I viaggi sui gommoni pubblicizzati su Tiktok, la preferenza per i minorenni che “pesano meno”: ecco come operava la banda sgominata dalla squadra mobile

Genova. I viaggi illegali sui gommoni dalla Tunisia all’Italia venivano pubblicizzati su TikTok e gli immigrati che volevano pagarsi il viaggio in gommone fino all’Isola di Pantelleria in Italia non solo dovevano avere una buona disponibilità di denaro (il costo del viaggio era di circa 3mila euro a testa) ma erano anche attentamente selezionati dall’organizzazione che offriva supporto anche legale una volta arrivati in Italia in caso di respingimenti o arresti.
L’inchiesta della Dda genovese che ha portato questa mattina a 6 arresti e 3 obblighi di dimora a carico di cittadini tunisini è nata in occasione di uno sbarco avvenuto il 15 marzo 2024 a Pantelleria. Uno dei 25 tunisini sbarcati, sentito dalla squadra mobile aveva raccontato tutto ciò che sapeva, dalla pubblicità sui social dei viaggi grazie alla quale si era messo in contatto con l’organizzazione all’uomo, che è riuscito a riconoscere dal profilo Facebook, che li aveva portati a bordo di una Peugeot 206 grigia in un edificio abbandonato fino al momento dell’imbarco.
Il proprietario dell’auto, uno dei capi dell’organizzazione, è risultato essere un immigrato regolare che da anni risiede a Genova nel quartiere di Begato. Da lì sono partite le indagini degli investigatori diretti da Carlo Bartelli e Antonino Porcino che grazie alle intercettazioni sono riusciti a ricostruire nei dettagli il modus operandi della banda formata tutta da tunisini, così come esclusivamente tunisini erano i migranti che si imbarcavano.
I vertici dell’organizzazione vivevano tra Rivarolo e Sestri Ponente e proprio a Genova ogni viaggio veniva pianificato nei dettagli: dalla logistica ai pagamenti, dal reperimento del gommone alla scelta dello scafista, all’attenzione al meteo, anche grazie ai numerosi appoggi e complici che i sei arrestati avevano in Tunisia, loro paese di origine.
E se nelle indagini della squadra mobile si parla di quattro viaggi accertati in meno di un anno (120 migranti in totale di cui 18 donne e 35 minori, dalle intercettazioni emerge che ce ne erano stati altri prima e molto probabilmente quei viaggi sono proseguiti anche negli ultimi mesi.
Obiettivo dell’organizzazione era mostrarsi affidabile sul lungo periodo per soddisfare il giro di clientela e in questo modo allargarlo: quindi gli indagati facevano molta attenzione al meteo, anche se “ci tartassano di telefonate” si lamentano intercettati, alludendo ai parenti che non vedevano arrivare in Italia i loro congiunti perché, in attesa della finestra meteo favorevole, i viaggi venivano ritardati.
Altra precauzione era quella di portare poche persone per volta nelle ‘safe-house’ vale a dire nei posti segreti dove i migranti attendevano il via libera all’imbarco. E anche gli scafisti dovevano essere esperti: “mica possiamo mettere un ragazzino a guidare, meglio spendere un po’ di più e stare tranquilli”.
“Facciamo le cose per bene” diceva un altro così le persone vanno tranquille anche se guadagniamo poco non é un problema ma almeno ci guadagniamo le preghiere delle persone, e poi iniziamo a pensare all’anno prossimo. Come emerge dalle carte dell’inchiesta per ogni viaggio venivano imbarcati circa 25-30 migranti. Ad essere preferiti le donne e i ragazzini, sia perché per loro era più facile non essere rispediti in Tunisia se scoperti sia perché i giovani sono più leggeri e creano meno problemi di peso su un gommone. “I miei sono piccoli” dice un indagato con una certa soddisfazione. E un altro riassume così: “Conviene portare due minorenni che pesano 50 kg che due normali ecco come si fanno i soldi”.




