Simona Losito, l’attivista Flotilla torna a Bari e denuncia le violenze
“Quando è arrivato il ministro della Sicurezza israeliano Ben-Gvir – racconta – io ero nel tendone, ero a terra con la faccia sul pavimento e non mi sono resa conto di quello che stava accadendo intorno, perché quello che in quel momento cercavamo di fare tutte era cercare di mantenere la calma e assicurarci che le persone intorno a noi stessero il meglio possibile, quindi la mia attenzione era rivolta alle persone che avevo intorno. Sentivo l’inno israeliano in loop, i militari che ci schernivano e cantavano – racconta – e noi cercavamo in qualche modo di mantenere la calma ed evitare qualsiasi escalation”.
“Le dichiarazioni del governo italiano non sono sufficienti, sono soltanto il minimo che potesse fare e avrebbero dovuto farlo molto prima. Chiediamo molto di più, perché le scuse da parte dello stato israeliano non bastano. È imbarazzante che dopo anni di genocidio non ci sia una sola sanzione nei confronti di Israele. Dobbiamo lavorare e lottare affinché le relazioni con lo Stato israeliano cessino immediatamente”, ha continuato Simona Losito. “Sapevamo quello a cui andavamo incontro – racconta – sapevamo che saremmo usciti dalle carceri e che in qualche modo saremmo tornati a casa, anche se non ci aspettavamo tale escalation di violenza. La stessa cosa non si può dire dei palestinesi che sono nelle carceri. Quello che è successo a noi è sempre solo una piccola parte di quello che il governo israeliano è capace di fare”. “Io ho il privilegio di stare bene e poter continuare a parlare di quello che è accaduto – continua – non mi posso permettere di fermarmi e pensare a quello che abbiamo subito noi, che è non è nulla in confronto a quello che subiscono i palestinesi: l’attenzione deve essere puntata su di loro e dobbiamo lottare affinché tutti vengano liberati”. “Sicuramente – conclude – parteciperò ad altre missioni, sono molto più motivata di prima”.




