Maledetta Lazio
SIAMO SOLO NOI…
Che non abbiamo più niente da dire
Dobbiamo solo vomitare
Siamo solo noi
Che non vi stiamo più neanche ad ascoltare
Siamo solo noi
Quelli che non hanno più rispetto per niente
Neanche per la gente
Siamo solo noi
Quelli che ormai non credono più a niente
Mi capita di ascoltarla per caso la canzone di Vasco, sarà la duecentesima volta, credo, ma questa volta le parole mi si inchiodano in testa, non riescono a scivolare via, come sempre, e non ci vuole molto a capire perché, dal momento che riflettono, perfette, uno stato d’animo che condivido, ormai da tempo, con migliaia di laziali come me.
È forse questo il dato vero e più significativo dell’undicesimo posto in classifica di questo campionato 2025/26, mandato giù come uno sciroppo da cui non ci si aspettava certo che lasciasse un buon sapore: perché in pochi dubitano che questa sia stata solo la classica stagione andata storta, ma sia piuttosto il suggello del riposizionamento della Lazio in quella zona anonima della serie A, in cui probabilmente è destinata a restare a lungo: più a rischio di scivolare nella lotta per la salvezza, che prossima a rientrare in zona Europa.
La Lazio è arrivata dove doveva arrivare, senza aver tradito più ambiziose aspettative, che non era lecito coltivare, soprattutto dopo il non calciomercato estivo 2025, l’ennesima farsa del calciomercato invernale, quest’anno ancora più penalizzante, e il clima bellico che ne è derivato.
È inutile cercare cause sfortunate ma contingenti: se qualche infortunio in meno avrebbe aiutato, arrivare decimi o noni non avrebbe fatto la differenza. Così come la conquista della finale di Coppa Italia ci appare adesso come una fortunosa avventura che solo il fato (espressioni più eloquenti non sono ammesse) ha voluto protrarre fino all’epilogo scontato nel risultato, ma inaspettatamente deprimente nelle modalità di una vera e propria resa.
Più di un’impressione ci dice che quello che abbiamo visto nella stagione 2025-26, dunque, è solo il prototipo della nuova, ennesima, fiammante Lazio che presumibilmente sta per uscire dalle officine Lotito di Formello: una utilitaria depotenziata tecnicamente, impoverita nel design, senza abbaglianti che illuminino troppo in là e che difficilmente farà girare la testa: piuttosto farà girare altro!
Il topolino che esce dalla montagna tirata su in anni di bugie, di promesse vane, di sviamenti, di ripicche, di continui avvertimenti velati verso tutti, fintamente antisistema, quanto reali contro poveri diavoli. Della serie: colpiscine uno per minacciarne 100.
Un modo di mentire sicuro, per formule mandate a memoria, a scandire un eloquio retorico al limite dell’indisponente, che parla per un tempo infinito, alla maniera brezneviana, sorvolando sulla contingenza, è quello con cui la SSLazio si è autorappresentata in tutte le comunicazioni che ha deciso di concedere, che fossero interviste già apparecchiate con giornalisti consenzienti o le frasi “strategicamente” sfuggite – come dice Francesca Turco – per delegittimare tutti, che siano le altre squadre o chiunque passa da Formello, calciatori, allenatori o i tifosi che, nella cosmogonia lotitiana, sono spettatori paganti e niente più: un orpello rispetto a una proprietà interpretata in modo strettamente civilistico, dove a contare sono esclusivamente i beni concreti, fisici e finanziari, gestiti quest’ultimi con la parsimonia della massaia, non certo con lo spirito imprenditoriale, che quel ruolo imporrebbe
La squadra diventa allora essenzialmente il mezzo, offrendo il contesto dove coltivare ambizioni e perseguire obiettivi che non sono quelli sportivi: la visibilità del personaggio pubblico, le occasioni per affari, la carriera politica e – perché no? – una “grande operazione culturale” come la proprietà di un giornale! Sic!

