sono finalmente tra noi…buon ascolto.

EMBRACE – “Avalanche”
[Cooking Vinyl]indie-pop-rock

Con album di grande successo, tour sold-out e partecipazioni come headliner ai festival alle spalle, gli Embrace rimangono una delle band di riferimento della loro generazione. “Avalanche”, il loro nono album in studio, uscirà nel 2026 in occasione del trentesimo anniversario della band. Scritto e registrato con una rinnovata prospettiva, “Avalanche” vede la band tornare a un approccio essenziale, sia dal punto di vista emotivo che sonoro. Danny McNamara descrive il disco come il lavoro più onesto e aperto che gli Embrace abbiano mai realizzato, privilegiando l’emozione rispetto alla raffinatezza e lasciando che le canzoni rimangano imperfette, irrisolte e umane. È degno di nota il fatto che la formazione della band sia rimasta immutata dal 1996: una continuità rara che è alla base della loro longevità. Piuttosto che offrire risposte, l’album si conforma alla realtà che la vita è fragile, travolgente e fugace — e che spesso il significato sta nel prestare attenzione a ciò che è già qui. A trent’anni di carriera, gli Embrace sembrano meno preoccupati della loro eredità e più impegnati a catturare qualcosa di reale, proprio ora.

SUBLIME – “Untile The Sun Explodes”
[Atlantic]alternative

Dopo quasi trent’anni, i Sublime tornano con “Until The Sun Explodes”, il loro primo album completo con Jakob Nowell alla voce, pubblicato dalla Atlantic Records. Con collaborazioni di H.R. dei Bad Brains, Fletcher Dragge dei Pennywise, G Love e altri, l’album rimane fedele al sound classico della band, aprendo al contempo un nuovo capitolo.

MONO – “Snowdrop”
[Temporary Residence]post-rock

Quando i Mono registrarono il loro precedente album, “Oath”, con il loro partner di produzione di lunga data e amico Steve Albini nel 2023, non avrebbero mai immaginato che sarebbe stato l’ultimo album in studio realizzato insieme. Albini morì tragicamente l’anno successivo, lasciando un vuoto incalcolabile non solo nella vita di chi lo conosceva, ma anche in quella di chiunque fosse legato a uno qualsiasi dei migliaia di dischi che aveva contribuito a far nascere negli ultimi quarant’anni. Ha portato chiarezza nel caos e una dedizione disinteressata all’arte e agli artisti che non ha eguali. Sia a livello personale che pratico, questa perdita ha lasciato i Mono ad affrontare un profondo dolore e un’incertezza. Albini era diventato una parte fondamentale del suono inconfondibile dei Mono, e l’idea di sostituirlo era a dir poco scoraggiante. Entra in scena Brad Wood (Touché Amoré, The Smashing Pumpkins). Lavorando ancora una volta con il direttore d’orchestra Chad McCullough, di Chicago, i Mono hanno ingaggiato un’orchestra di 10 elementi e un coro di 8 elementi per le otto imponenti composizioni che compongono “Snowdrop”. Con la band che suona e Wood che registra nello stesso spazio sacro in cui sono stati creati la maggior parte dei dischi dei Mono nel corso dei loro 25 anni di storia, le canzoni di “Snowdrop” assumono un peso particolare. Mixato da Wood nel suo studio di casa Seagrass a Los Angeles, l’album risulta allo stesso tempo intimo e avvolgente.

OLIVIA RODRIGO – “you seem pretty sad for a girl so in love”
[Interscope]indie-pop

Il tanto atteso terzo album in studio di Olivia Rodrigo, vincitrice di tre Grammy, intitolato “You seem pretty sad for a girl so in love”, fa seguito ai suoi album “Guts” e “Sour”, acclamati dalla critica.

GEORGIAN – “Crackled Grounds”
[Heist or Hit]alternative

Appena firmati con la Heist or Hit, l’EP di debutto dei Georgian, “Crackled Grounds”, si presenta come un’antologia sulla scia di “The Ballad of Buster Scruggs”. Non si tratta solo di canzoni, ma di scene, di mondi a sé stanti che brillano di dettagli insoliti prima di dissolversi in un miraggio. “Abbiamo registrato in una fattoria appena a nord di Amsterdam“, afferma James.Ci ha dato spazio e concentrazione e ci ha aiutato a canalizzare l’atmosfera western che volevamo imprimere nei brani. Arno ci ha offerto molte opzioni per la pedaliera e la scelta delle chitarre. Queste cose in particolare ci hanno aiutato a mettere a punto il suono che stavamo cercando“. La raccolta che ne risulta racconta gli alti e bassi dell’esistenza e fiorisce di immagini naturali.

YES – “Aurora”
[InsideOutMusic]prog-rock

La leggendaria band progressive rock degli Yes torna con il suo ventiquattresimo album in studio, “Aurora”. Quando gli Yes hanno iniziato a abbozzare le prime idee per quello che sarebbe poi diventato “Aurora”, il processo era informale ed esplorativo. All’inizio non c’era alcun concetto prestabilito, solo una raccolta di frammenti musicali che gradualmente hanno iniziato a trovarsi e a prendere forma. Tra questi primi abbozzi c’era un brano intitolato “Aurora”, e ben presto è diventato chiaro che quel nome aveva un certo peso. Suggeriva luce, nascita e un senso di vastità, qualità che risuonavano profondamente con la band. Come spiega Steve Howe: “Realizzare questo disco è stato gioioso, un’occasione per suonare, esplorare e dare tutto alla musica. È sempre stata una questione di collaborazione: qualcuno può scrivere una canzone, ma finché tutti non ci mettono il proprio contributo non è davvero una canzone degli Yes. Non stiamo cercando di riecheggiare il passato; stiamo portando avanti lo spirito degli Yes e trasformandolo in qualcosa di nuovo“.

