L’imprenditore rimane senza pistola, il Tar annulla il provvedimento del prefetto: «Troppi rischi al lavoro»
JESI La Prefettura gli nega il rinnovo per il porto d’armi, l’imprenditore fa ricorso e vince al Tar. Troppi pericoli legati al lavoro, tra le motivazioni riportate nella sentenza. Il diniego dell’autorità amministrativa risale allo scorso autunno, tenuto conto anche della nota trasmessa dai carabinieri della Legione Marche che hanno esaminato la posizione dell’imprenditore, titolare di una nega azienda che produce e sviluppa reagenti per la chimica clinica e diagnostica.
Il contesto
Una realtà della Vallesina attiva in tutta Europa e che ha ottenuto dal Ministero anche l’autorizzazione per l’utilizzo e la detenzione di sostanze stupefacenti a scopo scientifico e industriale.
Per la Prefettura non sarebbe stato provato «il bisogno attuale ed effettivo di circolare armato». Al momento del diniego l’imprenditore, che è anche istruttore di tiro, arrivava da una storia di rinnovi del porto d’armi per uso personale iniziata ormai da vent’anni.
Nel ricorso, presentato dall’avvocato Luigi Pianesi, sono stati sottolineati diversi fattori di rischio legati al lavoro. Fattori che non sarebbero stati adeguatamente valutati dalla Prefettura. Nell’elenco compaiono la gestione da parte dell’imprenditore degli allarmi dello stabilimento industriale dove sono custoditi beni di ingente valore economico, tecnologie brevettuali e proprietà intellettuali; la lavorazione di sostanze stupefacenti che potrebbero rappresentare terreno di conquista per bande criminali; frequenti viaggi di lavoro che portano il ricorrente anche in zone del Paese ad alto tasso di criminalità.
Infine, la vita privata: ovvero il fatto che l’imprenditore viva in una casa isolata in campagna. Il Tar ha constatato, nell’istruttoria della Prefettura, un «deficit motivazionale». «Se è vero che i precedenti rinnovi non sono di per sé dirimenti, è altrettanto vero che nel caso di specie la situazione di potenziale rischio in cui opera abitualmente è rimasta la stessa che era stata accertata» precedentemente. I giudici hanno annullato il diniego, ordinando alla Prefettura di rideterminarsi sulla domanda presentata.




