Siamo ostaggi di una rete fragile
TORINO – La narrazione di una Torino “smart”, digitale e sostenibile sembra scontrarsi, nell’immaginario dei cittadini, con la realtà vissuta da quest’ultimi nella zona del Quadrilatero Romano. A due passi dall’Anagrafe centrale, da via Garibaldi e dal Polo del ‘900, la rete elettrica continua a collassare, lasciando interi quartieri al buio.
A denunciare questa situazione in particolare è una cittadina torinese, che si fa portavoce di un disagio diffuso, ma che porta con sé anche un bagaglio “abitativo” particolarmente tormentato iniziato due anni fa.
Tre giorni al buio
La lettera fotografa un’emergenza racchiusa tra il 27 e il 29 maggio 2026, giorni in cui il condominio in questione ha subito una sequenza di blackout estenuante, ampiamente documentata anche sulla piattaforma Ireti:
27 maggio: 17 ore consecutive senza corrente elettrica.
28 maggio: la luce torna solo per una breve finestra tra le 17:00 e le 21:00, prima di un nuovo blocco totale.
29 maggio: la corrente viene ripristinata alle 3:00 di notte, per poi sparire nuovamente alle 14:00.
La rabbia dei residenti cresce anche di fronte alle tempistiche degli interventi; infatti, come sottolinea la cittadina, nel pomeriggio del 28 maggio è stato sostituito un fusibile che “appariva palesemente esploso già dalla notte precedente. Se il problema era così evidente, perché si è intervenuti solo dopo 17 ore?”.
I blackout dilaganti e continuati di questi ultimi giorni, in realtà, si sono presentati ancor prima che si verificassero i picchi straordinari di consumo estivo. Un quadro di “inadeguatezza strutturale” e “manutenzione non adeguata” che mal si concilia con le dichiarazioni di Ireti, lette dai cittadini come un invito ad accettare questi disservizi come “una nuova normalità”.
“Da sfollati a cittadini invisibili”
Stando a quanto comunicatoci dalla cittadina, però, l’emergenza elettrica non significa si limita a disagi passeggeri, ma riapre una ferita profonda. La sua famiglia è arrivata nel palazzo in questione in tempi recenti, dopo aver vissuto due anni da sfollati a causa del tragico crollo di un solaio avvenuto nel luglio 2024, causato dalla mancata manutenzione dell’edificio precedente in cui abitavano.
“Pensavamo finalmente di aver ritrovato una casa, una normalità, un minimo di serenità. Invece ci ritroviamo ancora una volta a vivere nell’incertezza, nel disagio e nella sensazione di essere cittadini invisibili.” ci racconta. “Il diritto all’abitare non significa soltanto avere quattro mura e un tetto. Significa poter vivere in condizioni dignitose, con servizi essenziali funzionanti.”
Tali parole provengono da una cittadina che da oltre vent’anni lavora per la tutela del patrimonio culturale del territorio, e che si dice “profondamente tradita” da una città che ama e in cui ha scelto di tornare a vivere.
“Torino città intelligente, sostenibile, digitale. Almeno nei convegni, negli slogan istituzionali e nelle brochure patinate – continua con parole forti -. Forse il problema non è solo tecnico. È culturale e politico. Perché una città che ambisce a definirsi moderna non può limitarsi a raccontare innovazione e sostenibilità mentre, nella vita reale, interi isolati vengono lasciati ostaggio di infrastrutture evidentemente fragili”.
Un appello che esige risposte, non solo ripristini temporanei.
Rimani aggiornato seguendoci su Google News!
Iscriviti al canale WhatsApp, segui la nostra pagina Facebook e continua a leggere Quotidiano Piemontese
Source link