SLEEPING WITH SIRENS – “An Ending In Itself”
[Rise]metal

Prodotto da Will Yip (Turnstile, Circa Survive, Movements), l’ottavo album in studio della band rappresenta per loro sia un ritorno alle origini che una nuova partenza, poiché riescono a far rivivere lo spirito inquieto dei loro suoni classici con la ricchezza di esperienze maturate negli ultimi anni. L’album è descritto sia come un culmine che come una continuazione, che riprende l’arco emotivo e tematico di “How It Feels To Be Lost” e “Complete Collapse”, riconnettendosi allo stesso tempo con lo spirito che ha spinto la band in avanti all’inizio.

YHWH NAILGUN – “Magazine”
[4AD]alternative

I YHWH Nailgun si sono costruiti una reputazione grazie a una musica viscerale, immediata e impossibile da classificare con precisione. Quello che nel 2020 era iniziato come un incontro grezzo tra il cantante Zack Borzone e il batterista Sam Pickard si è poi evoluto in un quartetto completo con l’aggiunta del chitarrista/produttore Saguiv Rosenstock e del tastierista Jack Tobias. Il loro nuovo album “Magazine” affina ulteriormente la visione senza compromessi della band. Attraverso 10 brani che si snodano in soli 11 minuti, “Magazine” spinge il suono degli YHWH Nailgun in un territorio ancora più essenziale e immediato. “Magazine” è stato presentato in anteprima il mese scorso al C2C Festival di New York, dove la band ha suonato l’album per intero, della durata di 11 minuti, prima di abbandonare bruscamente il palco. Noti per i loro concerti dinamici e imprevedibili, la performance ha generato in egual misura confusione ed entusiasmo. Radicati nell’improvvisazione e nella ricerca di “rapidi slanci” di ispirazione, gli YHWH Nailgun continuano a perfezionare un suono che appare al tempo stesso provocatorio e stranamente trascendente: una musica che resiste alle definizioni pur dedicandosi completamente al proprio linguaggio unico.

LA SECURITE – “Bingo!”
[Bella Union]alternative

La Securite è un collettivo il cui art punk è un mix equilibrato di ritmi frenetici, arrangiamenti eccentrici e ritornelli melodici minimalisti; il tutto filtrato da un’atmosfera da insonnia, frutto dell’eccessiva esposizione alle luci al neon della città La musica è tutta incentrata sul vivere pericolosamente, perfettamente adatta a essere diffusa a tutto volume sulle piste da ballo; mentre i testi condividono l’ethos del movimento Riot Grrrl e celebrano l’autonomia delle donne, gli amici (cattivi e gentili) e la benevolenza.

YEA MING AND THE RUMOURS – “Residue”
[Dandy Bloy]indie-rock

Dopo “I Can’t Have It All” del 2024, la band indie pop della Bay Area Yea-Ming and The Rumours torna con il suo quarto album in studio. Con i testi struggenti che la contraddistinguono e la sua voce alla Nico, Yea-Ming continua a esplorare la crudezza dell’esperienza umana e delle emozioni. Se “I Can’t Have It All” ha segnato un momento di cambiamento e transizione per Yea-Ming, “Residue” abbraccia il reset, l’analisi della realtà dopo la tempesta. Nel complesso, “Residue” parla della natura opprimente della memoria (ricordare e dimenticare), abbracciando la crudezza dell’amore, dell’intimità e del rimpianto. È certamente una miscela importante, tenuta insieme dalla voce melliflua di Yea-Ming.

WIKI – “Ancient History”
[Wikset Enterprise]hip-hop

Wiki è ormai una figura di spicco dell’hip hop newyorkese da quando, all’età di 17 anni, ha co-fondato il gruppo Ratking, che sfida ogni convenzione e il cui stile aggressivo ha rappresentato una nuova generazione di ragazzi e artisti della città, assetati di innovazione ed energia pura. Con la sua ultima uscita discografica, ha consolidato il suo ruolo di portabandiera dei maestri MC di New York, rappresentando i tipi stravaganti, gli eccentrici e la cultura underground.

MARTIN SCHMIDT & JOHN BERNDT – “Cloud Machines”
[Thrill Jockey]ambient

“Cloud Machines” è la straordinaria collaborazione d’esordio tra M.C. Schmidt, membro del leggendario duo elettronico Matmos, e John Berndt, figura di spicco dell’avanguardia di Baltimora e leader del High Zero Festival, del collettivo Red Room, dei Geodesic Gnome, nonché ideatore di concetti sonori radicali come Spectral Relay (un’architettura di elaborazione del segnale su misura) e Relabi (un genere concettuale definito da un impulso simile alle macchie di Rorschach). Questi due iconoclasti hanno realizzato qualcosa di genuinamente inaspettato: un’opera elettronica stranamente dolce che è tanto immediatamente coinvolgente quanto una serie di deliziosi enigmi. Quando due dei personaggi più irascibili della musica sperimentale trascorrono dodici anni a creare un album, non si ottiene semplicemente un’altra uscita: si tratta di un’antologia di universi tascabili. Il disco è una lettera d’amore a due delle loro più forti influenze reciproche degli anni ’80: i fumetti deliranti dell’autore francese Jean Giraud (alias Moebius) e le bellissime miniature delle collaborazioni SKY Records Cluster/Eno/Conny Plank.

ODDFELLOWS – “Oddfellows”
[Wild Honey Records]garage-rock

Dicembre 2024: gli Oddfellows si riformano. Nessuna operazione nostalgia, nessuna riesumazione da museo — qualcosa di molto più dinamico. La storia si riapre con “The Burden”, primo singolo e scarica da due minuti di pura tensione elettrica — essenziale, urgente, ridotta all’osso. Gli Oddfellows del 2026 lavorano per compressione e impatto: tredici brani affilati, per la maggior parte sotto i due minuti, più una rilettura di un classico dei Reds che stringe passato e presente in un nodo serrato. Queste canzoni non suonano come un’evoluzione quanto come un’origine — lo schema grezzo di un suono che innumerevoli band avrebbero poi rifinito, rielaborato e amplificato.

