Magnifica Humanitas, l’enciclica show di Leone XIV: uno spettacolo mai visto per un documento papale
Il Vaticano ha voluto che la prima enciclica di Leone XIV fosse un “evento”. Non la semplice diffusione di un documento ma un atto solenne e scenografico nell’aula nuova del Sinodo con il pontefice assiso sul suo seggio e la cattedra ornata di fuori, fiancheggiato da tre cardinali, due teologhe – una inglese e l’altra congolese – e in più il cofondatore (Christopher Olah) di una delle aziende di IA più influenti a livello mondiale: Anthropic, venuta in collisione frontale con l’amministrazione Trump per il rifiuto di fornire al Pentagono modalità per colpire senza controllo obiettivi civili e per esercitare una sorveglianza indiscriminata di massa.
Sopra il lungo tavolo pendeva uno schermo su cui scorrevano clip dedicati ai pontefici fautori della dottrina sociale della Chiesa, a partire da Leone XIII, e immagini di scenari estremi di guerra e povertà. Sul suo tavolo papa Prevost poteva vedere su un piccolo schermo se stesso mentre tiene discorsi o abbraccia i fedeli durante il suo recente viaggio in Africa. Di fronte aveva una fitta platea di personalità ecclesiastiche e civili.
Uno spettacolo mai visto in occasione della pubblicazione di un documento papale: a metà tra un convegno e il lancio di una nuova invenzione. Avrebbe potuto esserci anche Steve Jobs a presiedere il tutto, ha notato una giornalista d’Oltralpe.
Sul piano dei contenuti Magnifica Humanitas colloca la Chiesa cattolica nel vivo dei processi tecnologici, politici e sociali in corso. Robert Francis Prevost, in stretto collegamento con il suo predecessore Francesco che undici anni fa aveva pubblicato la sua enciclica verde Laudato si’, coglie con precisione il momento storico e, nell’era del caos e della brutalità (per la parte geopolitica) e della sfrenata volontà di potenza e deregulation da parte dei Baroni Tech, pianta saldi i paletti del rispetto assoluto della dignità umana e del controllo statale e sociale dei meccanismi tecnologici che possono portare (e di fatto spesso lo fanno) al dominio di una ristretta élite e all’emarginazione di una massa di “scartati”.
No al dominio delle tecnocrazie e alla manipolazione dell’individuo, è il concetto fondamentale. Sostanzialmente l’enciclica è un manifesto antagonista ai desideri di onnipotenza di chi vuole fare guerra a suo piacimento e vuole plasmare la società secondo la priorità assoluta dei propri interessi privati. Il papa americano, in questo senso, oltre a inserirsi perfettamente nella linea della dottrina sociale cattolica, dimostra di essere fortemente permeato dalla cultura europea dello stato come supremo regolatore sociale a garanzia della cittadinanza tutta. Magnifica Humanitas, già dal titolo respinge qualsiasi paura paralizzante nei confronti delle novità tecnologiche, e al tempo stesso proprio il sottotitolo “Sulla custodia della persona umana nel tempo dell’intelligenza artificiale” rivela che la pietra di paragone circa l’uso di qualsiasi innovazione sta nel favorire o meno lo sviluppo della persona umana e della società nel suo insieme.
L’enciclica è estremamente realistica. “Piccoli gruppi molto influenti – scrive Leone – possono orientare informazione e consumi, condizionare processi democratici e incidere sulle dinamiche economiche a proprio vantaggio, contraddicendo la giustizia sociale e la solidarietà tra i popoli”. Questioni vitali che riguardano il lavoro, il credito, l’accesso ai servizi e la reputazione delle persone non possono essere affidati totalmente a sistemi automatizzati. Perché i sistemi non sono neutri. La corsa al risultato e la simulazione della comunicazione possono dare l’impressione di oggettività ma non sono affatto oggettivi, perché riflettono i parametri di chi ha progettato il sistema.
Di qui la necessità di una reale trasparenza dei processi e in ultima analisi l’importanza che vi sia un livello dove ci sia “chi deve rendere conto delle decisioni, motivarle, controllarle e, quando necessario, contestarle e rimediare ai danni che ne derivano”. Questo esige, come già aveva affermato Francesco alla riunione del G20 convocata in Puglia dalla premier Meloni nel 2024, l’intervento dello Stato e della politica per fissare regole precise e una vigilanza indipendente. Altrimenti, afferma con chiarezza papa Leone, il cambiamento sarà governato da forze tecnocratiche tendenti a presentare come processo inevitabile il loro dominio, “finendo per imporre regole dettate da chi possiede dati, infrastrutture e capacità di calcolo”.
Da notare che l’enciclica non è dedicata univocamente all’IA ma alle grandi questioni sociali e geopolitiche “nel tempo” dell’intelligenza artificiale. Temi come le migrazioni, la povertà, le crescenti disuguaglianze, l’emarginazione, la difesa dell’ambiente, l’allarme per la manipolazione della comunicazione sono trattati con la stessa radicalità che animava papi come Francesco o Giovanni Paolo II, ma il fatto che sia un pontefice degli Stati Uniti ad esprimere giudizi taglienti rende impossibile l’accusa di essere anti-yankee, estraneo alla modernità o incapace di comprendere l’Occidente.
Con Magnifica Humanitas il papato cattolico si presenta ancora una volta come soggetto spirituale e geopolitico capace di interloquire con tutte le nazioni, dall’emisfero settentrionale al Sud globale. Uno spazio particolare è dedicato al tema della guerra. Leone riserva parole dure contro la “politica di potenza”, la febbre ideologica di dividere il mondo in buoni e cattivi, la corsa all’industria degli armamenti, la tendenza a scivolare nella guerra quasi fosse una normale prosecuzione della politica. Anche qui il ruolo dell’IA va esaminato con attenzione. Non è possibile – dichiara Leone – affidare decisioni letali e irreversibili a sistemi automatizzati che deresponsabilizzano.
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