Cultura

Beaches Brew Festival – day 2 @ Hana-Bi (Marina Di Ravenna, 10/06/2026)

La giornata di oggi è quella che, sulla carta, presenta un filo conduttore dall’inizio alla fine tra shoegaze, indie rock, folk e, vedendola un po’ larga, sonorità affini in sequenza.

Una serie di artisti straordinari, tantissimo pubblico e la solita bellissima atmosfera del Beaches Brew.

Orario aperitivo e sul “Roof stage” sono già pronti i Kodaclips, ensemble di Cesena, incidono per Bronson Recordings, che è già sinonimo di garanzia, quindi giocano in casa, mischiando sapientemente, anche live, quell’attitudine shoegaze, rendendo con un approccio tutto loro,, le reference della scuola di fine anni novanta, tra intrecci di chitarre, volumi sostenuti e voce eterea, bel concerto, si parte benissimo.

Credit: Fabio Campetti

Subito dopo è la volta di Prewn, sicuramente tra le più attese della line up, arrivata già al sophomore, sul finire dello scorso anno, con “System”, un mix di indie rock da reminiscenze Nineties, con una scrittura originale, vocalità interessante e già alcuni brani da capisaldi, siamo ancora dalle parti di una certa bolla underground, ma sembrano esserci i presupposti per vedere Prewn ai piani alti prima o poi. Del resto le canzoni ci sono quanto la personalità, e dal vivo conferma tutte le attese andando ben oltre con un live clamoroso, potremmo anche sbilanciarci per considerarla una delle eredi di P.J. Harvey.

Credit: Fabio Campetti

Sono i Memorials ad inaugurare il Beach Stage, e che siano uno dei migliori progetti in circolazione, non c’è alcun dubbio, terzo album in cassaforte quest’anno, molto bello come il precedente quanto il debutto, non sbagliano mai e anche dal vivo, confermano le caratteristiche di un due esplosivo, sono sempre e solo Verity Susman e Mathew Simms, ma non si fanno mancare nulla, funzionali al loro sound tra psych, elettronica e quel piglio pop irresistibile fatto di melodie precise, a tratti sognanti.

Sicuramente una delle più belle sorprese degli ultimi anni, al Beaches Brew quasi per sbaglio in sostituzione dei bravissimi Titanic, ma assolutamente imperdibili.

M(h)ahol sul Roof stage, altro progetto fiore all’occhiello di questa edizione, almeno per il sottoscritto, anche loro irlandesi, una miscela esplosiva di post punk, art punk. Fanno un concerto travolgente scatenando un pogo da fuori giri. Altro collettivo di cui si sentirà parlare molto in futuro.

Credit: Fabio Campetti

I Madra Salach, invece, debuttano, in Italia, sul Beach stage, come i fratelli maggiori Lankum fecero sullo stesso palco giusto tre anni fa nell’edizione del decimo anniversario. Musica irlandese della tradizione ri attualizzata a dovere, se per i Lankum si sono già spese, meritatamente, fiumi di lodi, faremo lo stesso anche per i Madra Salach, già realisticamente chiacchierati, ma con il passare del tempo credo che li troveremo sempre più in alto: un songwriting giovane quanto eccellente quello di Ciaran O’Callaghan, attorno al quale gira il progetto, concerto già eccezionale di per sé, tradizione sì ma anche ritmi post punk e quella spregiudicatezza di certi predestinati.

Sicura next big thing.

Credit: Fabio Campetti


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