PARENT TEACHER – “Tricks for Meds”
[Wilbur & Moore Records]alt-rock

In questo nuovo disco la band esplora il suo lato rock più energico, creando inni intensi che raccontano la follia che stiamo vivendo tutti. Le canzoni hanno quell’energia rock grezza tipica degli Angel Du$t, pur traendo ispirazione dai Deftones, dagli Helmet e da accenni dei Mercury Rev. Parent Teacher è un progetto con sede a New York City che si muove tra il grunge, l’acoustic-punk e tocchi di indietronica. Dopo “Impending Doom” del 2023 e il successivo “Ethereal Collapse”, il progetto ha continuato a esplorare un mondo che appare sempre più surreale e instabile, abbinando osservazioni critiche, spesso cupe, a melodie apparentemente dolci e a un’interpretazione vocale distaccata. Il nuovo album, “Tricks for Meds”, è più pesante e immediato, attingendo dall’alternative e dal pop-punk degli anni ’90, pur conservando tracce delle tendenze più elettroniche e sperimentali del progetto. In tutto il disco, temi crudi e melodie addolcite convivono fianco a fianco, creando canzoni che sembrano familiari e allo stesso tempo leggermente fuori dal comune.

JOAN AS POLICE WOMAN – “Real Life Evolution”
[Reveal Records]indie-rock

A vent’anni dall’uscita del suo acclamato album di debutto “Real Life”, Joan As Police Woman rivisita il disco che ha dato il via alla sua singolare carriera: il suo nuovo album “Real Life Evolution” esce per Reveal Records. Qui, Joan Wasser reinterpreta abilmente ogni brano attraverso la lente di due decenni di crescita artistica, creando una raccolta che risulta fedele all’originale e al contempo completamente rinnovata. Rivela la forza intramontabile di questo materiale, scoprendo al contempo sfumature inaspettate di emozione e consistenza. Plasmato da anni di esibizioni e da nuovi collaboratori, questo disco si distingue per la presenza di ospiti del calibro di Iggy Pop e Krystle Warren, che sottolineano lo spirito di connessione creativa e reinvenzione dell’album. Più che una celebrazione dell’anniversario, questa è una testimonianza della vita di grandi canzoni e della loro capacità di evolversi nel tempo. Intima, avventurosa e profondamente sentita, Joan torna dove tutto è iniziato, manifestando nel processo nuovi capolavori.

CHERRY CHEEKS – “D.O. & The Bytes”
[Total Punk]garage-rock

I Cherry Cheeks tornano con il loro terzo album, ed è un concept album! Un concept album è una sfida audace, e i Cheeks non solo la portano a termine, ma vanno ben oltre. Nel corso di 14 brani seguiamo il nostro eroe digitale D.O. mentre viene braccato dai malvagi Reapers. Il loro obiettivo: cancellargli la memoria, ma al servizio di chi? È un’opera rock che ricorda un fantastico cartone animato del sabato mattina! Le capacità compositive di Kyle Harms sono migliorate, e questo album è un susseguirsi di successi dall’inizio alla fine. Ti entra in testa! Duro quando serve, ma anche ricco di ritornelli pop accattivanti. Kyle si è occupato di tutto, dal suonare tutti gli strumenti e la produzione, il che è incredibile, all’impeccabile grafica. È una testimonianza del suo talento il fatto che riesca a portare a termine tutto questo senza cadere nel banale.

PETROLIO – “Club Atletico Voces y Gritos”
[Subsound]elettronica

Con oltre 140 esibizioni dal vivo in Italia e in Europa, Petrolio è un progetto solista di Enrico Cerrato, un artista versatile capace di muoversi con disinvoltura tra musica sperimentale e noise, colonne sonore e composizioni per il teatro.

RUTH GARBUS – “Profound”
[orindal]cantautorato

“Profound” è il titolo del terzo album in studio della cantautrice di Brattleboro, nel Vermont, Ruth Garbus, pubblicato dalla Orindal Records. Chi conosce bene la discografia della cantautrice apprezza il suo lavoro non solo per la sua malinconia discreta, ma anche per i testi vivaci e colti che fanno il punto sul fango che riempie le nostre menti e i nostri oceani. Ma in “Profound”, Garbus è dichiaratamente più felice. È anche più sicura di sé nella sua musica e nel suo ruolo di creatrice. “Profound” inizia e finisce con Garbus che riflette su cosa significhi essere una donna sulla quarantina.

GOOSE – “Big Modern!”
[No Coincidence Records]alternative

Dopo le uscite consecutive di “Everything Must Go” e “Chain Yer Dragon” nel 2025, i Goose tornano con “Big Modern!”, un nuovo capitolo pieno di energia che amplia il caratteristico sound indie rock della band con synth ispirati alle luci al neon, ritmi trascinanti e ritornelli epici e travolgenti. Nuovi brani come “Good2B” e “Good Times // End Times” si affiancano ai brani preferiti dai fan “Big Modern” e “Torero”, catturando lo spirito avventuroso dei Goose e offrendo alcune delle loro registrazioni in studio più audaci e dinamiche mai realizzate.

JON SPENCER – “Songs Of Personal Loss And Protest”
[Shove]garage, surf

Mr. Blues Explosion continua ad accendere le torce e a suonare le campane, cantando e predicando dai tetti, dal vivo sui palchi di tutto il mondo, sulle onde radio, via satellite e proprio qui, proprio ora, in un disco nuovo di zecca. “Songs Of Personal Loss And Protest” è stato registrato con l’inarrestabile band di Jon, e se avete avuto la fortuna di vederli negli ultimi anni mentre facevano impazzire il pubblico da Akron a Osaka, da San Jose a Santiago, allora sapete che Jon è ancora alla guida del più grande spettacolo rock’n’roll dal vivo del mondo: un’esperienza che scuote l’anima, stordisce, ti lascia intriso di sudore e, in definitiva, è meravigliosamente esaltante.
Riprendendo da dove si era interrotto il mini LP del 2024 “Sick Of Being Sick!”, Jon fa scintille con Spider Bowman alla batteria e Kendall Wind al basso. Offrono dodici brani inediti e originali, caratterizzati da un’anima iper-energica e da un groove potente, con ritmi duri come diamanti e lisci come il ghiaccio, un basso fuzz in primo piano e una valanga di impulsi incontrollabili, che spingono l’ultima esplosione di garage punk di Jon, tra urla, sbavature, canticchi sexy e lamenti vociferanti su questi tempi difficili, verso nuovi livelli di espressionismo rock’n’roll.