Si consuma qui quella netta separazione tra la Società SSLazio e la squadra di calcio SSLazio, che viaggiano su binari diversi, verso mete diverse, linee quasi mai convergenti.
Diventano quindi gregari le ambizioni, il peso e il ruolo del capitale sociale che vive intorno alla Lazio, che di Lazio si alimenta, e alla parola Lazio associa parole come passione e legami, conferendogli, da 126 anni, un significato di comunità, dunque di appartenenza e di identità a Roma.
Un modello egocentrico, dicevamo, circondato dall’ipocrisia di chi non prova stupore, o non solleva perplessità per ragioni di convenienza e le critiche sono sussurri proferiti di nascosto, lasciando isolati i pochi che in questi anni hanno avuto il coraggio di gridare che il Re è nudo!
E meno male che il calcio di una volta, quello dei valori e delle identità, che il Nostro chiama calcio didascalico e che in tanti dicono di rimpiangere, è stato spazzato via dai troppi soldi venuti da lontano!
Noi siamo stati gli unici ad avere la serpe in seno: una proprietà locale, che più locale non si può, interessata esclusivamente a intessere una tenacissima ragnatela – poco visibile a occhio nudo – di rapporti cha vanno dalla politica alle testate giornalistiche pubbliche e private, fino a lambire financo ambienti della magistratura: un bozzolo che isola e protegge Lotito da qualunque critica e attacco.
È toccato allora ai tifosi gridare che il Re è nudo: quegli stessi tifosi che per amore di questa maglia hanno ingoiato il rospo dell’esclusione della Lazio dal calciomercato estivo 2025 e sono andati in trentamila ad abbonarsi, pur di sostenere Sarri e la squadra. Un patto tra la lealtà di Sarri che decide di restare e quella dei tifosi che circondano la squadra col loro sostegno: assente, ovviamente la società!
Era dunque inevitabile che si accendesse la miccia ed è curioso che ciò sia successo prima ancora del disastro del mancato calciomercato, grave ma non primo squarcio alla tela di ipocrisia che ha lasciato intravvedere tutta la distanza che c’è tra Lotito e il mondo Lazio
Se lo start è stato azionato 14 giugno del 2014 con il corteo partito dal Flaminio (altro simbolo opaco di questa nostra epopea) l’arrivo è ancora una data da destinarsi, dopo una stagione dove i tifosi laziali sono stati alle prese con il più gettonato dilemma post-moderno: mi si nota di più se vado allo stadio mostrando una fede irriducibile, anche se questo significa fare il gioco di Lotito, o se diserto lo stadio, sperando di smuovere le acque stagnanti di Formello e di attirare i media sulla mia condizione?
Intanto i tifosi della Nord hanno già preannunciato con un comunicato stampa, la prosecuzione dello stato di protesta per la prossima stagione: niente abbonamenti stadio e niente abbonamenti pay tv, oltre a boicottare politicamente il partito di Lotito.

Una strategia intelligente con cui affrontare una lunga guerra di logoramento.
Sarà interessante capire se Lotito avrà la capacità di cambiare qualcosa, di attivare almeno una linea di dialogo con i laziali e si prepari a un confronto reale, o se ottusamente reagisca con le solite modalità arroganti con cui ha sempre difeso le sue prerogative e i suoi interessi personali, anche puntando sulle divisioni interne.
Troverà questo Gattuso, dopo che Sarri, fregato per la seconda volta, per la seconda volta se ne va accompagnato dallo stesso messaggio preregistrato con cui si era dimesso nel 2024: “la SS Lazio prende atto…”: tale straordinaria eloquenza, ci consente di non aggiungere altro!
