Corsi di reti, dati e intelligenza artificiale. A Trieste, la realtà delle ITS Academy
01.06.2026 – 08.54 – Sara ha 25 anni, e si è diplomata, dopo due anni di studio in una ITS Academy, in Cybersecurity dei sistemi e delle reti informatiche. Nel 2025 nel nostro team di redazione; oggi lavora su sistemi anti intrusione, uno dei posti di lavoro come junior network and security analyst in Friuli Venezia Giulia più ambiti. Quella del tecnico informatico è una professione molto richiesta: c’è bisogno di ragazze e di ragazzi preparati, e si va dalla scuola al lavoro in un minuto. Anche meno.
Sara, perché avevi scelto questo percorso di studi, e non l’università?
«Volevo mettere le mani su qualcosa di vero, subito, non solo studiare a memoria e approfondire la teoria per applicarla chissà quando. All’Accademia Nautica dell’Adriatico, a Trieste, il biennale Cybersecurity dei sistemi e delle reti mi proponeva moltissime ore tra aula e laboratorio, e più di 700 ore di stage in azienda. L’ho scelto perché è un corso post diploma pensato per chi vuole capire bene le reti dati, la virtualizzazione, Python e l’intelligenza artificiale applicata alla difesa informatica. La cyber security c’è, ma come contesto e come elemento che unisce tutto: impari a proteggere ciò che hai progettato e fatto funzionare. Lo fai subito, già dal primo anno. Per chi cerca un corso di reti informatiche a Trieste, inclusa la progettazione, o un corso di sistemi dati con sbocco lavorativo concreto, da qui si esce operativi. Non credo ci sia di meglio.»
Quanto dura il corso?
«Due anni. Ci si iscrive con il diploma delle superiori. Non serve aver fatto prima una scuola tecnica, io avevo frequentato il liceo classico.»
Cosa studi davvero, all’Accademia? Cosa ci trovi, oltre l’immagine dell’hacker in felpa e cappuccio?
«Reti e macchine virtuali, routing del traffico dati, come progettare servizi che devono restare sempre online. Simuliamo, con GNS3, topologie con piattaforme recenti, che poi trovi in azienda, e applicazioni; su Proxmox, costruiamo ambienti di test. Su Ubuntu e Kali Linux, in modo responsabile, testiamo i sistemi e li rinforziamo per permettere di resistere agli attacchi. Progettiamo architetture su apparati di rete attivi e firewall veri, sia Cisco che OPNsense per esempio. Monitoriamo quello che succede, sempre per fare un esempio, con Zeek. Python è parte del percorso formativo: automazione, log, piccoli script. In azienda servono subito. Non è solo un corso di cyber security con solo leggi e regolamenti: è formazione su infrastrutture vere, che poi difendi. Poi l’Accademia è molto aperta ad ascoltare i ragazzi, se ti viene un’idea gli insegnanti te la fanno mettere in pratica»
Parliamo di una bolla, l’IA, o AI, o… l’intelligenza artificiale con la quale lavorate nel percorso è qualcosa di concreto, è una competenza reale che acquisite subito o è solo marketing?
«È molto concreta, anche se è qualcosa di molto nuovo. L’Accademia Nautica, con AI Fabric, ha integrato una sua infrastruttura IA nei sistemi che ha a disposizione e la sta perfezionando. La proviamo per prioritizzare alert, o analizzare anomalie. L’intelligenza artificiale non sostituisce le basi di rete: senza capire cos’è un pacchetto dati e cosa ci sta dentro, l’IA non ti salva. È una competenza trasversale, utile in qualsiasi ruolo ICT dove ci sono dati e infrastrutture. Chi fa formazione post diploma oggi deve uscire sapendo dialogare con SIEM, policy e strumenti che usano modelli automatici.»
Ma perché si chiama Nautica se fate cose completamente diverse?
«Ha una forte tradizione nautica, con la divisa dell’istituto, il lavoro di gruppo molto orientato all’ambiente marittimo e alla storia di Trieste, fin dal Settecento; è bella, come storia, ti fa sentire parte di qualcosa, di un gruppo diverso. Se studi sistemi informatici, l’Accademia te li presenta dal punto di vista dell’integrazione in quell’ambiente di lavoro, ma è chiaro che ormai il mondo delle reti è talmente generale che puoi applicare quelle conoscenze a qualsiasi ambiente.»