CFCF – “L.U.V.”
[autoprodotto]elettro-pop

CFCF riemerge dalla fantasticheria intrisa di atmosfera Y2K di “Memoryland” con il suo nuovo album electro-pop dal tono provocatorio: “L.U.V.”. Informalmente intitolato “Life in Ultra-Violet” (che estende sfacciatamente la narrazione di ‘Memoryland’ attraverso il suo epilogo “The Ultraviolet Room”), qui CFCF rinvigorisce molteplici filoni del dance-pop dal periodo d’oro postmoderno del genere: lo Scandi-pop dai colori fluorescenti si mescola al bubblegum londinese da High Street; il speed garage collage si fonde nel garage rock electroclash. Ironico, sincero, sarcasticamente edonistico; allusioni a Dostoevskij si mescolano a Uniqlo. Popolare, concettuale, di cattivo gusto ma sofisticato.

PROPHETIC JUSTICE MINISTRY – “Key to World Peace”
[Night School]cantautorato

“Key To World Peace” è il terzo album pubblicato da Prophetic Justice Ministry, alias il musicista australiano Sam Perry. Un album d’atmosfera e dal sapore cinematografico che nasconde al suo interno un notevole talento nel comporre brani pop; il suo autore, Prophetic Justice Ministry, è al centro di una nuova ondata di artisti creativi e anticonformisti di Melbourne. Romantico, sfumato e avvolgente, Perry emerge da un muro di penombra con una serie di brani orecchiabili e di emozioni toccanti. “Key To World Peace” oscilla tra l’esibizione di uno spettro di risonanze emotive sfocate nei suoi passaggi strumentali e la vulnerabilità sotto forma di un songwriting grezzo e melodico. Con la sua prima uscita fuori dall’Australia e il debutto in vinile, Prophetic Justice Ministry di Sam Perry è una danza seducente tra luci e ombre.

THE BOBBY LEES – New Self”
[Epitaph]punk

Per i Bobby Lees, il loro quarto album e debutto con la Epitaph, “New Self”, segna un nuovo emozionante capitolo per la band, rafforzando al contempo ciò che li ha sempre resi così magnetici. I Bobby Lees non hanno bisogno di molte presentazioni. Bastano pochi secondi di ascolto dei loro concerti dal vivo, che sembrano esplosioni di fuoco, o dei loro dischi in studio, che sembrano fulmini in bottiglia, per capire perché si siano guadagnati l’ammirazione di musicisti leggendari come Iggy Pop, Debbie Harry e Henry Rollins. Sono intransigenti nel loro sound e generosi con la loro energia quanto i loro antenati punk che per primi hanno riscritto le regole del gioco negli anni ’70. Guidati dal cantante e chitarrista Sam Quartin, dal batterista Macky Bowman e dal bassista Kendall Wind, i Bobby Lees riportano la selvaticità e il pericolo nel punk rock.

BIG / BRAVE – “in grief or in hope”
[Thrill Jockey]alternative

Il lavoro dei Big / Brave è in continua espansione. La singolare e magistrale capacità del trio di plasmare il suono in composizioni musicali racchiude strati di vulnerabilità all’interno di tempeste frenetiche. “in grief or in hope” è una visione innovativa del suono elettroacustico e della narrazione emotiva, una fonte inesauribile di distorsioni travolgenti e di bellezza devastante. Il disco segna una svolta per i Big / Brave verso composizioni più dense e orientate alla chitarra. Le progressioni istintive del trio sono rese più vivide dalla registrazione dal vivo, che cattura il suono imponente e leggendario delle loro esibizioni. Wattie scrive: “Tutto ciò su cui potevo riflettere era il dolore e la speranza; la morte e la vita; causa ed effetto; le esperienze condivise dell’essere un essere umano“. Decimo album per l’ensemble, “in grief or in hope” rende omaggio al loro passato mentre guarda al loro futuro.

GENGHIS TRON – “Signal Fire”
[Relapse]metal

Con il loro quarto album in studio i Genghis Tron ci risvegliano dai sogni ad occhi aperti post-apocalittici dei loro lavori precedenti con una scossa violenta — e più che benvenuta. Questa volta, le fantasticherie su un futuro lontano che avevamo sentito per la prima volta in “Board Up The House” lasciano il posto a una consapevolezza inquietante del presente che stiamo effettivamente vivendo, mentre le circostanze diventano troppo opprimenti per poter tentare di fuggire. “Signal Fire immagina una distopia alla Kojima fatta di infinite guerre per procura“, dice il cantante e autore dei testi Tony Wolskidove il diluvio di informazioni disponibili ha reso obsoleta la capacità umana di analizzarle. Un mondo in cui chi è abbastanza amorale, spudorato e astuto può letteralmente rimodellare la realtà a proprio piacimento attraverso la pura insistenza“. A vent’anni di carriera, dopo aver dimostrato la loro capacità di creare un terreno comune tra Ministry e Aphex Twin, tra Brutal Truth e Boards Of Canada, tra Cluster e Converge, i nuovi ibridi di genere brutti-belli dei Genghis Tron non sono più una sorpresa.

RACHEL BOLAN – “Gargoyle Of The Garden State”
[earMUSIC]hard-punk-rock

L’album è pieno di energia fresca e grinta, distinguendosi da tutto ciò che Bolan ha fatto in precedenza. Il progetto vanta una formazione impressionante di musicisti ospiti, tra cui i compagni di band di Bolan negli Skid Row: Dave “Snake” Sabo (chitarra), Scotti Hill (chitarra) e Rob Hammersmith (batteria). A loro si aggiungono collaboratori come Corey Taylor (Slipknot), il vincitore del Grammy Nuno Bettencourt (Extreme), Danko Jones, Steve Conte (New York Dolls) e Damon Johnson (Brother Cane, Lynyrd Skynyrd). Il disco si distingue non solo perché non suona come gli Skid Row, ma anche perché Bolan si occupa della voce solista e suona personalmente la maggior parte delle parti di chitarra e tutte quelle di basso. Questo lo rende il suo lavoro più forte e personale fino ad oggi, e qualcosa per cui i fan hanno davvero tutte le ragioni per essere entusiasti.