Al netto di nomi già noti come Pedrasa – per la fascia sinistra e Floriani Mussolini per la destra, quale squadra Gattuso prenderà in mano non lo possiamo sapere, anche perché non sembra scongiurata un’altra estate senza calciomercato, che è una doppia iattura per noi laziali: da una parte preannuncia una stagione all’insegna della penitenza, dall’altra ci priva delle iperboliche traiettorie di mercato con cui il duo comico Fabiani e Lotito ci divagano sempre le estati e i mesi di gennaio.
Gli unici assenti certi saranno Basic, che ha preferito il Venezia, Pedro, Hysaj, che lasciano alla Lazio i loro pesanti ingaggi, aumentando il gruzzoletto a disposizione per nuovi mirabili acquisti…
In bilico le posizioni dei portieri Provedel, in odore di Inter, e Mandas su cui pende il possibile riscatto del Bournemouth. Resta Motta, che potrebbe anche assumere il ruolo di primo portiere: così fan le provinciali!
Probabile la necessità di accedere a nuovi centrali, visto che Romagnoli e Gila potrebbero andare via: l’uno in medioriente, l’altro in club più ambiziosi. Sullo spagnolo si fanno ragionamenti: in caso di vendita il Real Madrid incassa la metà e il contratto di Gila si chiude nel 2027.
Gli scenari possibili allora sono due: si apre una vera e propria gara sul centrale spagnolo, con offerte economiche allettanti, che potrebbero indurre la Lazio a venderlo, pur dovendo scalare la parte del Real o, qualora le offerte non superino certe soglie, tenerlo per un altro anno, fino a scadenza di contratto. Tutto ciò sempre che non vi sia il gradimento del giocatore a essere ceduto subito per iniziare una nuova esperienza altrove.
In sostanza o lo diamo via, guadagnandoci poco o ci teniamo un ragazzo che non fa i salti di gioia per restare! Sarebbe proprio questa l’opzione preferita da Lotito: con quali argomenti non è dato saperlo.
Altri possibili introiti sono legati a Noslin, Tavares e Cancellieri. Dia dovremmo riscattarlo per 11 milioni per metterlo sul mercato: ce lo terremo, sicuro che ce lo terremo!
Mi sono annoiato anche solo a scriverli tutti questi nomi a cui associo gli sbadigli di tante giornate di serie A dello scorso campionato e l’idea che Gattuso sia approdato alla Lazio alla ricerca di un riscatto, sembra un film: due sfighe e una capanna – storia di due sfortune che si cercano, si trovano e si amano.

A Ringhio, a cui auguriamo un futuro radioso a cominciare da quest’anno, riconosciamo il coraggio di non essersi tirato indietro davanti a prospettive difficili di squadre in condizioni critiche: esperienze sempre finite male con il suo timbro definitivo: “abbiamo toccato il fondo”!
Legittimo il gesto apotropaico d’uso in questi casi!
L’unica nota positiva è che il suo arrivo ha scongiurato l’ombra di Juric che incombe minacciosa ogni qualvolta un club di calcio sta in difficoltà e ne vuole altre!
Ma a Ringhio riconosciamo anche tanta dignità, per le dimissioni che hanno sempre anticipato eventuali esoneri, rinunciando così a mesi di stipendio: ci credo che Lotito lo monitori da anni e sognasse da tempo di averlo nella Lazio!
Se Gattuso cerca in questa Lazio un rilancio personale, gli – e ci – auguriamo di non fare la fine di Tozzi Fan in Superfantozzi che, alla fine del conflitto mondiale, per sottrarsi alla morte che lo attendeva come kamikaze, si lancia col paracadute e finisce per riparare in una ridente e tranquilla cittadina di provincia: era la mattina del 6 agosto 1945 e la ridente cittadina era Hiroshima!

