Lazio

un mese di super-concerti ma esplode la rabbia dei residenti

Un mese filato di grandi concerti, amplificatori al massimo del volume e decine di migliaia di fan pronti a saltare nel cuore della storia.

L’estate del Circo Massimo si allunga ben oltre i confini ordinari tracciati dai regolamenti municipali, ma la mossa del Campidoglio rischia di far saltare la pace sociale nei quartieri che costeggiano l’antica arena romana.

La Giunta capitolina ha infatti approvato una delibera d’urgenza che riconosce il carattere di “pubblico interesse” all’intero cartellone di eventi programmati tra la fine di giugno e luglio, concedendo una maxideroga che scavalca i tradizionali paletti di tutela acustica e ambientale.

Un escamotage burocratico necessario per blindare la stagione dei grandi live internazionali, che per il Comune rappresenta un asset strategico per il turismo nell’era post-Giubileo, ma che ha l’effetto immediato di far riaccendere la miccia della protesta tra i residenti dell’Aventino, di San Saba e di Celio, stanchi di vivere all’ombra di un mega-festival a cielo aperto.

Il “salva-concerti” che scavalca il regolamento del 2019

Al centro dello scontro c’è il Regolamento comunale sul rumore ambientale, approvato dall’Assemblea Capitolina nel 2019.

Quella carta fissa limiti rigidi per le rassegne all’aperto: tetti ai decibel, un numero contingentato di serate e, soprattutto, l’obbligo di inserire precise giornate di pausa tra un evento e l’altro per permettere alla cittadinanza di riposare.

Il calendario dell’estate 2026, tuttavia, si preannunciava talmente fitto da rendere impossibile il rispetto di quei parametri. Tra il 22 giugno e il 31 luglio, il catino archeologico ospiterà una sequenza quasi ininterrotta di show: dalle serate evento dedicate alle colonne sonore monumentali del cinema ai galà di danza, fino ai tour dei giganti della musica italiana e internazionale.

Da qui la scelta politica della Giunta: azionare la clausola del “pubblico interesse” per congelare i divieti e dare via libera totale ai promoter.

immagine di repertorio

L’incubo dei lampadari che ballano e l’invasione dei tir

Se l’amministrazione festeggia il consolidamento di Roma nel circuito dei grandi eventi mondiali, nei palazzi che affacciano sulla valle del Circo Massimo cresce l’esasperazione.

I comitati di quartiere sono tornati a farsi sentire con forza, denunciando come la qualità della vita nell’area sia ormai compromessa per oltre quaranta giorni l’anno.

Nel mirino non ci sono solo i decibel sparati dalle casse, ma il fenomeno delle vibrazioni a bassa frequenza provocate dai bassi degli impianti audio e dal ballo sincrono di decine di migliaia di spettatori.

Nelle chat dei residenti è ancora vivissimo il ricordo del “terremoto” del 2023, quando durante un mega-concerto i lampadari delle case iniziarono a oscillare vistosamente, spingendo centinaia di famiglie terrorizzate a tempestare di chiamate i vigili del fuoco prima di capire che si trattava dell’effetto sussultorio della musica.

A questo si aggiunge l’impatto logistico sui fragili strati archeologici: per settimane l’arena viene trasformata in un cantiere industriale, invasa da tir, gru e mezzi pesanti necessari per montare palchi e tribune metalliche.

La musica sta per cominciare, ma l’estate romana si preannuncia caldissima anche sul fronte giudiziario e dei ricorsi.

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