ALEX AMEN – “Sun Of Amen”
[ATO]folk

Con il suo country/folk-rock dal taglio indie, Alex Amen debutta con un album completo per la ATO Records con “Sun of Amen”: un lavoro che apre uno spazio alla meraviglia silenziosa e duratura, proponendo brani caratterizzati da una disinvoltura magnetica e da una straordinaria bellezza. Basta un ascolto della sua musica per pensare che Alex Amen sia un uomo anziano, un settantenne che rivive il suo periodo d’oro degli anni ’70 – ma il suo talento per le atmosfere vintage e i suoni nostalgici è del tutto nuovo. Per i fan del meglio e del più brillante di Laurel Canyon, John Martyn, Iron and Wine ed Elliott Smith.

PAYCHEQUE – “Paycheque”
[Mansions And Millions]synth-pop

LP di debutto dei Paycheque che mostra chiaramente le influenze pop degli anni ’80, inondato di gated drum, linee di chitarra pulite e sintetizzatori hardware vintage. Ma se si guarda oltre questi punti di origine spaziali e temporali, si trova un disco che è molto legato alla Los Angeles di oggi. Registrato tra il 2024 e il 2025 in uno studio casalingo proprio accanto alla loro cucina, Goldfarb e MacIntosh hanno visto il tetto delle stalle abbandonate nel loro cortile strappato via dai venti di Santa Ana che hanno alimentato i devastanti incendi della regione. Poco dopo il completamento del disco, la casa stessa era destinata alla demolizione. Questo senso di impermanenza, da tempo caratteristico di Los Angeles ma ora di nuova urgenza, aleggia sull’album. La sensibilità dell’album è evidente nel nome stesso della band, che allude maliziosamente alle proprie influenze e si distingue da esse. L’inglese canadese evoca la storia del duo a Montreal, mentre la natura quotidiana della parola funge da contrappunto giocoso alle sue ispirazioni stilistiche – si pensi ai Depeche Mode, alla New Musik, ai Pet Shop Boys – e alle loro associazioni nella memoria culturale con il presunto sfarzo e glamour degli anni di Reagan e Thatcher. Sebbene patinata e incredibilmente orecchiabile, questa è musica pop da stipendio, non da salario.

BAAUER – “U”
[Lucky Me]elettronica

Il terzo album di Baauer, produttore candidato ai Grammy, intitolato “U”, richiama le sue prime ossessioni musicali: i grandi successi che hanno dominato le onde radio negli anni 2000 e i mix che scopriva alla radio il venerdì sera. Con la produzione esecutiva di Hudson Mohawke, “U” suona come un Essential Mix di Radio 1 perduto da tempo, con le sue 16 tracce consecutive che rendono omaggio ai maestri del campionamento che hanno dominato la scena dance degli anni 2000. Dal brillante collage di beat di “Supersonic” ai drop da urlo di “Calling Out For U” e alla delirante disco-house di “Better”, i singoli dell’album emulano la mentalità crossover dei più grandi artisti dance degli anni 2000. Più in profondità, le stranezze di questo nerd da studio autodidatta non vengono smussate, sottolineando la sua lunga esperienza nelle trincee dei club.

KLIMT 1918 – “Àmor”
[Prophecy Productions]indie-rock

il quinto album dei Klimt 1918 completa un ritorno voluto, che veicola non solo un vissuto scritto e ancora da scrivere, ma anche un manifesto viscerale, primitivo, eterno, come la parola che lo intitola. Non casualmente, infatti, leggendolo al contrario, il titolo richiama la città eterna, Roma, luogo di provenienza della band. Ogni traccia rappresenta un gesto, un manifesto d’esistenza in cui l’altro non è oscurato dal proprio individualismo, ma diventa parte di noi, come in un amplesso profondo, unico. Un amore del tutto, un rapporto simbiotico con ciò che ci circonda e un perfetto inno a quell’elemento che più ci rappresenta e che, con il tempo, rischia di essere un lontano ricordo del nostro passaggio nel mondo: l’affetto. Il contorno sonoro etereo e prorompente tipico dello shoegaze accompagna un ritorno atteso e lungo ben dieci anni dei Klimt 1918, che, ancora volta, rendono giustizia alla paura come l’orgoglio, alla speranza come la disperazione; la speranza di poter lasciare a chi ascolta un posto nel mondo, anche quando non sembra esserci, e di trovare proprio nella contraddizione la perfetta armonia di ogni essere umano.

SIGARETTEWEST – “Dio Ti Protegga”
[Artist First]cantautore

Esce il 12 giugno per Artist First “Dio ti protegga”, album d’esordio di Sigarettewest, cantautore ligure che fa della scrittura autobiografica e della libertà espressiva il cuore della propria ricerca artistica. Composto da dieci brani, il disco si presenta come un racconto unitario costruito attraverso storie diverse ma strettamente connesse tra loro. Un lavoro che attraversa la malinconia, gli amori che iniziano e quelli che finiscono, il ricordo dell’adolescenza, la solitudine, la vita notturna milanese e il ritorno alle proprie radici. Nelle canzoni di “Dio ti protegga” convivono esperienze personali e immagini universali: gli animali della notte, il desiderio di appartenenza, l’alcol, il sesso, il denaro, la dipendenza, il dubbio e la necessità di immaginare il futuro. È un disco che nasce dall’urgenza di raccontare la vita senza filtri, inseguendo una sola certezza: quella della canzone. Per Sigarettewest infatti la musica non rappresenta semplicemente un mezzo espressivo, ma un luogo di verità: “La canzone è tangibile. La canzone è la verità. Esiste solo questo.

