Liguria

Dalla Liguria la proposta dopo il caso Venezia: “Obbligo di tradurre in italiano il materiale elettorale”


Genova. Obbligatorio tradurre in italiano i materiali di propaganda elettorale. È la proposta che arriva dalla Liguria, dove il Consiglio regionale ha votato a maggioranza, coi soli voti del centrodestra, un ordine del giorno di Gianmarco Medusei (Fratelli d’Italia) che prende le mosse dal caso dei volantini in bengalese diffusi da candidati del Pd alle elezioni comunali di Venezia, con invito a votare “nel nome di Allah”.

Il provvedimento, modificato dopo un infuocato dibattito in aula che ha portato la maggioranza a chiedere una sospensione dei lavori per accordarsi sul testo, impegna la giunta Bucci a farsi promotrice di una proposta normativa nazionale in sede di Conferenza Stato-Regioni. Nella versione originaria del testo si parlava di “obbligo” di utilizzare l’italiano nella comunicazione elettorale, mentre un secondo punto (eliminato a valle del confronto) impegnava a rafforzare il monitoraggio sui centri di aggregazione per “prevenire fenomeni di radicalizzazione”.

Medusei ha legato la proposta alle prossime elezioni in programma alla Spezia, città che “per caratteristiche economiche e sociali legate alla cantieristica navale e alla presenza di manodopera straniera, presenta elementi di similitudine con il contesto veneziano” con una “comunità bengalese e musulmana numericamente rilevante e radicata anche nel settore nautico“. Per il consigliere di Fratelli d’Italia “l’utilizzo di lingue diverse dall’italiano nelle campagne elettorali compromette la trasparenza del confronto democratico e impedisce una piena comprensione dei messaggi politici da parte dell’intera collettività” e “la sovrapposizione tra dimensione religiosa, comunitaria e politica rappresenta un elemento di criticità che non può essere sottovalutato”.

Favorevole il parere della vicepresidente della Regione Simona Ferro, che l’ha definita un’iniziativa “fondamentale per la trasparenza, per tutelare la nostra identità culturale e assicurare che il messaggio politico sia comprensibile per la cittadinanza“.

All’attacco tutta l’opposizione. “Questa proposta non è seria perché mischia questioni che non c’entrano nulla, è evidente che ce l’avete con la comunità islamica“, ha detto Enrico Ioculano del Pd. “Sarebbe come dire che in Italia non possono circolare libri non scritti in italiano, mentre per fortuna circolano in tutte le lingue – ha rimarcato Gianni Pastorino (Lista Orlando) -. Non vedo perché non si possa parlare a una comunità che fa parte dell’elettorato attivo”.

C’è chi ha riportato episodi analoghi riferibili a candidati bipartisan: “La Lega ha il portavoce delle comunità rumene d’Italia. Bucci ha fatto campagna con la comunità del Bangladesh a Genova e c’erano striscioni non in italiano. Da anni vengono candidati cittadini ecuadoriani, a destra e sinistra, che giustamente parlano in spagnolo – ha sottolineato Simone D’Angelo (Pd) -. Questo testo è imbarazzante e veramente offensivo”.

Altro tema, quello delle minoranze linguistiche: “Sappiamo benissimo che l’articolo 6 della Costituzione tutela chi parla ladino, francese e tedesco in Trentino e Valle d’Aosta – è intervenuta Selena Candia (Avs) -. A questo punto sarebbe vietato anche parlare in genovese“. Anche Andrea Orlando (Pd) ha annunciato che avrebbe riferito il caso alla federazione Pd di Bolzano, dove la Provincia autonoma è retta da una maggioranza di centrodestra con Svp e Fratelli d’Italia. Anche in seguito a queste osservazioni l’impegnativa è stata ritoccata.

 




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