Liguria

Inchiesta sulla polizia locale, il 18 giugno l’incidente probatorio per sentire quattro testi dell’accusa


Genova. In un caso si sarebbe trattato di una resistenza mai avvenuta che ha portato all’arresto di uno straniero che non avrebbe dovuto essere effettuato configurando nei suoi confronti il reato di calunnia.

In un altro, per esempio della sottrazione dal portafoglio di un altro fermato di denaro che non è stato poi sequestrato e verbalizzato ma sarebbe sparito nel nulla. In un altro ancora di bustine di droga cadute dalla tasca ma secondo l’accusa mai esistite.

Sono in tutto otto i nuovi episodi contestati ad alcuni dei 25 agenti della polizia locale di Genova, tutti appartenenti al reparto sicurezza urbana, indagati a vario titolo per falso, peculato e calunnia, per cui è stato disposto l’incidente probatorio. E quattro i testimoni che saranno sentiti in contraddittorio dalla pm Sabrina Monteverde e dai legali degli indagati (difesi fra gli altri da Sabrina Franzone, Paolo Costa, Igor Dante e Maurizio Tonnarelli).

Il gip Giorgio Morando ha fissato l’incidente probatorio il 18 giugno. La necessità di procedere a quella che è un’anticipazione della ‘prova’ in contraddittorio deriva dal fatto che i testimoni – sentiti dalla squadra mobile di Genova a cui la procura ha delegato le indagini – sono tutti stranieri. Tre di loro si trovano al momento in carcere e uno è senza fissa dimora, quindi se e quando sarà disposto il processo nei confronti degli agenti (che al momento sono sono indagati in quanto l’inchiesta è ancora nella fase delle indagini), i quattro testimoni dell’accusa potrebbero non essere più reperibili.

L’indagine della procura era scaturita da un’informativa inviata dal comando della polizia locale che aveva condotto un’inchiesta interna dopo che due vigilesse avevano segnalato all’assessore alla polizia locale Sergio Gambino e al comandante Gianluca Giurato una serie di comportamenti illeciti e inappropriati da parte di colleghi. Tra le carte dell’inchiesta i messaggi contenuti nella chat ‘Quei bravi ragazzi’, una sorta di chat parallela a quella ufficiale del reparto dove gli agenti condividevano le immagini dove sbeffeggiavano o minacciavano i fermati.




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