Abruzzo

La fusione si farà, finita la stagione dei sabotaggi


“Ha perso chi ha provato a trascinare un processo già definito dentro una palude di rinvii, cavilli e consultazioni improprie. Hanno perso coloro che, invece di lavorare per costruire la nuova città, hanno scelto di disperdere tempo, energie e risorse pubbliche”. 

Questo il commento della consigliera regionale M5s Erika Alessandrini e del consigliere comunale del Movimento Paolo Sola, alla sentenza del Tar (Tribunale amministrativo regionale) che ha detto “no” ai referendum di Spoltore e Montesilvano per la Nuova Pescara, o meglio Nuovo Comune di Pescara. Ora che la questione è chiusa quello che chiedono è di avviare una “fase seria e progettuale”. 

“La Nuova Pescara non si ferma – chiosano i due esponenti M5s -: le sentenze del Tar Abruzzo sui referendum mettono finalmente un punto fermo e spazzano via un’operazione politica tanto fragile sul piano giuridico quanto dannosa sul piano istituzionale”. 

“Il tribunale – sottolinea Alessandrini – ha chiarito ciò che sosteniamo da tempo: i Comuni non hanno competenza per indire referendum locali finalizzati a rimettere in discussione, Comune per Comune, una scelta già passata attraverso il voto popolare del 2014 e una legge regionale vigente. La democrazia non può essere invocata a intermittenza, rispettando il voto solo quando conviene e tentando di rivotare all’infinito quando il risultato non piace. Questo non è rispetto dei cittadini: è uso strumentale degli istituti partecipativi”. 

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“È finita la stagione dei sabotaggi di corto respiro – incalza –. La nuova città non cancellerà le identità di Pescara, Montesilvano e Spoltore, ma le renderà più forti dentro un’istituzione capace di programmare, attrarre risorse e contare di più nei confronti di Regione, Governo ed Europa. Restare divisi significa restare più deboli: tre macchine amministrative separate, tre pianificazioni scollegate, tre visioni frammentate e servizi che troppo spesso non dialogano tra loro”. 

“La Nuova Pescara – aggiunge Sola – è una risposta concreta ai problemi quotidiani dei cittadini: trasporti, manutenzioni, servizi sociali, verde pubblico, sicurezza urbana, scuole, impianti sportivi, urbanistica, costa e fiumi. Sono temi che da anni superano i confini amministrativi e che non possono più essere governati con iniziative isolate, tardive e contraddittorie. Ora serve una regia unica, non tre piccoli recinti amministrativi”. 

“Una città unica – dice ancora – potrà ridurre duplicazioni, usare meglio le risorse pubbliche, partecipare con maggiore forza ai bandi, programmare opere strategiche su scala adeguata e avere un peso istituzionale che oggi nessuno dei tre Comuni, da solo, può esprimere pienamente. Chi racconta la fusione come una perdita mente ai cittadini: la vera perdita è continuare a sprecare opportunità dentro confini ormai superati dalla vita reale delle persone”.

 “Le sentenze non bastano – rimarcano Alessandrini e Sola – . Ora serve una fase seria e progettuale. La Regione eserciti fino in fondo la propria funzione di regia e i Comuni lavorino senza ambiguità su un cronoprogramma pubblico, con obiettivi verificabili, servizi di prossimità garantiti, municipi realmente funzionanti, tutela del personale, armonizzazione di regolamenti e tributi e pianificazione unitaria delle opere”.

“Chi ha alimentato referendum impossibili e scuse procedurali – concludono – oggi deve assumersi la responsabilità del tempo e delle risorse sottratte alla nuova città. Se qualcuno ha voluto trasformare i Comuni in strumenti di propaganda contro la fusione, non chieda ai cittadini di pagare il conto. I promotori politici di iniziative dichiarate illegittime si facciano carico personalmente delle spese prodotte dalla loro scelta. Non c’è motivo per cui le comunità debbano sopportare il prezzo di atti assunti da chi aveva il dovere istituzionale di conoscere i limiti delle competenze comunali”


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