Lazio

furto di elettricità per 550mila euro

Un sistema fraudolento parallelo, ingegnerizzato nei minimi dettagli e andato avanti per anni con un unico obiettivo: abbattere artificialmente i costi energetici di diverse e note attività commerciali nel cuore di Roma.

Un maxi-blitz congiunto tra i Carabinieri della Compagnia Roma Parioli e i Finanzieri del 5° Nucleo Operativo Metropolitano ha inferto un colpo durissimo a una presunta rete di furto di energia elettrica su scala industriale.

L’operazione ha portato all’esecuzione di tre ordinanze di custodia cautelare agli arresti domiciliari, emesse dal Gip del Tribunale capitolino su richiesta della locale Procura della Repubblica.

Al centro dell’inchiesta c’è un buco di bilancio colossale stimato per difetto: un ammanco superiore ai 550.000 euro di energia elettrica prelevata direttamente dalla rete pubblica, ma mai fatturata né pagata grazie a sofisticate alterazioni dei sistemi di misurazione.

I nomi eccellenti e il blitz nei locali del Centro

Le manette elettroniche sono scattate per tre donne ritenute i vertici gestionali delle attività coinvolte: Rita Delle Fave, Brunella Desideri e Cristina Gigli. Per tutte e tre il giudice ha disposto la detenzione domiciliare in attesa del processo.

Le indagini rappresentano lo sviluppo di una prima ondata di perquisizioni scattata lo scorso aprile, quando i militari avevano passato al setaccio numerosi esercizi commerciali e sedi societarie riconducibili alla storica famiglia imprenditoriale dei Delle Fave.

In quell’occasione, i tecnici delle compagnie elettriche che accompagnavano le forze dell’ordine avevano scoperto bypass fisici sui cavi dell’alta tensione e potenti magneti posizionati sui contatori di noti locali ed esercizi commerciali del centro cittadino, capaci di azzerare o ridurre dell’80% la reale contabilizzazione dei consumi di banchi frigo, cucine e impianti di condizionamento.

Il giallo societario e la posizione di Christian Delle Fave

Dalle carte dell’inchiesta emerge un quadro probatorio che si è andato via via consolidando grazie agli accertamenti bancari e ai rilievi tecnici eseguiti dagli ingegneri del settore energetico.

Gli elementi raccolti negli ultimi due mesi hanno spinto l’autorità giudiziaria a blindare le esigenze cautelari per il rischio di reiterazione del reato.

Posizione parzialmente diversa, invece, per Christian Delle Fave. Pur essendo considerato dagli investigatori una figura cardine e vicina al contesto imprenditoriale di famiglia oggetto degli accertamenti, l’uomo è rimasto a piede libero e nei suoi confronti non è stata adottata alcuna misura restrittiva.

Secondo quanto filtrato dagli ambienti giudiziari, il suo nome non risulterebbe infatti presente negli assetti societari ufficiali e nelle visure camerali delle aziende finite sotto sequestro, un “muro” burocratico che per il momento lo ha tenuto fuori dalle misure cautelari.

Il procuratore Conzo a caccia dei tecnici complici

Il fascicolo d’indagine è coordinato in prima persona dal procuratore aggiunto Giovanni Conzo, alla guida del dipartimento della Procura dedicato alla criminalità diffusa e ai reati economici.

I magistrati di piazzale Clodio stanno continuando a scavare nei conti delle società per chiarire l’esatta estensione del sistema e, soprattutto, per dare un volto ai tecnici infedeli e ai periti elettrici che hanno materialmente eseguito le manomissioni sui contatori sigillati.

Nel frattempo, le attività commerciali coinvolte restano sotto osservazione per il ricalcolo preciso dei flussi finanziari illeciti: una stangata che, oltre al risvolto penale del furto aggravato, potrebbe tradursi in una serie di pesantissimi decreti di sequestro per equivalente sui beni immobiliari della famiglia.

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