Drone russo in Romania, Bucarest pensa all’articolo 4 Nato: cos’è e cosa prevede
La Romania valuta il ricorso all’Articolo 4 del Trattato Nato dopo la caduta di un drone russo sul tetto di un complesso residenziale nella città di Galați. Nell’incidente sono rimasti feriti due civili. Per Bucarest si tratta di un episodio senza precedenti, perché porta direttamente sul territorio di un Paese dell’Alleanza Atlantica gli effetti della guerra russa contro l’Ucraina. Il ministro degli Esteri romeno Oana Țoiu ha spiegato che lo schianto del drone “rientra nella categoria degli incidenti che giustificano l’uso di strumenti” come l’Articolo 4. Le autorità romene non hanno però ancora annunciato formalmente l’intenzione di invocarlo.
L’Articolo 4 consente a uno Stato membro della Nato di avviare consultazioni formali con gli alleati quando ritiene minacciata la propria integrità territoriale, indipendenza politica o sicurezza. In sostanza, è lo strumento che permette a un Paese dell’Alleanza di portare una crisi davanti agli altri membri e chiedere una valutazione comune. Non equivale all’Articolo 5, cioè alla clausola di difesa collettiva. L’Articolo 4 non obbliga la Nato a intervenire militarmente. Serve prima di tutto ad aprire un confronto politico e strategico tra gli alleati. Può però diventare un passaggio importante, perché consente alla Nato di decidere eventuali misure di risposta, dal rafforzamento della difesa aerea all’aumento dei pattugliamenti, fino ad altre iniziative di deterrenza
L’Articolo 5 è invece la clausola più nota del Trattato Nato: stabilisce che un attacco contro un Paese membro sia considerato un attacco contro tutti. Anche in quel caso, però, il Trattato parla di “assistenza” al Paese colpito, non necessariamente di risposta militare automatica. L’aiuto può essere anche politico, economico o logistico. Nella storia della Nato l’Articolo 5 è stato invocato una sola volta: il 12 settembre 2001, il giorno dopo gli attentati contro gli Stati Uniti.
L’Articolo 4, come riporta il New York Times, è stato invocato nove volte dalla fondazione dell’Alleanza nel 1949. È tornato al centro del dibattito soprattutto dopo il 24 febbraio 2022, giorno dell’invasione su larga scala dell’Ucraina da parte della Russia. Da allora, droni e velivoli russi hanno più volte attraversato o sfiorato lo spazio aereo dei Paesi Nato sul fianco orientale.
La Polonia lo ha invocato a settembre, dopo che caccia della Nato avevano abbattuto droni russi entrati nel suo spazio aereo. Dopo quell’episodio, l’Alleanza ha rafforzato le difese, aumentando i pattugliamenti aerei e mobilitando sistemi di intercettazione da terra. Anche l’Estonia ha fatto ricorso all’Articolo 4 dopo la violazione del proprio spazio aereo da parte di tre caccia russi.
Ricordiamo che Nato ha attribuito lo schianto del drone in Romania alla “sconsideratezza della Russia”.
Il segretario generale Mark Rutte ha ribadito che l’Alleanza è pronta a difendere “ogni centimetro” del territorio alleato e che continuerà a rafforzare la propria capacità di deterrenza e difesa anche contro la minaccia dei droni.
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