E ora il pagellone finale della stagione 2025/2026
I PORTIERI
Ne abbiamo usati 3. Se si fosse fatto male pure Furlanetto, gli avremmo prestato la nostra Teresa del civico 120
PROVEDEL: 7,5
una stagione da incorniciare, finita con l’infortunio di febbraio durante Juve – Lazio a causa di una ricaduta dopo un’uscita alta. Pochi giorni dopo si era pure reso protagonista nella sfida ai rigori contro il Bologna
Quest’anno ha dimostrato di aver raggiunto la sua piena maturità, tecnica e mentale.
Se andrà via lo rimpiangeremo
MOTTA: 7
Provedel finisce con largo anticipo la stagione e Mandas a gennaio era stato ceduto al Bournemouth. Tocca al giovane Edoardo Motta, possente nel fisico e con la faccia quasi impertinente da studente delle superiori, prendersi sulle spalle la porta biancazzurra. Sotto gli occhi scettici, si esibisce in parate plastiche con inaspettata naturalezza ma stupisce tutti per le sue qualità di pararigori!
Ne para uno a Orsolini in campionato e piega l’Atalanta dopo un miracoloso intervento sotto il sette e 4(dico quattro!) rigori parati ai bomber bergamaschi in semifinale di Coppa Italia: da mandare in analisi anche il più incallito orobico!
FURLANETTO: 6,5
Subentra a fine campionato e si becca il derby: incolpevole sui due gol di testa della Roma, non è sembrato troppo intimidito. Una valida alternativa
LA DIFESA
GILA: 6,5
Si è confermato la solita garanzia in fase difensiva, dimostrando grandi doti nelle marcature a uomo e nei recuperi. Troppo sicuro invece nelle fasi di disimpegno, e alcune sortite in avanti ci sono costate care. Se resta imprescindibile nella difesa a quattro come centrale destro, gli vanno rimproverate alcune distrazioni che si sono dimostrate letali, come i due gol di testa del difensore romanista da calcio piazzato. Se migliora sotto questi aspetti può davvero ambire a diventare un centrale di livello internazionale, che giocherà presumibilmente in una squadra diversa dalla Lazio!
PROVSTGAARD: 6, 5
Prestazioni sempre buone, in sostituzione di Romagnoli, attento e preciso negli interventi: se acquisisse maggior sicurezza anche nelle ripartenze, avremmo un ottimo centrale!
Ci piacerebbe vedere un cagnaccio, ma avremmo dovuto scegliere un centrale in altre latitudini!
ROMAGNOLI: 6,5
Alle qualità difensive gli vanno ascritte anche quelle offensive: utili in una squadra sostanzialmente spuntata.
Incarna perfettamente il regista difensivo e il riferimento per tutti: fa poche sbavature, ma purtroppo non basta in un collettivo spesso in affanno
PATRIC: 6
È stato a lungo fuori e quando è rientrato si è messo al servizio di Sarri con ruolo da libero davanti alla difesa o a fare la mezzala senza sfigurare. Poi nelle partite cruciali si è un po’ perso come tutti.
Resta un profilo utile, considerando anche la grinta e l’attaccamento verso la Lazio
NUNO TAVARES: 5
Nuno è Nuno e non si smentisce mai. Imperversa sulla fascia sinistra con le sue progressioni e può essere dirompente, ma non ha i piedi troppo gentili e vede male la porta avversaria.
Completamente negativo il giudizio come difensore: propizia il secondo gol dell’Inter in finale di Coppa Italia, commettendo la stessa ingenuità con cui ha regalato il vantaggio alla Roma nel derby di andata: due episodi non isolati purtroppo.
Gli mancato doti difensive, come il non sentire l’avversario alle spalle, o perdere ingenuamente il controllo della palla in punti nevralgici.
Probabilmente gli sarebbe più congeniale giocare come esterno di centrocampo in un 4-4-2 o in 3-5-2.
Chi vivrà, vedrà!
PELLEGRINI: 5
Non piace troppo agli allenatori: Sarri come Baroni gli preferiscono, quando si può, sempre il portoghese, nonostante i limiti di cui abbiamo parlato.
