Trentino Alto Adige/Suedtirol

Rogo al chiosco di via Resia: «Hanno rovinato la mia vita» – Bolzano



BOLZANO. Gli hanno bruciato il chiosco della frutta lasciandolo senza lavoro e costringendolo a ricorrere alla Caritas per sostenere la famiglia. Jamil Amer, 55 anni di origini pakistane ma a Bolzano da oltre la metà della sua vita, è il titolare della concessione per la vendita della frutta di stagione nel parcheggio dello stadio Europa, al crocevia tra via Druso e via Resia. In quel punto, oggi ci sono tre panchine di legno e una pila di mattoni; tutto ciò che resta del chiosco di 8 metri per 4 in cui l’uomo vendeva frutta di stagione, che il 22 marzo qualcuno ha deciso di distruggere con il fuoco. Della sua attività non è rimasto nulla; neanche, per il momento, il diritto a ricostruirla.

«Chi lo ha fatto si sta godendo tutti i vantaggi del suo gesto criminale mentre io e la mia famiglia siamo caduti nello sconforto e siamo sull’orlo della rovina» dichiara Jamil Amer che si sta battendo con la burocrazia per tentare di far ripartire il suo lavoro e la sua vita. E sì, perché va detto che, mentre le indagini sono in corso per attribuire la responsabilità al piromane che ancora non è stato individuato, ricostruire il chiosco per Amer, non è cosa facile. Ricostruire l’accaduto, invece, per lui è semplicissimo dato che ha tutto stampato in mente. «Vendevo frutta di stagione. Da marzo i clienti trovavano angurie, meloni e ananas anche a fette. Da settembre fino a dicembre le castagne. Nei mesi freddi chiudevo. Poi sono arrivati i problemi al cuore e ho subito un intervento. Quindi ho pensato di affittare l’attività. Avrei mantenuto la mia famiglia con il mensile che ne avrei ricavato oltre a qualche lavoretto che avrei trovato».

Ha quindi preso accordi con due ragazzi e il 23 marzo sarebbero dovuti andare al notaio per firmare il contratto. «Avevo già la caparra dei 4 mesi di affitto anticipato e la sera del 22 marzo, alle 19, avevamo anche montato la loro insegna sul chiosco. Alle 21 mi hanno chiamato per dirmi che la struttura era in fiamme. Quando sono arrivato e ho visto tutto distrutto mi è caduto il mondo addosso». Sulle cause dell’incendio Jamil dice di non avere dubbi. «So chi è stato e ho detto tutto agli investigatori. So anche che alcuni testimoni hanno riferito di aver visto un giovane lanciare una bottiglia e poi tutto ha preso fuoco». Inizialmente sembrava ci fosse la possibilità di ripartire subito. «I ragazzi hanno provveduto a smaltire i resti della struttura distrutta sperando di poterla sostituire con una nuova e tornare in attività», ma non è stato possibile.

Per ricollocare una nuova struttura «serve un’autorizzazione del Comune anche se il chiosco sarebbe stato identico a quello distrutto». L’autorizzazione, però, non sarebbe stata concessa per via delle pendenze. «Ho dovuto restituire la caparra ai ragazzi e con quello che avevo, ho risanato le pendenze. Adesso sono in attesa di questa autorizzazione per ricostruire il chiosco e sperare che i due giovani vogliano ancora affittare l’attività». Una situazione paradossale di cui l’unico a beneficiarne, secondo Amer, è il piromane. «Al momento sembra essere lui ad aver vinto», dice sconsolato l’uomo.




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