“Ogni mattina mi ricordavano che ero una me**a, un italiano. Era il buongiorno dei francesi, sono stati tre anni di inferno perché gli rodeva tantissimo”: parla lo chef Giorgio Locatelli
“A Parigi ho sempre e solo lavorato con i francesi, quelli di vecchia scuola. Da loro ho imparato esattamente ciò che non devi fare quando mandi avanti un ristorante. E cioè umiliare le persone, in continuazione”. Chi parla è Giorgio Locatelli, che in una lunga intervista concessa a “Il Messaggero” racconta i propri trascorsi professionali dagli esordi, piccolissimo, nel ristorante di famiglia, alle esperienze in Svizzera e a Londra, sua seconda patria che ha lasciato proprio per la capitale francese. Il motivo? Quel “bruco nella testa che ti dice che non sei niente fin quando non hai lavorato in un tre stelle parigino. Volevo provare a me stesso che ero uno chef, non un cuoco”.
Giorgio Locatelli e l’“inferno” parigino
Locatelli non esita a definire quel periodo come “tre anni di inferno”. Se l’esperienza al Laurent, tre stelle Michelin, tutto sommato si salva perché vigeva il rispetto malgrado il lavoro molto duro, non si può dire lo stesso della Tour d’Argent, “l’esercizio con la licenza più vecchia al mondo per la somministrazione di cibo e bevande”. Le umiliazioni ricevute, fa sapere, sono state continue: “Loro ogni mattina mi ricordavano che ero una merda, un italiano. Era il buongiorno. Dicevano: ‘Tu cosa ne capisci? Sei uno spaghetti che ha imparato a cucinare dai roast beef’. Però io sapevo preparare una ‘garniture à l’ortolene’, loro no. E questo gli rodeva tantissimo”.
L’esperienza a “MasterChef”
Da anni volto di “MasterChef”, Locatelli ammette come inizialmente fosse diffidente nei confronti del piccolo schermo. La prima impressione non è stata delle migliori: “Quando mi hanno invitato a MasterChef, come ospite speciale, sono tornato a casa e ho detto a mia moglie: ‘È bruttissimo, sempre dentro quello studio’. Mi sembrava di darmi troppa importanza, salire sul palcoscenico e cominciare a pontificare”. È stata proprio la sua consorte, Plaxy Exton, a convincerlo che la sua esperienza sarebbe potuta essere d’esempio per le nuove leve. Così è entrato nel cast del programma di Sky e oggi assicura di non avere rimpianti. Quanti ai suoi colleghi riconosce differenze nelle rispettive carriere, ma proprio “questa nostra diversità può aiutare le persone ad aprire gli occhi sulle proprie aspirazioni”. E se Antonino Cannavacciuolo è “una grande cosa”, Bruno Barbieri, oltre a essere “il cattivello della squadra” è anche “un po’ come Liz Taylor” conclude Locatelli. “Però solo fino alle nove e mezza, dieci di mattina. Poi torna se stesso”.
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