È bravo a spingersi in avanti e i piedi sono più che buoni.
I suoi limiti sono per lo più temperamentali e troppo spesso perde il controllo, costringendosi a interventi rischiosi o inutilmente fallosi.
L’irruenza in difesa è sempre un vizio, mai una dote: era lo stesso motivo che obbligava Sarri a tenere spesso Gila in panchina il primo anno
LAZZARI: 6
Non è esattamente un marcatore. Non lo è mai stato. E anche per lui vale quanto detto per Tavares: un esterno di centrocampo.
Se nella fase offensiva sa ancora spingere sulla fascia destra, pur avendo perduto una parte dello smalto e della velocità di qualche anno fa, Sarri lo ha fatto migliorare nella fase difensiva e quando è entrato il suo contributo positivo non è mai mancato
MARUSIC: 6
A uno come lui la sufficienza spetta di diritto, considerando l’abnegazione con cui si mette a servizio dell’allenatore di turno, alternandosi diligentemente a destra e a manca.
Resta un buon giocatore senza troppi squilli e l’autogol in finale di Coppa Italia lo ha umiliato oltre misura.
Come per Lazzari, pesa l’anagrafe. Sono anni che mettiamo toppe invece che disporre di un vero terzino destro. Ma nella Lazio di Lotito, retta da un’economia da paese d’oltrecortina, gli adattamenti forzati sono una modalità corrente.
IL CENTROCAMPO
ROVELLA: 5,5
È un voto di incoraggiamento. Gli infortuni lo hanno tenuto a lungo fuori dal campo e valutarlo bene è difficile. Tuttavia, anche nella prima fase del campionato sembrava aver perso un po’ delle geometrie e delle sicurezze a cui ci aveva abituato la stagione precedente: imprecisione un pizzico di nervosismo di troppo. Uno come lui vale la sempre la pena aspettarlo che ritrovi tenuta atletica tecnica e mentale. Dato per scontato che resti nella Lazio, Gattuso dovrà riportarlo ai fasti passati
BELAHYANE: 6-
Il punto è che lo abbiamo visto davvero poco e di questa stagione resta solo l’immagine di lui che, nel derby di andata – settembre 2025 – lascia il campo a pochi minuti dall’ingresso, dopo un’espulsione lampo. Nella Lazio di Sarri gli sono sempre stati preferiti altri, anche se ad avviso di chi scrive, questo ragazzo marocchino non manca di doti. Ottimo marcatore, intelligente negli spostamenti, utile negli appoggi, potrebbe essere questo l’anno della sua consacrazione
CATALDI: 7
Risulta sempre essere quello che ha macinato più km durante la partita.
Serio, laziale e affidabile, capace di ricoprire diversi ruoli a centrocampo, con i piedi buoni e un’esperienza che comincia a essere importante, può essere uno di quelli su cui costruire una nuova identità di squadra, a patto che Danilo, superi quella timidezza innata.
TAYLOR: 7,5
Il voto, forse, è troppo alto, se si considera l’intera stagione: ottimo avvio e finale in scendendo.
Tuttavia, è uno, forse l’unico, acquisto azzeccato della gestione Fabiani. Arrivato a gennaio scorso, non ha fatto troppo rimpiangere l’addio di Guendouzi, pur avendo ruoli diversi. Quello che ha colpito in positivo di più figlio dell’Ajax, sono state le sue doti in marcatura ma soprattutto le capacità dimostrate in fase di ripartenza e di inserimento, accompagnate da pregevoli doti realizzative: l’Olanda resta sempre un mercato interessante, perché è evidente la cura che riservano ai settori giovanili e di conseguenza, una discreta produzione, di giovani sempre interessante.
Scrivi Lotito, prendi appunti…
DELE-BASHIRU: 5 –
Sono due anni che lo aspettiamo, ma lui se la prende comoda. Nonostante Fabiani lo promuova senza tregua, facendo pressioni prima a Baroni, poi a Sarri.