NUEVOS MUNDOS – “Este Invierno”
[Meritorio]indie-pop-rock
, shoegaze

È passato un anno dall’uscita del primo LP dei Nuevos Mundos. Un anno caratterizzato dall’album e da un’intensa attività live che ha contribuito a consolidare un sound proprio: un’esplorazione delle trame riverberanti dello shoegaze da una prospettiva più psichedelica, a tratti vicina al krautrock. Lungi dal fermarsi, la band torna nel 2026 con una nuova uscita che funge da ponte tra le varie fasi. Un doppio EP concepito non come un semplice intermezzo, ma come una dichiarazione d’intenti. Il progetto guarda sia al passato che al presente. Da un lato, viene ristampato per la prima volta in formato fisico “Mis Plantas”, il loro EP di debutto. Dall’altro, il lato A del 12″ raccoglie materiale inedito: tre nuove canzoni registrate in una seconda visita allo Estudio Brazil — dove hanno registrato anche il loro primo album — insieme a un brano recuperato da quelle prime sessioni che non era stato incluso nel loro album di debutto.

DANIELE SILVESTRI – “Canzoni A Sdraio”
[Epic Records / Sony Music Italy]cantautorato

“Canzoni a sdraio” è un atto di fiducia nella durata delle canzoni. In un mercato che premia la velocità e la continua ricerca della novità, Daniele Silvestri recupera alcuni brani rimasti lontani dai riflettori della sua discografia e li riporta al presente, convinto che esistano canzoni capaci di continuare a raccontare qualcosa di importante anche molti anni dopo la loro pubblicazione. Non canzoni “dimenticate”, ma canzoni che meritano una seconda vita. In qualche modo, questo progetto applica così alla musica la stessa logica che oggi rende prezioso il “second hand”: recuperare ciò che esiste già, sottrarlo alla cultura dell’usa e getta e riscoprirne il valore, la qualità e l’attualità. Il disco diventa così una dichiarazione d’amore per l’ascolto consapevole e rilassato, “da sdraio”, per una musica che non dipende dalla sua data di uscita ma dalla capacità di continuare a raccontare qualcosa a chi la ascolta. Un lavoro registrato in trio, che spoglia le canzoni degli arrangiamenti originali per metterne in evidenza parole, melodie e significati. Accanto a Silvestri, al pianoforte e alle chitarre, ci sono Davide Savarese alla batteria e alle percussioni e Marco Santoro al fagotto e alla tromba. Una formazione inusuale che contribuisce a creare un suono intimo e sorprendente.

SPORTS BOYFRIEND – “Slice Of Life”
[Eileen Peltier]indie-rock

Il disco attinge a elementi di alt-country, power pop e rock adult contemporary degli anni ’90 per creare un album rock genuino ma accogliente, che dà la sensazione di trovarsi nella stessa stanza con la band mentre registra queste canzoni in tempo reale. Se vi piacciono MJ Lenderman, Wednesday, Waxahatchee insieme a Lucinda Williams e una Gillian Welch più rock, questo disco fa per voi.

DES ROCS – “To Hell and Back”
[Sumerian]alternative

La rock star emergente Des Rocs torna con il suo terzo album in studio, “To Hell and Back”, pubblicato dalla Sumerian Records. Un disco audace e pieno di grinta, composto da 11 brani e prodotto da Joe Chiccarelli, l’album include il singolo “This Land”, presente nella colonna sonora del videogioco Borderlands 4, e mette in mostra il caratteristico mix di energia rock moderna e atteggiamento intramontabile tipico di Des Rocs, cresciuto a New York City.

HORSE LORDS – “Demand to Be Taken to Heaven Alive!”
[RVNG]sperimentale

La musica contenuta in “Demand to Be Taken to Heaven Alive!” degli Horse Lords appare al tempo stesso incredibilmente dettagliata ed eminentemente umana. I dodici brani raccolti sono stratificati, intrecciati, complessi dal punto di vista tonale e ritmico: motivi di interazione e tassellatura simili a un effetto moiré che coinvolgono sia la mente che il corpo, ricchi di labirinti sonori dal groove ineludibile. Gli artisti non sono necessariamente scienziati, logici o leader spirituali, ma attraverso la loro comprensione personale dell’ordine e dell’esperienza, forniscono un accesso esperienziale a stati elevati sia di materialità che di immaterialità. Sebbene “D2BT2HA!” non sia una suite in senso stretto, la musica si influenza e interagisce con se stessa attraverso collegamenti complessi. Gli Horse Lords osservano che «ci piace l’idea dell’arte come strumento per cambiare prospettiva, per poter ruotare le idee e vederle/ascoltarle/percepirle da un punto di vista diverso».

MARCO FRACASIA – “4321 Hz”
[42 Records]indie-pop, cantautorato

“4321 Hz” è una raccolta di canzoni molto personali ma pure molto ricche dal punto di vista strumentale e produttivo. Il titolo si ispira a quello di un romanzo di Paul Auster a cui si associa una frequenza radio immaginaria. Quella che fa da sottofondo allo scorrere dell’esistenza vista come una serie di porte non aperte e deviazione improvvise.
Musicalmente è un disco che si muove in un territorio difficile da definire: c’è il dream pop, l’elettronica e la canzone d’autore, ci sono le melodie immediate insieme al rumore, ai sintetizzatori e alle chitarre elettriche.

KELSEY LU – “So Help Me God”
[Dirty Hit]indie-pop

Co-prodotto insieme a Jack Antonoff e Yves Rothman, il disco segna il ritorno di Kelsey Lu dopo sette anni dall’album di debutto “Blood” ed è plasmato da un profondo senso di trasformazione, in cui devozione, desiderio, lutto e trascendenza si fondono e si sovrappongono. L’album si estende oltre la musica, dando vita a un universo visivo coerente, costruito attorno a un cortometraggio realizzato in collaborazione con la regista vincitrice del BAFTA Savanah Leaf. Interpretato dall’attrice francese Garance Marillier e girato dalla fotografa Yumna Al-Arashi, il film rappresenta un complemento inscindibile del disco: insieme costituiscono un’unica opera artistica che conferma ulteriormente il ruolo di Kelsey Lu all’incrocio tra musica, arte contemporanea e cultura.