Consiglieresti questo corso a una ragazza? Dicono che l’IT sia poco creativa.
«Non è vero, è il contrario, la rete te la puoi costruire alla fine come vuoi e di creativo c’è tanto. I pirati informatici sono molto creativi, devi essere più creativo di loro. E lo consiglierei, perché il mercato cerca tecnici e le donne sono ancora poche, nell’informatica. Con gli insegnanti ne parlavamo spesso: in Europa, come tecnici donna siamo 1 su 5, tra gli specialisti ICT, e in Italia ancora meno. C’è spazio reale per le ragazze che scelgono i sistemi e l’informatica.»
A passare dal liceo classico all’informatica hai avuto difficoltà?
«No, nessuna. È molta più applicazione pratica che teoria, e ripartono tutti dallo stesso livello, chi ha fatto un istituto tecnico forse sa già programmare e conosce termini in più, ma si reimpara tutto e poi si va tutti assieme. Anzi, nell’anno prima del mio c’era una ragazza che aveva fatto il liceo artistico, molto brava.»
Che tipo di tecnico diventi?
«Allora, oggi rispetto al passato l’informatica contiene tutto e quindi è difficile dirlo con precisione. Ti sviluppi poi meglio sul posto di lavoro. Direi, tecnico delle reti, sistemista reti e server, e profili junior in sicurezza informatica. Tutte queste cose. L’Accademia Nautica ti indirizza e ti forma nel settore della mobilità sostenibile e dei servizi, ma le tecnologie che si studiano sono trasversali su tutto. Basta pensare all’intelligenza artificiale: non è qualcosa di specifico.»
E si trova lavoro? Non è un mondo di soli uomini?
«Forse lo era una volta, non oggi. Penso che le ragazze vengano orientate di più verso gli studi classici, però è una cosa culturale passata, non una cosa di oggi. Gli insegnanti ci parlavano di una necessità di più di 200 mila professionisti ICT, per riallinearci all’Europa, che vuole 20 milioni di specialisti entro il 2030; quando ho iniziato a lavorare ho visto questi dati direttamente. Oggi, siamo a 10 milioni. Il ruolo di Cyber Security Engineer è tra quelli in forte crescita. Servono persone che sappiano lavorare sulle reti per davvero, non solo leggere slide o fare teoria.»
Ma a Trieste c’è lavoro? I ragazzi che studiano parlano sempre di necessità di spostarsi in altre città.
«Da parte mia penso che affrontare un periodo di lavoro fuori casa sia una crescita. Poi bisogna dire che un tecnico specializzato in sistemi e reti non deve, sempre e per forza, spostarsi fisicamente, anche se l’azienda ha la sede in un’altra città d’Italia o addirittura all’estero. Lavoriamo sulle reti, e quindi lavoriamo via rete, attraverso connessioni remote. A Trieste si lavora con imprese locali e clienti in regione anche fuori regione: sono competenze che puoi spendere dappertutto. Le 700 ore di stage in azienda sono importantissime, e le aziende ti cercano per l’assunzione già prima che tu abbia finito. Bisogna essere capaci di fare, certo, ma questa la darei per scontata, come cosa.»
Davvero non è meglio l’università?
«Penso di no, non per questo mestiere, credo che anche questa sia una cosa passata. Sono percorsi diversi. Accademia Nautica ha laboratori, simulazioni e cose più dirette, più pratiche. È orientato a un tipo di lavoro diverso da quello dell’ingegnere. Noi siamo molto più operativo. Acquisti competenze che il mercato ti paga subito.»
[f.f.] [L’ITS Academy Accademia Nautica dell’Adriatico a Trieste offre il corso biennale post diploma Cybersecurity dei sistemi e delle reti: formazione su reti di computer, virtualizzazione Proxmox, Linux Debian e Kali, Python, simulazione GNS3, firewall e intelligenza artificiale per la sicurezza informatica. Percorso ITS Trieste con stage, diploma EQF V, sbocchi nel lavoro ICT in Friuli Venezia Giulia, Italia e UE; è una grande opportunità per giovani donne in un settore con forte domanda]