Ma il gigante buono, difficilmente si mette in mostra.
Di tanto in tanto mostra buone capacità di progressione, e sembrerebbe sempre in grado di rubare la palla all’avversario far ripartire la squadra, ma sono episodi, dentro partite in cui lui quasi mai sta dentro. La sua potenziale vis agonistica non si vede quasi mai e forse è il caso di prendere coscienza che questo sia il suo reale valore, con buona pace del DS, amico del Presidente!
BASIC: 7
Ce l’eravamo dimenticato sugli spalti e lui risorge come araba fenice.
Per carità non era e non è un fenomeno, però ha dimostrato che in un centrocampo di una squadra del livello della Lazio ci può stare: molto presente, piedi buoni, ottimo tiro da fuori, è riuscito a superare anche certe titubanze legate a un carattere timido, imparando lo sporco mestiere dell’intercettatore.
Forse è un peccato che abbia scelto di andare via, preferendo il Venezia – neopromosso – alla Lazio: segno dei tempi, mettiamoci l’anima in pace!
L’ATTACCO
MALDINI: 5 –
Forse il giudizio è troppo severo, ma questo ragazzo ha avuto un impatto molto leggero. Secondo noi, non è privo di doti tecniche ma non sembra avere – o avere ancora, una mentalità vincente, neanche in una realtà come la Lazio di questi anni, dove ha presumibilmente trovato un più basso tasso di competitività, rispetto a un contesto come quello dell’Atalanta, che è club di altro livello e la concorrenza è più spietata.
ZACCAGNI: 6
Come si fa a non dare almeno la sufficienza al capitano?
Certo, se la barca è in balia delle onde, anche lui ondeggia e la sua stagione è stata grigia, senza picchi. Poche incursioni, pochissimi e imprecisi tiri in porta, come si evince dai numeri.
Forse è la figura che più iconicamente racconta la Lazio del campionato ormai finito.
Che sia andato esaurendo gli stimoli qui con la Lazio? Che stia pensando di cambiare aria? Di trovare le ultime emozioni altrove prima di chiudere la carriera?
Sono pensieri che passano nella testa di un calciatore, soprattutto se intorno il paesaggio è diventato in bianco e nero.
Comunque vada, grazie sempre capitano!
ISAKSEN: 5
Forse meriterebbe qualcosa in più, ma da lui ci aspettavamo quel salto che anche quest’anno non è arrivato: l’eterno incompiuto!
Se non ci sono dubbi sulle sue capacità di marcare l’uomo e di lanciarsi in avanti e dentro l’area avversaria, queste scene non sono così frequenti: anche al netto del fatto che è poco protetto da arbitraggi sempre molto tolleranti con i fabbro-terzini delle big, che hanno licenza di abbattere.
Ma la sua è una bellezza a sprazzi mentre alla Lazio servirebbe continuità e un’affidabilità che ancora non gli possiamo riconoscere.
Se stia sul mercato non lo sappiamo, ma se l’offerta è buona, la porta è aperta
NOSLIN: 6.5
Alla fine, le sue doti di attaccante si sono viste. La partenza di Castellanos gli ha aperto spazi che probabilmente non avrebbe avuto. La porta la vede, la volontà si è vista, la precisione un po’ meno. Dovrebbe acquisire ancora un po’ di cinismo. Messa così, sembrerebbe mancare solo un pizzico di esperienza in più, che serve per stare al centro dell’attacco: in una Lazio ideale sarebbe un’ottima seconda scelta, un cambio di qualità.
Noi continueremo a sognarla una Lazio ideale, magari ascoltando la partita da una radiolina!
CANCELLIERI: 6,5
Forse il voto è troppo sbilanciato. Però si è visto un altro calciatore rispetto a quando è arrivato qualche anno fa.