ORAL HABIT – “A Broken Chord”
[autorpoduzione]garage

Autodefinito ‘Rainbow of Oral Habit’, “A Broken Chord” è anche un album in cui il trio ci mostra praticamente tutto ciò di cui è capace. In linea con una band che il Guardian ha descritto come “impressionante e travolgente“, è un album che si confronta con elementi imprevedibili del freakbeat degli anni ’60, del krautrock, del punk e della psichedelia, cambiando spesso tempo e metrum all’interno di brani tanto espansivi e rumorosi quanto delicatamente concisi, così ci dice Elvis Thirlwell.

SISTER GEMINI – “Screaming Crying Laughing Sighing”
[For The Birds]indie-rock

Il primo album di Sister Gemini è un viaggio caloroso e edulcorato nel mondo degli ultimi tumultuosi anni di Remy Jean. Dopo una rottura, un rimescolamento della band in stile “gioco delle sedie” e una completa riconfigurazione del suo sound, Sister Gemini offre una coltre scintillante di riff fioriti, morbida chitarra slide e un songwriting spudorato che tiene l’ascoltatore saldamente incollato dall’inizio alla fine. Sebbene a volte i testi siano malinconici, la strumentazione sembra sussurrare che andrà tutto bene. Ispirandosi a leggende degli anni ’90 come Liz Phair, Throwing Muses e Juliana Hatfield, “Screaming Crying Laughing Sighing” incarna un bagliore sonoro roseo. “Screaming Crying Laughing Sighing” prende il titolo da un messaggio in cui Remy ha digitato per errore il meme “screaming, crying, throwing up“. “È una frase che sembra essere molto ciclica, che torna su se stessa“, riflette. “Cresciamo in una spirale verso l’esterno. Le emozioni tornano, ma fanno un po’ meno male ad ogni giro“. In parti uguali ironico e devastante, “Screaming Crying Laughing Sighing” è un progetto accattivante ma riflessivo, plasmato dal percorso di maturazione di Remy.

BLUE TOWN – “Welcome to Blue Town”
[Spazio Dischi]indie-rock

Un concept album che affonda le sue radici nelle origini della band, che sceglie il suo nome ispirandosi al mare della città di Trani, ai suoi colori e a uno strano senso di tristezza caratterizzato dalla vita di provincia. Un sound in continua evoluzione per 8 tracce che segnano la nuova maturità artistica dei Blue Town: a chitarre ambient e arpeggi modulati si contrappone la stratificazione di distorsioni, accompagnata dai contrappunti vocali, da sempre marchio di fabbrica della band. Il risultato è qualcosa di davvero unico e particolare nel panorama musicale indipendente italiano. Un sound obliquo, trasversale, soffice e catartico allo stesso tempo, accompagnato da un cantato che prende forma un po’ in italiano, un po’ in inglese.

EVITA POLIDORO – “Mi giurano eternità”
[Columbia Records/Sony Music Italy]indie-rock

“Mi giurano eternità” è il nuovo disco di Evita Polidoro, un progetto nato da un percorso di consapevolezza personale e artistica maturato negli ultimi due anni. Un lavoro che attraversa esperienze intime e universali, mettendo al centro il rapporto tra memoria, trasformazione e identità, attraverso una scrittura diretta, lucida e profondamente umana.
Il disco si sviluppa attorno all’idea che ogni cosa nella vita sia connessa: il corpo e la mente, il passato e il presente, le ferite e la possibilità di attraversarle. Le canzoni riflettono sull’importanza di ascoltarsi davvero, di riconoscere il peso delle esperienze vissute e di imparare a convivere con le proprie fragilità senza nasconderle. Perché tutto ciò che viene ignorato o lasciato in sospeso, prima o poi, torna inevitabilmente a chiedere attenzione. In “Mi giurano eternità” convivono introspezione e movimento, ombre e luce. Il disco parla della difficoltà di fermarsi, della necessità di guardarsi allo specchio e riconoscere il cambiamento, ma anche della capacità dei ricordi di custodire ciò che siamo stati e accompagnarci lungo il tempo. Crescendo, infatti, si finisce spesso per ritrovare dentro di sé i gesti, le paure e la forza delle persone che ci hanno cresciuti.

EMAN – “Magaria”
[Mazinga Eventi srls]indie-rock, cantautorato

“Magarìa” è il nuovo album di Eman. Otto brani che intrecciano dimensione personale e sguardo sociale, attraversando relazioni che si sgretolano, desiderio, appartenenza alla propria terra e amore per una figlia. Il disco affronta anche temi come la solitudine digitale, l’indifferenza collettiva e una società che tende a trasformare tutto in spettacolo. L’artista sceglie di raccontare il presente dall’interno, senza scorciatoie né risposte definitive, mettendo al centro fragilità, dubbi e contraddizioni. Dal punto di vista musicale, “Magarìa” segna un’evoluzione rispetto ai lavori precedenti: produzioni completamente suonate, tra indie/alternative, rock e cantautorato, lasciano spazio centrale alle parole e all’urgenza espressiva.

FRUIT BATS – “The Landfill”
[Merge]alternative

Il Midwest, in particolare la zona da cui proviene Eric D. Johnson, è una distesa prevalentemente pianeggiante. Sfrecciando lungo l’autostrada, si vedono città e paesi stagliarsi in lontananza, ma basta un battito di ciglia per perdersi le altre risposte create dall’uomo alla vita orizzontale che punteggiano il paesaggio, collina dopo collina, costruite con i rifiuti del passato: le discariche. Alcune di queste colline sono luoghi ideali per lo slittino, parchi e sentieri. Altre trasformano i rifiuti organici in compost. “The Landfill” è qualcosa di completamente diverso: una montagna che domina il paesaggio del cuore di Johnson. Johnson ha cercato di catturare “il suono della band che mi stupisce costantemente, la sensazione di trovarsi in una stanza con musicisti che ami e di cui ti fidi abbastanza da lasciarli liberi di esprimersi“. Tutte queste canzoni si distinguono immediatamente come alcune delle migliori del repertorio in continua espansione di Eric D. Johnson, sia come brani di ricerca che come inni. È la vetta più impegnativa che abbia mai scalato, sia musicalmente che dal punto di vista dei testi: una serie di jam con la band al completo non potrebbe essere più onesta e sincera riguardo alle sue speranze e ansie, ai suoi sogni e fallimenti, a ciò che è passato e a ciò che accadrà, se fosse solo lui, la sua chitarra e l’ascoltatore.

