>>>ANSA/ L’Ue scrive ai 27, ‘usate i fondi della Coesione per l’energia’ – Altre news
(di Michele Esposito)
Ursula von der Leyen lo aveva
detto alcuni giorni fa, Raffaele Fitto lo ha scritto nero su
bianco: contro la crisi energetica i Paesi membri potranno usare
i fondi della Coesione. A dieci giorni dalla missiva di Giorgia
Meloni alla presidente della Commissione europea, la prima – pur
parziale – risposta dell’Europa è arrivata. In una lettera di
tre pagine, indirizzata a tutti e 27, il vicepresidente
esecutivo di Palazzo Berlaymont ha certificato il surplus di
flessibilità che Bruxelles ha intenzione di dare alle capitali
contro i rincari. Non fondi in più, ma riprogrammazione di
quelli esistenti. “Usiamo con urgenza tutti gli strumenti
disponibili: l’Unione ha le risorse per rispondere e dobbiamo
mobilitarle
adesso”, ha sottolineato Fitto.
Che a scrivere la lettera sia stato il membro italiano della
squadra dei commissari è solo un caso. Fitto è titolare del
portafoglio della Coesione, il più ricco da quelli a
disposizione dell’Ue. E’ lì, innanzitutto, che la Commissione
vuole attingere per dare respiro ai governi alle prese con la
crisi dell’energia. Nella missiva Fitto ha individuato tre fondi
sui quali puntare: il fondo generale della Coesione, il Fondo
europeo di sviluppo regionale (Fesr), e il Just Transition Fund,
creato per aiutare i Paesi in ritardo sulla transizione. “Per
accelerare l’utilizzo di queste risorse, gli Stati membri e
Regioni possono agire su più fronti: creare nuovi strumenti
finanziari per anticipare i pagamenti e adottare tutti gli
adeguamenti programmatici necessari”, ha spiegato Fitto. In
fondo, ha puntualizzato il commissario, è già accaduto con la
revisione intermedia delle politiche di coesione. Con quella
riprogrammazione di 34,6 miliardi di euro su competitività,
difesa, edilizia, acqua ed energia, ha ricordato, “abbiamo
dimostrato che è possibile agire con flessibilità e rapidità”.
La proposta però non è piaciuta a tutti. Di certo non
all’ungherese Kata Tutto. “Indicare i fondi di coesione come
bancomat di emergenza, ancora una volta, trasforma la politica
di investimento in un’aspirina”, è stato il tweet al vetriolo
pubblicato dalla presidente del Comitato delle Regioni. “Si
chiama flessibilità. L’hanno chiesta le Regioni. Bruxelles ha
risposto. Non c’è nessun bancomat. E soprattutto non obblighiamo
nessuno”, ha controreplicato Fitto. Ma Kata Tutto potrebbe non
essere l’unica a lamentarsi. Italia Viva, non a caso, ha dipinto
l’iniziativa come una “beffa”. Frontale l’attacco del M5S: “E
pensare che Fitto è nato nel Sud Italia, dove quei fondi, lo
sanno anche i muri, sono indispensabili”. In realtà, un Paese
come l’Italia ha avuto sempre problemi nello spendere tutti i
fondi della Coesione, e il ciclo 2021-27 non fa eccezione. Ma
tutto potrebbe non filare liscio. Un esempio? Parte dei fondi di
coesione il governo li ha promessi per la costruzione del Ponte
sullo Stretto.
A Bruxelles, allo stesso tempo, non si sono fatte illusioni.
Difficilmente la lettera ai ministri della Coesione dei 27
azzererà il dibattito sulla necessità di una deroga al Patto di
stabilità, o almeno di estendere quella prevista per la difesa
all’energia. La lettera di Fitto non sostituisce quella che, nei
prossimi giorni, dovrebbe inviare von der Leyen alla premier
italiana. Ma serve a delineare il quadro in cui si vuole muovere
la Commissione, che continua a non coincidere con quello
richiesto da Roma. Il 3 giugno, con la presentazione del
pacchetto di primavera del semestre europeo, la Commissione
potrebbe entrare nel merito delle istanze poste da Meloni. Già
prima, l’Ue accenderà i fari sulla seconda via indicata per
affrontare il caro energia: modificare ulteriormente il Pnrr.
Von der Leyen, facendo un calcolo a spanne tra risorse della
Coesione e quelle del Next Generation, aveva parlato di 95
miliardi, da dividere – in parti non uguali – tra i Paesi
membri. L’Italia vuole altro e ha confermato che non chiederà
più l’intera somma di 15 miliardi prevista per il programma per
la difesa Safe. Ma la mossa rischia di irritare ulteriormente
Palazzo Berlaymont e parte dei leader europei.
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