Non è un realizzatore seriale, non ha i piedi gentili, ma di grinta ne ha da vendere ed è l’unico vero incursore di cui dispone la Lazio, oltre a partecipare in modo generoso anche nella fase difensiva. Ampi margini di miglioramento, sempre che il destino non lo porti lontano da Formello.
RATKOV: 4,5
La toppa di Castellanos è giovane, sperduto e come in tutte le squadre di livello inferiore, alle scommesse si pensa di affidare un ruolo da titolare.
È alto, ma lento, poco integrato nella manovra e Sarri non lo ha mai considerato.
Sono queste scommesse dell’”esperto” Fabiani a farci capire quale momento stiamo vivendo.
Sarà l’ennesimo soprammobile o Fabiani farà pressione a Gattuso per farlo giocare?
DIA: 4
Non pervenuto. Evanescente, senza mai un ruolo che gli si addica veramente. Se poi aggiungiamo i clamorosi goal falliti, possiamo dire che sia stato un vero e proprio fallimento. Ma alla Lazio, visto che gli incarichi sono amicali, nessuno dovrà risponderne.
Annus horribilis
E se ci rivolgessimo a un esorcista?
PEDRO: 10
Non vogliamo giudicarlo per la stagione, visto il suo esiguo impiego, ma per la bellissima carriera che ha concluso con gli ultimi anni nella Lazio e di cui andiamo orgogliosi.
La stoffa del campione si è sempre vista e non solo sul piano tecnico, ma anche su quello dell’approccio alle partite, che cambiavano al suo ingresso.
Sarà brutto non vederlo in panchina, soprattutto in quelle partiche opache, senza sbocchi in cui puoi sempre sperare di vederlo entrare e cambiare l’andamento, con le sue giocate, le sue imbucate e quel senso del gol sensibilissimo che spesso ci ha regalato gioie inaspettate.
Con Pedro se ne va un pezzo di fantasia, un fattore emozionale che ci fa essere soddisfatti di aver pagato un biglietto per lo stadio.
Certo non poteva essere il futuro, ma il suo ritornello non ci abbandonerà mai: Pedro, Pedro, Pedro, Pedro, Pedro Pe…
E INFINE IL COMANDANTE
SARRI: 7
Se qualcuno nutre ancora dei dubbi sulle capacità di Sarri, o pensa ancora che quest’annata maledetta, sia tutta una questione di modulo e di rigidità di Sarri, si merita Lotito e Fabiani.
Senza calciomercato estivo, senza poter fare un ritiro degno di questo nome, con un calciomercato invernale umiliante e con una serie impressionante di infortuni, solo la sagacia tecnica di un grandissimo allenatore ha consentito alla barca di non affondare, considerando anche il clima conflittuale e protestatario che ha accompagnato tutta la seconda parte della stagione.
Una squadra di calcio è un equilibrio costruito sopra caratteristiche specifiche dei calciatori a disposizione e Sarri lo ha fatto fin dove poteva farlo: a quelli che sia aspettavano di più, che hanno continuato a lamentarsi tutto l’anno, segnaliamo che la Lazio è quella con la maglia celeste in campo!
Mentre Sarri a cui questa società ha voltato le spalle, senza mai soddisfare una sua richiesta, ha protetto la Lazio dalle ombre che si aggiravano intorno, con la sua passione e il suo restare ancorato al campo, al calcio giocato, allo sport come disciplina che viene prima dello showbusiness, e il malcelato disprezzo verso certa confusione parolaia e la fuffa giornalistica che opera in questo mondo, è stata per noi un esempio.
Grazie di tutto comandante: la tua lazialità discreta ci ha resi orgogliosi!
Le foto presenti su abitarearoma.it sono state in parte prese da Internet, e quindi valutate di pubblico dominio. Se i soggetti o gli autori avessero qualcosa in contrario alla pubblicazione, non avranno che da segnalarlo alla redazione che le rimuoverà.
Source link