CRIPPLE BASTARDS – “La tua foto sul marmo” EP
[F.O.A.D. Records.]hardcore, grind

Seppur il formato possa far pensare a un’uscita minore, questo lavoro rappresenta un capitolo estremamente significativo per i veterani italiani. L’EP mostra un’impressionante gamma di nuove sfaccettature, con un songwriting fresco e avvincente – cosa niente affatto scontata per una band con decenni di carriera alle spalle.

PICASTRO – “Double On Time” EP
[We Are Busy Bodies]pop, folk, sperimentale

Negli ultimi trent’anni, i Picastro di Toronto hanno sviluppato una variante intensa e originale dell’arte compositiva indie rock, abbracciando nel corso del tempo una strumentazione unica, dissonanze inquietanti e un approccio estremamente personale alla forma e alle dinamiche. La visione della cantante, compositrice e polistrumentista Liz Hysen ha costituito il fulcro del sound del progetto in questi tre decenni, anche in presenza di un variegato gruppo di collaboratori che sono arrivati, se ne sono andati e talvolta sono tornati. Dal punto di vista sonoro, l’uso di campioni distorti da parte di Hysen distingue immediatamente questa uscita dalle altre voci della discografia di Picastro.

DASP – “Pareidolia – Illusioni Reali nelle Mete del tempo” EP
[Palmad Records]indie-rock

Il concept e? la pareidolia, l’illusione subconscia che porta a riconoscere forme familiari, in particolare volti o figure umane, in oggetti o profili naturali e artificiali casuali. L’obiettivo e? di far trovare in ogni brano all’ascoltatore una familiarità emotiva. Le influenze musicali vanno dal cantautorato all’elettronica passando per l’indie rock e il grunge. “Pareidolia vuole portare l’ascoltatore a far riconoscere in ogni brano qualcosa di familiare e intimo. Lo stile musicale del progetto è un cantautorato contaminato dallo sperimentale (nella versione vinile), dall’indie rock, dalla chitarra acustica suonata davanti a un falò, dall’elettronica e dalle distorsioni sporche di un Big Muff.

BAUSAN – “Vespri” EP
[Costello’s]alt-rock

Anticipato dai singoli “Ex 5” e “Autunno” il disco mescola il giusto quantitativo di distorsioni a emozioni nostalgiche, accompagnando canzoni che raccontano esperienze e trasformazioni. Il risultato è un lavoro che affonda le sue radici nel miglior alt rock italiano, intrecciandosi, sul piano dei testi, con la tradizione cantautorale. Il sound dei Bausan è il risultato dell’incontro di quattro personalità diverse provenienti da background musicali differenti. La commistione di generi e di influenze dà vita a un sound ricco e malinconico, che unisce riff di chitarra ad atmosfere oniriche e sognanti. Testi di natura etereo-esistenziale si intrecciano a suoni distorti, mescolando una vena cantautorale a sonorità che spaziano dal grunge al post-rock.

VELVETEEN – “My Dreams Are Changing” EP
[Noon Records]shoegaze

“My Dreams Are Changing” è il nuovo EP di sei tracce della band londinese di noise-rock/shoegaze Velveteen. Dopo una breve pausa seguita all’uscita del loro album “Empty Crush” nel 2022, il quartetto è tornato in studio nel 2025 per registrare il loro lavoro più ambizioso fino ad oggi. Scritto e registrato collettivamente dalla band e mixato/masterizzato da Anthony Chapman, il disco è grezzo, distorto e ricco di feedback. I classici tratti distintivi del noise-rock degli anni ’90 sono evidenti in tutto il disco: le voci sono sepolte sotto un muro di rumore schiacciante e le chitarre sono spinte in uno stato di saturazione totale e fuori dal comune. Si tratta di un’esplorazione densa e coinvolgente di atmosfere nebulose e trame abrasive.

FIESTA ALBA – “Drops of Sunshine in the City of Spectres” EP
[neontoaster multimedia dept./Altipiani]elettronica

A un anno dall’album “Pyrotechnic Babel”, la misteriosa band romana torna con cinque nuovi brani che intrecciano math rock, elettronica, drum’n’bass, poliritmie africane e suggestioni progressive in una formula personale e difficilmente classificabile. Un lavoro che racconta un presente segnato dal conformismo, dalla disumanizzazione e dalle tensioni sociali, ma attraversato da forme di resistenza culturale collettiva. Tra le particolarità del lavoro, la presenza di diversi ospiti provenienti dalla scena indipendente romana e, nel brano “Kinder egg surprise”, l’utilizzo di una voce neurale impiegata come strumento espressivo all’interno della narrazione dell’EP.

NIURA – “Camìna” EP
[Digital Noises]folk

“Camìna”, il nuovo EP dei Nìura, è un’esclamazione, un invito a muoversi, a rialzarsi, a continuare. È il gesto di chi, dopo ogni caduta, sceglie di rimettersi in piedi e di avanzare nonostante il peso, le ferite, le deviazioni del percorso. Ogni passo modifica, scolpisce, cambia la postura e lo sguardo: il cammino diventa identità. L’EP definisce l’universo dei Nìura: un folk siciliano che dialoga con il Mediterraneo, con ritmi che arrivano dal Nord Africa e dal Medio Oriente, con una componente percussiva che parte dal corpo prima ancora che dagli strumenti. Il siciliano è la lingua scelta per raccontare appartenenza, resistenza, desiderio, dignità. La produzione artistica di Daniele Grasso accompagna questo universo musicale con un suono essenziale, diretto, senza ornamenti superflui: una musica che non imita la tradizione, ma la attraversa per restituirla in forma contemporanea.


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