Ambiente

Marchetti, l’arbitro dell’alta finanza: «Il capitalismo è sempre meno sociale»


Padoa Schioppa e la frase sulle tasse

Sono pochi i nomi che Piergaetano Marchetti fa in questo colloquio, per lo più figure istituzionali o amici di una vita come Tommaso Padoa Schioppa. «Mi diceva tu sei la cosa più simile ad un fratello. Le nostre madri si frequentavano dai tempi del liceo, lui era più giovane di me di pochi mesi, siamo cresciuti insieme. Aveva uno straordinario rigore morale». Quello che lo porterà ad affermare che «pagare le tasse è bello». È il contributo dei singoli alla rimozione degli ostacoli, come vuole la Costituzione, per il pieno sviluppo di ogni persona. Come i ragazzi delle periferie, dove per un po’ ha insegnato la moglie, Ada Gigli. «Condivido pienamente quella frase e resto scandalizzato quando la si sbeffeggia. È un esempio di moralità laica: pagare le tasse significa minori liste d’attesa negli ospedali, più insegnanti, più sicurezza. Un concetto in Italia poco radicato». Rigore e moralità sono tratti riconosciuti anche di Marchetti: in mezzo secolo a tu per tu con la finanza mai un’ombra. Non ci sono endorsement né per il futuro sindaco di Milano né per il prossimo presidente Consob, l’istituzione di cui accompagnò la nascita dopo i tempi di Michele Sindona e altri «venditori di cieli azzurri», per riprendere una sua espressione. «Ci sono stati alti e bassi, ma ha funzionato. Quanto a trasparenza è cambiata radicalmente in positivo».

La Mediobanca di ieri e di oggi

Dal suo studio, via Filodrammarici è ad un soffio. Era un’altra Italia quella in cui Marchetti era di casa nella Mediobanca di Enrico Cuccia in cui sedevano Gianni Agnelli, Leopoldo Pirelli, Vincenzo Maranghi o i Pesenti e altri ancora. Nel 2014 da quell’indirizzo partì una copertina dell’Economist sul «Capitalismo all’italiana». Oggi la piazzetta è intitolata a Cuccia e Mps ha scalato la prima banca d’affari. Sulle ultime vicende non si sbilancia l’ex consulente della Mediobanca del passato. Aggiunge solo che «allora vi erano grandi imprese legate a singoli nomi, che facevano riferimento a punti comuni di incontro. Adesso questa pluralità è venuta meno ed è anche logico che chi nel passato aveva questo ruolo sia tramontato. Probabilmente oggi i punti di riferimento sono altri: banche emergenti o risorgenti e imprese di Stato. C’è un ritorno dell’imprenditoria pubblica molto significativo. Non è detto che vada male: le società quotate in borsa con il Tesoro in una posizione di maggioranza relativa, allo stato hanno ottimi rendimenti».

La riforma dei mercati capitali

Nell’ultima riforma dei mercati capitali, riconosce «gli sforzi per rendere più attraente la quotazione anche per piccole e medie imprese», ma a suo parere sarebbe auspicabile «un mercato unico, per superare frazionamenti, regolamenti diversi delle borse e di schemi di società». La sua proposta è seguire la strada indicata nei rapporti di Draghi e Letta: «Una regolamentazione sovranazionale adottata dalle imprese e permettere la migrazione in tutto il mercato Ue». Un’urgenza «nella situazione geopolitica attuale, dove fondamentale è la compattezza europea». Un concetto che ritorna perché «ci sono sfide, compresa quella dell’appetibilità dei mercati, che trascendono i singoli Stati. Quindi ben venga la riforma, ma occorre andare avanti sul piano europeo».

Europa unita e allargata

Strenuo paladino dell’Europa unita e del suo allargamento, Marchetti professa il suo credo nel progetto di un federalismo di Stati. «Era molto caro a Ciampi, di cui ho un ricordo di grande ammirazione. Andavo in Banca d’Italia a trovare Padoa Schioppa o a prestare la mia consulenza e talora, anche prendendo un caffè, l’Europa era un tema ricorrente. Ciampi amava ripetere: io amo la mia città, sono fiero di essere italiano e europeo. Si hanno affetti e legami plurimi. Padre Enzo Bianchi diceva: «pensate che brutto essere tutti uguali. Una distesa di pioppi: è così bello invece il bosco con tante diversità». Il valore delle diversità. Riflessioni rare in tempi di sovranismi. E di un potere che a livello internazionale risiede sempre più nelle bigh tech. «Hanno cambiato orientamento sullo sviluppo sostenibile, improvvisamente sono schierati al fianco della Presidenza Usa, anche se si registrano segni di perplessità». La giusta distanza.

Il potere oggi

Ma cos’è il potere oggi? «Bel problema», sospira l’uomo che ha sempre rifiutato di essere annoverato tra i poteri forti. Si prende una pausa, poi l’identikit: «Il potere risiede in persone e centri con una forte posizione economica e una fitta rete di relazioni comprese quelle con chi, di volta in volta, è al governo». Quanto al capitalismo, resta «di relazione», ma «si sta attenuando la componente sociale, di cui eravamo fieri in Europa. Dobbiamo tenerci stretta quest’Europa che è ancora baluardo di un capitalismo con una forte dose di socialità».


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